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"Conceived In Fire" è il sesto album della
longeva band americana dei Living Sacrifice, che sono stati tra i
primi gruppi thrash-death-core cristiani ad influenzarne moltissimi
altri, sia nella tecnica che nelle tematiche affrontate. L'esordio -
avvenuto nel 1991, palesemente thrash - è lontano in quanto ora vengono
utilizzati metodi più adatti alla dinamica dei pezzi, influenzati anche
dai vari cambi di line-up. Musicalmente è un buon disco metalcore, con
la presenza di parti più lente e melodiche (come la strumentale
Into again), ma caratterizzato da un ritmo spesso violento e
sostenuto, merito anche dell'inserimento sapiente di nuovi strumenti,
soprattutto le percussioni. Per quanto riguarda i contenuti lirici
questi sono incentrati prevalentemente verso gli aspetti eticamente
controversi del mondo moderno come i conflitti, il fanatismo o la
superstizione, e soprattutto sul rapporto tra l'uomo e Dio, esaltando la
devozione e criticando gli eccessi di idolatria.
Forse l'unica nota dolente consiste nella voce: il
growler Fithzugh a mio avviso appiattisce la potenza del disco, che
rimane comunque abbastanza scorrevole. Apre le danze Imminent war,
un po' troppo lineare e ripetitiva, ma buona dal punto di vista
impressionistico: ad un primo ascolto sembra un'ottima apertura di
disco, ma dopo un paio di ascolti ci si rende conto dei suoi punti
deboli, complice anche la voce che rende il suono piatto e monotono già
al terzo ascolto. Symbiotic è un'ottima traccia dal punto
di vista tecnico, anche se dà un qualcosa di "già sentito" riconducibile
forse alle influenze thrash/death passate di Sepultura e
Slayer. Segue 3x3 We carried your body che si stacca
dalle influenze precedenti e ci dimostra una spiccata sensibilità
ritmica, ma i growl non sono abbastanza penetranti e danno un effetto di
vuoto in una canzone che sembra promettente. Passiamo a The
poisoning, meno violenta e pesante rispetto alle tre precedenti.
Unica nota dolente: le percussioni sono praticamente dilettantistiche e
semplici. Proprio dove c'è una novità, il punto forte dell'album perde
punteggio. Segue Send your regrets, potente e originale
solo in alcuni accenni, mentre è evidente già dal primo ascolto che è
ricca di influenze dei Sepultura. Subtle alliance:
3 minuti di metalcore puro, finalmente una canzone veramente degna di
nota sia per l'effetto ritmico che per i contenuti.
La già citata Into again ci lascia un
po' di tempo per riprendere fiato, per poi riprendere con la
spettacolare Separation uno dei pochi brani veramente
ottimi per i riff possenti e puliti di chitarra e per le percussioni
sapientemente ritmate e veloci; non appena comincia Black seed
sentiamo subito un suono più cupo ma facilmente orecchiabile, e ci si
rende subito conto della palese influenza stilistica degli Slayer.
Comunque tutto fila liscio e arriviamo a Ignite che
comincia con un leggero riff di acustica accompagnato dai piatti: qui
subentra dopo pochi secondi un ritmo feroce e possente, alternato e
sapientemente integrato da parti più melodiche e lente, soprattutto nel
ritornello, mentre sul finale si può sentire finalmente un assolo di
chitarra degno di nota per l'alto contenuto tecnico. Distrust
ci porta in un viaggio verso l'infinito, seguita da The martyr
che inizia con una doppia cassa che distrugge tutto e, in generale, con
un ritmo (soprattutto nelle percussioni) spettacolare e coinvolgente.
Anche gli inserti melodici contribuiscono a fare atmosfera, soprattutto
nel finale, con la separazione dei due riff; peccato che lo spettacolo
finale duri solo pochi secondi e si arriva alla conclusione con
Reach for the sky. Dal nome sembrerebbe che il viaggio continui.
Rispetto alle precedenti è più scadente nell'inizio e anche il riff è
semplice ma comunque scorrevole. Le percussioni stavolta cominciano male
ma dopo un'apertura melodica e lenta, riprendono tutta la loro forza e
chiudono in bellezza. Un platter che, come già detto prima, ha tutte le
basi per rivelarsi ottimo ma che perde dove dovrebbe esaltare,
cioè nella voce. Rimane comunque un buon disco metalcore.
Francesco Pellegrino
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