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LIVING SACRIFICE
Living Sacrifice
thrash
1991 - R.E.X. Records / 1999 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/livingsacrifice

 

È questo il debut che valse all'allora giovanissimo act nordamericano l'impegnativa etichetta di Slayer cristiani. In un violento thrash metal quindi si prodigano i nostri, ma prepotenza sonora usata - a differenza dell'altra celeberrima band, come pure per la gran parte degli esponenti del genere - non certo per veicolare ribellione e negatività, ma per esprimere energicamente tutta la loro fede, per dare intenso sfogo nel manifestare tutto il loro profondo vivere cristiano. Ed è un album thrash con tutti i crismi e gli stilemi "Living Sacrifice", dai tempi della ritmica ai cambi di intensità e di velocità, dagli incessanti assoli, fulminei e spesso folli, al roco timbro vocale, ma anche alla tecnica del drumming. I Living Sacrifice non hanno inventato nulla, ma oltre ad eseguire decisamente bene sono riusciti a dare compattezza al platter e comunque un'impronta piuttosto personale al sound, il che rende il disco senz'altro interessante. La produzione è piuttosto buona, magari sì, difetta un po' in potenza dato che i riff che intendevano essere esplosivi non riescono pienamente a realizzare l'intento, ma per il resto è pulita e ben bilanciata; la voce di D.J. si addice a sonorità thrash, mentre sarà invece piuttosto mediocre quando la band approderà in lande sonore più estreme, death in "Nonexistent" e grind in "Inhabit", dopo il quale il combo sceglierà di abbandonare l'old school per votarsi all'hardcore style col devastante, ma molto meno tecnico e veloce, metalcore dei tre posteriori platter.

Cambi di velocità, buona tecnica compositiva e la presenza di diversi assoli caratterizzano la maggior parte delle tracce: dall'opener Violence a Dealing with ignorance, che si fa notare per la continua presenza di coretti che duettano col cantato roco del singer D.J., ma anche a The prodigal, aperta da lente percussioni e feroci distorsioni chitarristiche, e Second death, dove interessante è un passaggio marcatamente buio. Ritmi più cadenzati, ricchi di distorsioni e riff esplosivi, li troviamo nella seconda Internal unrest, dagli schizoidi solos, e nella settima No grave concern, oltreché in Phargx imas, la quale, introdotta da riff stoppati e da una semirullata, può vantare un bellissimo rincorrersi di chitarre dei due axemen Bruce Fitzhugh e Jason Truby. Alcune tracce presentano momenti rilassati e pause ritmiche che si alternano con furibonde accelerazioni scandite in particolare dal lavoro dietro le pelli di Lance Garvin, quali la finale Anorexia spiritual e l'inizialmente dilatata e cupa, poi torrenziale Walls of separation. La song più bizzarra è probabilmente Obstruction, quarta track che con i suoi 5:30 è la composizione più lunga della list, in cui l'inizio colpisce per le sue taglienti e deliranti note chitarristiche che presto vengono soffocate dall'emergere di altre clean, che a loro volta lasciano il passo al più classico thrash; il tutto è chirurgico, e messo su con ottimo gusto compositivo.

Se volete dunque ripercorrere le tappe primigenie della storia del christian thrash, o comunque se amate il metal old-school grezzo, passionale e condito con pesanti dosi di sana follia, allora questo, seppur acerbo, è un album che certamente non vi deluderà.

Vaake

VOTO

80

 

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