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LIVING SACRIFICE
Conceived In Fire
metalcore
2002 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/livingsacrifice

 

"Conceived In Fire" è il sesto album della longeva band americana dei Living Sacrifice, che sono stati tra i primi gruppi thrash-death-core cristiani ad influenzarne moltissimi altri, sia nella tecnica che nelle tematiche affrontate. L'esordio - avvenuto nel 1991, palesemente thrash - è lontano in quanto ora vengono utilizzati metodi più adatti alla dinamica dei pezzi, influenzati anche dai vari cambi di line-up. Musicalmente è un buon disco metalcore, con la presenza di parti più lente e melodiche (come la strumentale Into again), ma caratterizzato da un ritmo spesso violento e sostenuto, merito anche dell'inserimento sapiente di nuovi strumenti, soprattutto le percussioni. Per quanto riguarda i contenuti lirici questi sono incentrati prevalentemente verso gli aspetti eticamente controversi del mondo moderno come i conflitti, il fanatismo o la superstizione, e soprattutto sul rapporto tra l'uomo e Dio, esaltando la devozione e criticando gli eccessi di idolatria.

Forse l'unica nota dolente consiste nella voce: il growler Fithzugh a mio avviso appiattisce la potenza del disco, che rimane comunque abbastanza scorrevole. Apre le danze Imminent war, un po' troppo lineare e ripetitiva, ma buona dal punto di vista impressionistico: ad un primo ascolto sembra un'ottima apertura di disco, ma dopo un paio di ascolti ci si rende conto dei suoi punti deboli, complice anche la voce che rende il suono piatto e monotono già al terzo ascolto. Symbiotic è un'ottima traccia dal punto di vista tecnico, anche se dà un qualcosa di "già sentito" riconducibile forse alle influenze thrash/death passate di Sepultura e Slayer. Segue 3x3 We carried your body che si stacca dalle influenze precedenti e ci dimostra una spiccata sensibilità ritmica, ma i growl non sono abbastanza penetranti e danno un effetto di vuoto in una canzone che sembra promettente. Passiamo a The poisoning, meno violenta e pesante rispetto alle tre precedenti. Unica nota dolente: le percussioni sono praticamente dilettantistiche e semplici. Proprio dove c'è una novità, il punto forte dell'album perde punteggio. Segue Send your regrets, potente e originale solo in alcuni accenni, mentre è evidente già dal primo ascolto che è ricca di influenze dei Sepultura. Subtle alliance: 3 minuti di metalcore puro, finalmente una canzone veramente degna di nota sia per l'effetto ritmico che per i contenuti.

La già citata Into again ci lascia un po' di tempo per riprendere fiato, per poi riprendere con la spettacolare Separation uno dei pochi brani veramente ottimi per i riff possenti e puliti di chitarra e per le percussioni sapientemente ritmate e veloci; non appena comincia Black seed sentiamo subito un suono più cupo ma facilmente orecchiabile, e ci si rende subito conto della palese influenza stilistica degli Slayer. Comunque tutto fila liscio e arriviamo a Ignite che comincia con un leggero riff di acustica accompagnato dai piatti: qui subentra dopo pochi secondi un ritmo feroce e possente, alternato e sapientemente integrato da parti più melodiche e lente, soprattutto nel ritornello, mentre sul finale si può sentire finalmente un assolo di chitarra degno di nota per l'alto contenuto tecnico. Distrust ci porta in un viaggio verso l'infinito, seguita da The martyr che inizia con una doppia cassa che distrugge tutto e, in generale, con un ritmo (soprattutto nelle percussioni) spettacolare e coinvolgente. Anche gli inserti melodici contribuiscono a fare atmosfera, soprattutto nel finale, con la separazione dei due riff; peccato che lo spettacolo finale duri solo pochi secondi e si arriva alla conclusione con Reach for the sky. Dal nome sembrerebbe che il viaggio continui. Rispetto alle precedenti è più scadente nell'inizio e anche il riff è semplice ma comunque scorrevole. Le percussioni stavolta cominciano male ma dopo un'apertura melodica e lenta, riprendono tutta la loro forza e chiudono in bellezza. Un platter che, come già detto prima, ha tutte le basi per rivelarsi ottimo ma che perde dove dovrebbe esaltare, cioè nella voce. Rimane comunque un buon disco metalcore.

Francesco Pellegrino

VOTO

82

 

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