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LAUDAMUS
Lost In Vain
 
 

 

LAUDAMUS
Unlimited Love
heavy
2000 - Self
(Svezia)
www.laudamus.se

 

Prima l'Ep "Ready Or Not" e poi i Laudamus, ensemble svedese attivo dai primi anni Novanta, piazzano un album autoprodotto che, seppur distante ere geologiche dal professionalissimo erede "Lost In Vain", oltre ad acerbe ingenuità porta in seno interessanti spunti. Testi volti alla predicazione della verità (come quella vertente sul dogma trinitario e l'ipostasi dello Spirito: "I think He'd like to introduce himself / in case you haven't heard / a personal God, almighty Trinity / it's written in his Word. / If you think we are here by chance / Take a step outside with me / Someone's signature's all over / the Creation, can't you see?") e dell'amore (The love of Christ can reach your soul / Just let it flow, listen I'm telling you), la cornice sonora che li contiene è fatta di un heavy cadenzato scevro da assalti ritmici e strutture complesse, abbastanza piatto dunque, o almeno fin quando improvvisamente si accende in alcuni capitoli dell'opera evidentemente più sentiti.

L'operer è la title track, buona seppur grezza (bridge sfuggente, assolo non armonizzato) composizione cadenzata e tastierosa che fa perno su un un refrain catchy che prende davvero. In Wasting no compassion a salvarsi è solo la novità delle backing vocals, per il resto è poca cosa, al contrario di Feels like heaven assai più carica di verve, in cui gli assoli sono ben inseriti, il chorus si arricchisce di coralità eighties ed il singer si prodiga anche in un bell'acuto dimostrando di avere potenziale di fuoco nella propria faretra. Vivace nella tempistica ed happy nel groove è Evidence, heavy robusto con le partiture solistiche (trascinanti e chirurgiche) protagoniste per I'm on my way. Ed è finalmente il momento della ballad, e More than I'll ever know non delude, anzi entusiasma e tocca. In Slamdancer la lead vocal acuta fraseggia con un coro, decisamente di gusto retrò anni '80 è By His grace. A chiudere la cupa, stryperiana, ruffiana ma anche sperimentale Holy Spirit e poi Living God.

La partenza di "Unlimited Love" è molto zoppicante, per non dire disastrosa, ma nel proseguo della track-list si riprende ampiamente. Ciononostante è un disco d'esordio, autoprodotto ed underground: è vero che da situazioni analoghe capita spuntino fuori autentiche perle, ma questo non è il caso.

Vaake

VOTO

63

 

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