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Ottima realizzazione questa dei canadesi Liva. Un
gothic metal dalle molteplici influenze, prime fra tutte sicuramente
death e power. Dieci tracce che si susseguono in un crescendo di pathos,
con una performance strumentistica degna di lode. Se potessi dare un
voto separatamente ai diversi componenti del gruppo darei sicuramente
almeno un 95 alla splendida voce femminile: intonatissima, musicale,
profonda nel registro medio e brillante sugli acuti, tecnicamente
perfetta; insomma una persona con un talento e che ha evidentemente
studiato per farlo uscire fuori. Faccio inoltre presente che nel
bellissimo brano Terra superbit arriva a prendere un "si"
naturale con voce piena, cosa che, fidatevi, non è mai stato fatto nella
scena gothic metal. Gli acuti di tutte le cantanti che ho sentito
arrivano al massimo un tono sotto.
Un altro elemento sicuramente fondamentale per la riuscita
dell’album è lo splendido violino, i cui fraseggi, semplici ma sempre
perfettamente efficaci, si incastrano alla perfezione con la struttura
dei brani dandogli un tocco gotico e rendendoli più completi e pieni di
sonorità. Tutti gli altri strumentisti sono sicuramente di tutto
rispetto e creano una base piena e ben organizzata per gli elementi
citati sopra e per le altre voci, maschile pulita e growl. Con ciò
intendo dire che questi, pur avendo una buonissima padronanza dello
strumento, in numerosi casi non hanno dimostrato una grande
espressività, cedendo in questo campo il passo agli altri componenti, ad
esempio gli assoli dimostrano sicuramente capacità tecnica ma non mi
sembra aggiungano nulla all’emotività dei brani. Insomma sia le chitarre
che la sezione ritmica fanno complessivamente un ottimo lavoro, ma non
sono sicuramente ciò che rende la band un progetto di così alto calibro.
I primi brani sono sicuramente quelli che colpiscono al primo impatto:
in Omnis mundi creatura, che apre il Cd, si viene subito
presi dalle veloci note del violino, usato in questo caso alla Dark
Lunacy, a cui si aggiungono poi le chitarre e la voce in una lyric
urlata-recitata, con un’alternanza di piani e forti che travolge al
primo ascolto; dalla seconda traccia, Rosa marcet oriens,
è la voce femminile a prendere la scena, qui usata molto ad effetto,
stile Nightwish, e contrapponendosi al growl in una strofa
dall’incalzante intercedere, che si risolve poi nell’arioso ritornello.
Alla sesta traccia, Regula mundi, le tinte
diventano più scure, ed è a questo punto che i Liva iniziano ad
emozionare con un pathos tutto loro. Qui a mio avviso inizia ad uscire
il vero sound della band, con melodie drammatiche ma sempre con una luce
di fondo. Da qui fino alla fine dell’album il gruppo dà il meglio di sé,
sotto tutti i punti di vista, creando davvero qualcosa di unico. A tutto
questo è da aggiungere il fascino di una release cantata interamente in
latino, lingua che accentua decisamente l’atmosfera di mistero. L’ho
trovata una scelta mirata soprattutto per le parti più ritmate, dove si
ottiene un effetto alla Carmina Burana.
Insomma un Cd da
non perdere, per tutti gli amanti del gothic, death melodico e power, ma
soprattutto per i fans delle vere voci femminili liriche.
Francesca Pezza |