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Siamo nel 1993 e questo è "La Industria Del
Poder", album che presenta al pubblico i Logos, gruppo heavy
argentino dall'alto potenziale e soprattutto semplice e abbastanza
lineare nel songwriting; la band è composta da Alberto Zamarbide (voce),
Miguel Roldan (chitarra), Jose Amurin (basso) e Adrian Cenci (batteria),
e propone un heavy metal classico con leggerissimi riferimenti al power
metal per quello che riguarda i tempi usati (si parla di un paio di
canzoni); lyrics in spagnolo e testi che incitano il pubblico a dubitare
degli uomini malvagi ma a confidare sempre e solo in Dio.
Le otto canzoni che compongono il Cd prevedono un
alternarsi di riff di chitarra semplici, assoli infilati un po' qua e
là, basso e batteria efficienti e ben studiati (anche se non altamente
tecnici), e una voce non acuta anche se marcata (forse non perfetta per
l'heavy metal). I brani comunque reggono; in particolare le due tracce
d'inizio Marginado e Como relámpago en la oscuridad,
ma anche No te rindas (la cui parte strumentale risalta
all'orecchio e dimostra una buona capacità compositiva), la title track
finale La industria del poder (brano decisamente valido,
veloce e ritmato come l'old school comanda) e infine la strumentale
Memorias del continente nuestro, costruita su un giro
armonico di chitarra classica e un assolo di elettrica che accompagna
epicamente, per circa 2 minuti, questo bellissimo brano.
A volte è proprio la semplicità del songwriting a
dare l'efficacia, e lo dimostra questa band con un Cd orecchiabile,
armonicamente quadrato e comunque espressivo e coinvolgente. Il pubblico
metal argentino avrà apprezzato molto questa band e in particolare
questo lavoro: nonostante non si abbia un altissimo livello di tecnica,
e neanche delle efficientissime doti canore da parte del cantante, è
notevole come questo disco offra sostanza ai suoi ascoltatori.
Francesco Romeggini
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