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Impegnato in moltissimi fronti è il nostro one man band W.S, che dall’Illinois ben pensa a come sviluppare
molteplici progetti di puro unblack metal estremo dando vita a
Agathothodion, Wrathful Plague, Glaciial, With Fire,
ben noti nell'ambiente per la loro qualità di sound e per le liriche. In
verità Light Shall Prevail è solo l’ultimo nome del progetto
unblack portato avanti da W.S: nel 2001 si chiamava Darkdark,
composto da tre membri; diventato solo project nel 2005, cambia
definitivamente nel 2006, proponendo il nome odierno. Il sound è sospeso
tra il raw unblack e il dark ambient: ruvidi
suoni ancestrali, atmosfere oniriche, cataclismatici presagi di
distruzione totale, fanno da sfondo a ritmi mozzafiato, con introspettivi
momenti di calma, la classica "calma" prima delle tempesta, perché, come
preannunciato dal titolo dell’album, non ci sarà pace finché "il demone
cornuto" non sarà annientato dalla luce del Salvatore Gesù Cristo.
Addentriamoci dunque in questa crociata contro il
maligno. Lenta e terribile, come una marcia funebre è The lament of
the
prophet, un gigantesco monito ci viene posto davanti agli occhi, il
lamento perpetuo del falso profeta: un sinistro accompagnamento di
chitarre che più crudo non può esistere, pone in risalto la
morte, gli struggimenti dei servitori del male, attraverso vibrazioni
grottesche e pesantissime rullate di batteria. Una vampata di magma
incandescente cola dal nostro stereo, siamo ancora frastornati
dall’inizio di Wicked deeds of the rich, un’implacabile furia
martellante, nerissime chitarre dalle distorsioni avvelenate avvolte da
uno scream delirante non rinunciano a sprigionare tutta la loro sete di
distruzione. Qualche attimo di respiro e via subito con questa
"galoppata", The remnant regathered, fiera sbriciolatrice di forze
maligne, non rinuncia alle rullate compressori, ai violentissimi
riff calpestatimpani e alle spasmodiche esibizioni da scream malato, il
tutto
rafforzato dalle numerose distorsioni metalliche. Inquietante dalle
tinte apocalittiche è The coming of law and peace, un amaro distillato
della più definitiva distruzione, ancora una volta la batteria rulla
violentemente raggiungendo picchi pazzeschi mentre riff affilatissimi
schizzano ovunque apportando una dose massiccia di tempesta metallica.
Se crediamo che il furore si sia placato con The Lord reigns In Zion, ci
sbagliamo di grosso, l’intro infatti ci inganna, perché partiamo dopo
poco all’attacco con immutate dosi d’ancestralità delirante, l’aere
viene letteralmente inondato da poderosi martellamenti e pazzesche
esibizioni vocali molto più appartenenti a creature d’oltretomba che a
uomini vivi.
Uno strano torpore arriva ai nostri orecchi con
Idols and weapons destroyed, come se la distruzione si fosse appena
conclusa; strimpellamenti, tamburi da guerra… quale enigmatica atmosfera
ci viene ora rappresentata?, la verità è tutt’altra cosa, dato che questo
intro ci proietta nell’ardente furore di The council of despair, altra
delirante song creata per impressionare e sprigionare enormi dosi di
ira; che cosa c’è di meglio di un devastante accompagnamento corredato
di nerissimi riff ammonitori e una febbricitante batteria,
ininterrottamente percossa da mani sovrumane? In
queste liriche si sta narrando delle apocalittiche guerre tra Bene e
Male e noi, anche se frastornati, non possiamo fare altro che star ad
ascoltare. Le influenze dark ambient si fanno sentire con Trust in
God's salvation, un’ipnotica calma ci porta presto alla più struggente
esibizione vocale del nostro artista, come un’accorata preghiera scorre
lenta e profonda nell’animo di chi soffre, un inno alla redenzione dai
ritmi rallentati e progressivi si fondono con austere melodie,
l’accompagnamento ancora una volta ci porta in abissi profondissimi di
straziante dolore spirituale. Guerra totale, scontro decisivo, questi
gli scenari di The sure destruction, plasmando all’unisono potenza
distruttiva, gli strumenti si fanno artefici di poderosi percussioni
ripetute quasi all’infinito, nulla di mistico, nulla di introverso, solo
cieca furia che si abbatte pesante nei corpi straziati del nemico; un
minuto di respiro non esiste, solo riff e percussioni che alla velocità
del suono percorrono la loro corsa interminabile contro il destino.
Sembra essere ritornata finalmente la calma con Thy wound is grievous,
atto finale di una preannunciata apocalisse, dove tutto
ritorna a Dio, e nei suoi graziosi strimpellamenti e freschi gorgoglii
di ritrovata serenità, l’ira si spegne definitivamente lasciando
finalmente spazio a pace e tranquillità.
Lavoro molto intenso ed impegnativo quello dei
Light Shall Prevail, a conferma dell’enorme sforzo di W.S di migliorare
e rendere sempre più pregiati i progetti da lui intrapresi. Le tracce
sono molto complesse e per gustarle appieno è necessario un ascolto
attento e meditato dell’album. Fatto sta che gli amanti del raw unblack
apprezzeranno fin dal primo momento le febbricitanti melodie di "Defeat
The Reign Of The Horned One Through The Light Of Christ".
Fabio Manna |