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The Infinite Order
 
 

 

LIVING SACRIFICE
Ghost Thief
thrashcore
2013 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/livingsacrifice

 

Ci sono band che ti stupiscono dal primo ascolto, con creatività, innovazioni, suoni ricercati, liriche ispirate. E poi ci sono le band come i Living Sacrifice. Una macchina schiacciasassi che continua a macinarti imperterrita, senza pietà per le tue orecchie. A tre anni dal disco del ritorno, "Infinite Order", i Nostri tornano sulle scene con "Ghost Thief", un album che difficilmente appassionerà in modo esagerato, ma che ha degli aspetti positivi, soprattutto per chi apprezza i dischi da calci rotanti sui denti.

L'album si apre con Screwtape, un consueto mix riuscito di thrash e hardcore, a cui la band ci ha abituato già da qualche tempo, mentre a mostrare delle influenze più death, e ad essere precisi più del versante melodico e "groovy", è la title-track Ghost Thief. Le tracce successive, The Reaping e Straw Man, sono incalzanti pezzi dai tratti metalcore, e se del primo colpisce più il continuo assalto sonoro, del secondo a farsi notare è il ritornello dai toni epicheggianti. Sudden è un altro crossover tra thrash e death, che alterna mid-tempo a passaggi sparati (fantastici i riff di chitarra del refrain), in un'amalgama ben riuscita. Mask sembra un tributo ai Dark Tranquillity, anche se la band ci mette del suo con dei break-down atti a spezzare l'assalto melodico. Riprendiamo poi il viaggio attraverso pezzi più thrash, come American Made e Despair, nei quali le parti in battere e gli assoli mi hanno fatto tornare indietro di almeno tre decadi, e pezzi più death e cadenzati come Before e Your War, in cui la band punta più sull'atmosfera corrosivamente evocativa.

"Ghost Thief" è in sintesi un onesto lavoro senza grandi sorprese, che forse non farà la storia del thrash nè del death, e che non brilla per personalità, ma si fa apprezzare in fondo, e va ascoltato senza grandi pretese, nonostante le liriche siano tutto sommato abbastanza impegnate: il tema ricorrente è la morte, chiamata appunto "ladro fantasma" (Ghost Thief e Sudden sono ispirate a dei cari dei membri della band, trapassati in modo inaspettato), la quale ha molteplici aspetti da indagare e su cui riflettere (ma per questo vi rimando alla lettura dei testi!).
Ad ogni modo, la band fa il proprio lavoro bene, con riff quadrati e brani compatti, che probabilmente darebbero il meglio in sede live, tra poghi e headbanging sfrenati. Si potrebbe volere qualcosa di più da un gruppo così esperto, soprattutto a causa della durata limitata del disco (appena 45 minuti in totale!), ma a volte semplicemente va bene anche mettere nel proprio lettore delle sassaiole in forma di musica, e godere della violenza musicale che ne trasuda, senza pensarci su troppo.


Tracklist:

1. Screwtape (5:35)
2. Ghost Thief (4:41)
3. The Reaping (3:26)
4. Straw Man (3:46)
5. Sudden (4:46)
6. Mask (4:49)
7. American Made (5:26)
8. Before (4:31)
9. Your War (3:56)
10. Despair (4:19)


Devid "Sesbassar" Viezzi

VOTO

68

 

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