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Ragazzi dalla
faccia pulita, capelli biondi che cadono sul volto, espressioni che
emanano un’amena serenità. Anche la stessa copertina di "Solace"
ha un aspetto del tutto tranquillo, con quel viso che sembra un
incrocio tra un alieno e la Sacra Sindone.
Eppure, dall’attacco di Revival sarebbe
difficile immaginarseli così i Lengsel: una violenza che
attacca e morde feroce è emessa dalle loro chitarre, strutture che
salgono e si rincorrono generano un furore brutale che si trasforma
in epica drammaticità. Stesso dicasi per una canzone come
Opaque: un sapore melodrammatico traspare dall’intro,
avvolto da un alone misterioso, che velocemente è rotto dal fragore
delle distorsioni, e trasformato in pura confusione metallica,
strutture chitarristiche che si perdono nei meandri delle loro note.
Ciò che più colpisce dei Lengsel, almeno ad un primo
ascolto, è la loro versatilità ed estrema eterogeneità, che trova
espressione in una proposta unica, personale e squisitamente
eclettica. Uniscono il dolce e l’amaro, i norvegesi. Traspare in
loro un’attitudine gotica, che però sembra non riuscire mai a
chiarirsi del tutto. E’ un’attitudine solo accennata, oscurata dalla
voglia irrefrenabile di violentare gli strumenti, di tramutare ciò
che vi è in loro di dolce e mansueto in velocità e brutalità. Allo
stesso modo risulta efficace quella sottile confusione che pervade
le loro composizioni, il riflesso di strutture complesse e
intricate, con sfuriate che si trasformano in squarci drammatici e
quasi epicheggianti; a volte sconfinano quasi nel death melodico
nella loro agognata ricerca di armonia, altre volte si limitano ad
accelerate dannatamente death, oppure si colorano di fosche tinte
black metal. E poi ancora scream laceranti che fendono l’aria e
lanciano ancestrali evocazioni; poi si tramutano in voci pulite, a
volte prese dal gothic altre volte intrise di un rasoterra viking,
che fanno crescere le canzoni in una eterogeneità spiazzante, tanto
che ai puristi risulterebbe difficile classificarli.
E’ proprio questa incredibile alternanza che rende "Solace"
un probabile emblema dell’unblack moderno, della sua forma più pura
e caratteristica. Ricca di spunti e partiture melodiche è la loro
proposta, spesso impregnata anche di atmosfere rassicuranti: ma ogni
melodia, che pure sembra caratterizzarli in pieno, è solo accennata,
non si evolve, viene travolta da uno spirito metallico a dir poco
inquieto, che si rivela così essere la loro vera natura. Questo a
mio avviso è il miracolo del moderno unblack metal, e i Lengsel
lo trascrivono alla perfezione. Un grande album.
Stefano Pentassuglia
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