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LEVITICUS
Setting Fire To The Earth
 
 

 

LEVITICUS
I Shall Conquer
hard rock
1984 - Pure Metal Records / 2001 - M8 Records
(Svezia)
n.d.

 

È il 1984, siamo ai primordi del white metal e gli svedesi Leviticus - il cui monicker di certo poco cela la loro cristianità - escono col secondo album dopo il full-length d'esordio, "Jag Skall Segra". La proposta del gruppo, che di qui in poi sfornerà altre tre fatiche, è ovviamente una classicissima miscela di hard rock ed heavy metal, espressa in toni piuttosto solari ed accomodanti nella loro pacatezza. I Leviticus partoriranno lavori ben più importanti nel proseguo della loro carriera e tale pronostico sarebbe risultato di non troppo remota intuizione dall'ascolto di questo "I Shall Conquer", disco ricco di sperimentazioni e varietà compositiva che però presenta aspetti piuttosto acerbi ed a tratti ingenui: ma il talento è tutto lì da sentire. La mancanza principale della loro musica qui si manifesta senza troppi dubbi nella piattezza estensiva e nella limitatezza tecnica della maschia voce di Håkan Andersson; lascia un po' a desiderare anche la produzione ma almeno tanto quanto un uso sovrabbondante delle distorsioni durante gli assoli che arriva spesso ad infastidire. Ma il disco pur mai osando particolarmente regala anche diversi bei momenti, soprattutto melodici ma anche chitarristici, e nel complesso risulta senz'altro apprezzabile.

Le tracce originarie sono nove, a cui però sono state aggiunte tre bonus finali prese dall'Ep di esordio "Sta Och Titta Pa" datato 1982, tutte in svedese: la durata complessiva in questa versione supera i 55 minuti. La luminosità spensierata e la ricerca della melodia accattivante la notiamo subito nell'opener I shall conquer che dà il titolo al disco: la voce è maschia ed alcune intelaiature chitarristiche tendono al prog. Probabilmente è già questa la migliore song. Segue la buona Let me fight dove un effetto di polifonia duetta con la lead vocal e dove il lungo assolo è elaborato. Per citare qualche altro episodio particolare si può dire della quarta Doubt, canzone completamente fusion-oriented ma anche con assolo hardrockeggiante e la presenza di un timido refrain, e della quinta Action more than words (quant'è vero...) di forte ispirazione prog rock psichedelico in stile Rick Wakeman. Day by day e Strive forwards, la settima e l'ottava song, avanzano un stile sonoro più heavy, ed il timbro vocale di Andersson si trova innegabilmente più a proprio agio. Rallentamenti ed accelerazioni nella prima, refrain ruffiani in entrambe, rendono l'ascolto di questo momento del Cd molto piacevole. Nella nona Psalm 23 trova spazio la malinconia che viene stavolta esaltata da un indovinatissimo nostalgico chorus: il primo assolo è lunghissimo, il secondo dura almeno 2 minuti!, chiuso da un rintocco di gong: meravigliosa.

Le canzoni più rovinate da soluzioni vocali mal eseguite e poco legate al sound sono ad esempio la terza He's my life, che presenta però un lunghissimo assolo e buone parti prog rock, e la ballad soffusa All is calm che mai riesce a catturare le emozioni. Le tre tracks finali in svedese, originarie del citato Ep, presentano rispettivamente complessità compositiva, sperimentazioni psichedeliche, e rimandi pinkfloydiani con l'abbondante uso di synth. L'album è stato riedito nel 2001 dalla M8 in una limited di mille copie.

Vaake

VOTO

75

 

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