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Quarto lavoro della band sudamericana che pur
restando underground nella scena metal mondiale spicca in quella del
white metal argentino. Con "Plan Mundial Para La Destrucción" i
Logos ritornano sul mercato con un album decisamente ben lavorato e
conforme al sound metal più moderno. Il Cd esce nel 2006 e mantiene la
vecchia line-up: si parla quindi di Alberto Zamarbide al microfono,
Miguel Roldàn alla sei corde, Walter Roldàn al basso e Marcelo Ponce
dietro le pelli. Riff in stile molto classico, tempi decisamente puntati
sull'heavy tradizionale e parti soliste leggermente ripetitive ma
comunque efficaci e decise, ad accompagnare la voce di Alberto che
rimane in linea con quella espressa nei precedenti album: e il disco è
servito. Sono 10 le tracce che lo riempiono.
Si inizia con Viaje a la realidad:
pezzo heavy classico caratterizzato da un tempo abbastanza veloce e
colorato con diverse parti soliste, eseguite eccellentemente dal nostro
Miguel. Darse cuenta è costruita invece su un tempo più
lento che ricorda molto le ritmiche thrash, fattore determinato dal riff
di chitarra piuttosto pesante e deciso. Solo una vez mas
inizia con un arpeggio lento che ricorda molto Pull me under
dei Dream Theater, mentre con Esclavos de sus mentes
si ritorna a un tempo heavy classico con la melodia caratteristica della
band. Dejando atras, sempre lenta, è forse il pezzo meglio
lavorato del Cd. Si passa quindi al lentone Lucha por lo que tu
crees che apre con un giro unplugged di chitarra acustica e
basso: il pezzo poi si sviluppa in maniera molto riuscita, e da non
perdere è l'ascolto dell'assolo finale strutturato in modo eccellente.
Segue la heavy Rescatando lo perdido seguita a sua volta
dalla thrasher Son tiempos violentos, brano che come
ritmica e melodia ricorda molto la storica Sad but true
dei thrashers Metallica, a causa della presenza del riff pesante
e dinamico. La titletrack Plan mundial para la destrucción
è un altro heavy veloce e d'impatto. Si conclude infine il Cd con
Ilumina mi ser, heavy a mio parere molto espressivo e originale.
Nel complesso un disco interessante che dimostra
una buona distribuzione da parte del mercato white metal argentino, già
attivo con band valide come Boanerges, Ian e Barni.
Francesco Romeggini
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