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Difficilmente in quest'ultimo periodo mi era
successo di ascoltare un Cd per la prima volta e rimanerne pienamente
soddisfatto; all'ascolto di questo Lp devo dire che ho riprovato
finalmente tale sensazione, la quale si è riconfermata con un ascolto ed
un'assimilazione più approfondita dei brani contenutivi. Lordian
Guard nasce e muore come progetto one man band di William J.Tsamis
ovvero la mente creatrice di quasi tutta la discografia dei più
conosciuti Warlord: questi infatti dopo un lungo periodo di
inattività con la band ha deciso di dedicarsi a un progetto più
personalizzato e diretto. E' il 1995 quando viene pubblicato "Lordian
Guard", il primo dei due album scritti dal suddetto e firmati
Lordian Guard, ed proprio lui che oltre a scrivere i pezzi ne esegue
le parti di chitarra, basso e tastiera; la batteria è frutto di una drum
machine (che mi sembra di aver capito sia stata programmata da Michael
Celarius). Al microfono troviamo invece Vidonne Sayre Riemenschneider,
ovvero nientemeno che la moglie di William J.Tsamis il project man, la
quale cantando sempre in tonalità vocali molto basse riesce comunque a
non presentare grosse lacune.
L'epicità è il punto forte di "Lordian Guard", le sei canzoni
contenute in questo disco descrivono pienamente un percorso musicale che
richiama alla mente periodi storici (tipo appunto il medioevo)
concretizzandoli con un sound che parrebbe dire che la registrazione sia
stata fatta 10 anni prima; non si può negare che comunque ciò
contribuisca a rendere ancora più appetibile ed epico il pathos dei
brani; questi infatti da War in heaven a Lost
archangel paiono più aperti e grintosi; mentre già My name
is man suona come la più pacata e meno metal, accompagnata da
giri di chitarra acustica dove si infilano tra una strofa e un'altra gli
epicissimi soli di chitarra che a tratti armonizzati, a tratti
semplificati, riempiono un po' tutto il Cd marcando e descrivendo sempre
di più quel percorso melodico che questo disco attraversa in maniera a
dir poco eccellente. Revelation XIX è la song che forse
descrive il punto di arrivo dell'ascesa che percorre il disco, partendo
con un'intro fatta con tastiere e soli di chitarra, si interrompe
improvvisamente dando vita ad un riff che difficilmente potrà andar via
dalla testa dopo un ripetuto ascolto; ed è solo la presentazione di 7:51
minuti di pieno evolversi armonico che tra fraseggi di tastiera
incrociati con quelli di chitarra, break dinamici (dove tra l'altro si
sentono anche parti parlate degne di atmosfere medioevale) e riprese
chitarristiche proseguono fino ad arrivare ad un ritornello finale degno
di un inchino. A chiudere il disco ci pensa la epic ballad In
peace he comes again, che in maniera dolce e pacata chiude
questo stupendo album.
Il timbro Warlord si sente indubbiamente, pensando a pezzi tipo Winter tears o
Child of the
damned che ne riflettono molto le somiglianze melodiche, ma
l'atmosfera è decisamente più epica e introspettiva, i tempi molto
lenti, la voce molto bassa anche se pulitissima (ed è proprio una delle
caratteristiche che creano un contesto decisamente unico) e le ritmiche
mai troppo incisive e caratterizzate da un sound di tastiera
strettamente primi anni 80; il tutto condito con lyrics che affrontano
tematiche bibliche tipo l'essenza carnale dell'uomo (My name is
man), la caduta di Lucifero (Lost archangel) o il
ritorno di Dio sulla terra (Revelation XIX); lyrics dalle
quali traspare la fede cristiana di William J.Tsamis (cosa che tra
l'altro si notava benissimo anche nei Warlord). Cosa dire dunque:
per chi ama l'epic metal originario degli anni 80 questo è un disco
assolutamente da non perdersi, che offre creatività, fantasia e fascino
melodico degni delle migliori composizioni metal.
Francesco Romeggini
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