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LAST RITES
Dark Night Of The Soul
thrash
2010 - Self
(USA)
www.myspace.com/lastritesmetal

 

Last Rites è la oneman-band del polistrumentista americano Sean Bailey, e "Dark Night Of The Soul" è il suo esordio discografico dopo la demo "Extreme Unction", messa in download gratuito un anno prima; azzardata quindi l'idea di un full-length distribuito in tutto il mondo, ma partiamo dal book; la cover è semplicissima, e dando uno sguardo veloce ai testi e ai titoli intuiamo che ci troviamo di fronte a una specie di concept (o comunque un percorso tematico) che affronta vari aspetti del percorso cristiano, parlando di preghiere, esorcismi e confessioni dei propri peccati, il tutto in maniera molto diretta e semplice. Detto questo mettiamo il Cd nello stereo. Va detto che fare il compositore polistrumentista non è sicuramente semplice: prendiamo il caso di Ayreon, Neal Morse, Avantasia che sfornano continuamente dischi riuscendo sempre a soddisfare il pubblico con idee innovative e piacevoli, parliamo in questo caso di geni sopra la media dei musicisti; anche il panorama christian metal ci ha fornito di sorprese come i Theocracy di Matt Smith, che comunque già al secondo lavoro ha completato la lineup della band riuscendo a superarsi sotto molti aspetti.

L'americano Sean Bailey ha provato a dire la sua presentandoci un disco dalle sonorità in prevalenza thrash, ma comunque spazianti su vari elementi heavy, death arrivando a sottili richiami prog-avantgarde, il che potrebbe non voler dire anche niente di concreto, ma partiamo dalla drum machine programmata a mio avviso non molto bene, i pattern non sono molto realistici a livello di partiture, ed è un peccato vista l'efficienza dei suoni, persino il bilanciamento non è ottimale, visto che il mal scritto charleston risalta troppo a discapito di cassa e rullante; il basso e le chitarre sono a mio avviso gli strumenti venuti meglio tirando le somme di tutto ciò che si ode nel disco. La prima cosa che viene da dire è che molti pezzi sono troppo lunghi, considerando episodi come Confession, Cross not taken o End of days e The Exorcism dove le durate medie passano dai 7 agli 8 minuti (8:50 nel caso dell'ultima, la quale è divisa in cinque parti; "Possession", "The Light", "Confrontation", "Cleansing" e "Peace"), ma non è di per sé un difetto, purtroppo lo diventa in maniera spropositata quando c'è poco da dire musicalmente, e questo ahimè è uno di quei casi; i pezzi musicalmente non dicono quasi niente. Da una parte hanno poco tiro data soprattutto la scarsa qualità della batteria, e dall'altra carenza di idee melodiche, il cantato si potrebbe anche lontanamente salvare se non consideriamo la ballad The pillar of the cloud dove nette stonature girano il dito nella piaga di una carenza di timbro sui melodici.

Se vogliamo cercare una mosca bianca nel lavoro la troviamo in Song from a child, che non è altro che una versione di basso dell'inno Amazing Grace semplice ma nel suo piccolo riuscita; per il resto siamo ancora in alto mare, un mare pieno di band che sfornano all'ordine del giorno dischi di ottima qualità, sommergendo i prodotti mediocri, è la dura legge del mercato, e pur apprezzando l'impegno di chi si prodiga per fare musica, non possiamo che augurare alla mente di questo progetto di migliorare le proprie capacità, prima di tutto trovando altri musicisti che amplino le sue idee e le performance tecniche, poi migliorando i suoni e tirando fuori prodotti che spacchino, e soprattutto trovando fonti di ispirazione molto più concrete e definite, dato che in questo disco di definito ci sono solo tanta confusione e immaturità musicale.

Francesco Romeggini

VOTO

39

 

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