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Com'è il Brasile per l'America Latina, così è la
Finlandia per il Vecchio Continente, ovvero paesi instancabili fucine di
christian band, non di rado di talento. Solitamente si predilige
l'estremo in queste due lande dalla fertile cristianità, ma non
necessariamente, ed in effetti di act melodici ve ne sono diversi e di
valore. A testimonianza di ciò portiamo stavolta questo neonato
sodalizio finnico, i Lumina Polaris, col loro disco d'esordio,
"Imperiumi", ottima produzione di un heavy dalle sonorità moderne
eppur non moderniste, che rimane ancorato all'old school nelle sue
divagazioni thrashy e che può giovarsi di un interessante cantato
"maschio", grezzo al punto giusto all'interno delle spire emozionali
delle seducenti ma non melliflue melodie che si stendono traccia dopo
traccia. Il sound ricorda i connazionali Oratorio, appesantito e
sottratto però alle contaminazioni power, con un'amalgama complessiva
dall'attitudine maggiormente "in your face". "Imperiumi" è un
disco potente, pulito, tecnico, strutturalmente semplice ma tuttavia
difficile da archiviare dopo pochi ascolti, perché di volta in volta
pare abbia sempre qualcosa di nuovo da dire. Il cantato in finlandese
risulta vincente, anche le melodie più catchy riescono infatti grazie -
oltre alla timbrica di Markus Vainionpää di cui si è già detto - alla
tipica asprezza fonetica della lingua, a rimanere rudi e graffianti,
heavy insomma.
"Imperiumi" appassiona fin dall'horrorifico
intro Lankeemus, il cui climax si fa poi orientaleggiante;
segue e non delude la robusta e compatta Autiomaahan,
nella quale scopriamo un altro felice trade mark del giovane quintetto
scandinavo, un reparto solistico - condotto dal talentuoso Timo Kataja -
di prim'ordine, tanto a livello evocativo quanto strettamente tecnico.
Cadenzoni granitici ma anche minimalità cupe per la refrain-oriented
Raato, con la quale giungiamo alla prepotente title-track,
l'episodio di stampo più thrash assieme alla cavalcante Rooma
e all'undicesima Yhdestoista hetki, quest'ultima
avvinghiante nel chorus. Ma difficilmente scrollabile dai proprio
neuroni mnemonici è anche lo splendido refrain della quinta Sydän
palaa, song che si candita con decisione ad essere la più
rappresentativa della track-list. Episodi che convincono sia nella
melodia, sia nella struttura, che nei guitar solos sono
Maailmanpyörä e Lumo, che ci accompagnano ad un
altro refrain indimenticabile, quello che riecheggia sontuoso
nell'intensa Seitsennaamainen. Qualche soluzione effettata
in Renessanssi, ove compare un quasi-growl che accompagna
i bridge ai chorus, a chiudere è una mezza ballad in mid-tempo,
elegiaca, che indubbiamente riesce a pizzicare le giuste corde
sentimentali.
Delle lyrics non so dirvi granché - ovvero nulla -
dato che i Nostri non ci propongo traduzioni (del resto anche il sito
ufficiale è solo in finnico), ma nel complesso celebriamo l'ingresso
nella scena white di un band di grande interesse e di sicuro futuro,
soprattutto se riuscirà a mantenere freschezza e ad evolvere la propria
musica, magari implementando la complessità arrangiamentale.
Vaake
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