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INTERVISTA
10/10/2005
 
 

 

MAGNIFIQAT
Il Più Antico Dei Giorni
gothic
2004 - Elnor Productions
(Italia)
www.myspace.com/magnifiqat

 

Preparatevi. Una volta inserito questo cd nel lettore sarete catapultati in una dimensione onirica, respirerete l'odore di tempi lontani, sarete inevitabilmente trascinati in un vortice di emozioni e sensazioni uniche de "Il Più Antico Dei Giorni", debut album dei Magnifiqat. E non ancora appagati da questo fantastico viaggio rimetterete il cd dall'inizio più e più volte ancora increduli delle atmosfere appena sognate. Questo è l'effetto provocato dalle 9 bellissime tracce condensate in 37 minuti di emozioni pure risvegliate da un metal sinfonico condito da influenze gotiche, musiche etniche, medievali, ma anche con intense sonorità elettroniche. Questi diversi stili, presenti anche all'interno di uno stesso brano, non stonano minimamente, anzi riescono a creare un'armoniosità senza limiti né confini, preludio di un'atmosfera che non potrà non catturarvi. La surreale armonia che emerge da questo connubio è accompagnato dalla lenta, calda e a volte sussurrante voce di Emanuele Rastelli (fondatore dei Crown of Autumn), dal ritmo scandito dalla batteria e dalle percussioni di Mattia Stanciou (Labyrinth) e dal basso di Massimiliano Biganzoli (Lagard). E ancora non è finita. Considerate poi se su questa trama aggiungiamo innanzitutto il cantato nella lingua madre che, accantonato ogni iniziale scetticismo, si rivela essere una scelta più che mai adatta per creare un'atmosfera più intima, cori in latino poi violoncelli, viole, flauti traversi e ancora la voce soprano di Francesa Cavalleri, presente in ben 4 brani (All'imbrunire, Diadema, Anastasis e Dune), e il bellissimo duetto tra Emanuele e Barbara Schera Vanoli in Dune. Cosa ne emerge? Un piccolo trascinante capolavoro di indiscutibile bellezza.

Questo viaggio ci conduce attraverso immagini suggestive di città in rovina, di statue di santi, di una natura florida, incontaminata ed incantevole in racconti (vere e proprie poesie) straordinari per la loro essenzialità da un lato e per la loro incredibile forza evocativa dall’altro. Lavoro curato in ogni minimo particolare, in cui ogni nota, ogni sussurro, ogni arpeggio ci apre le porte a "Il Più Antico Dei Giorni", che può essere interpretato sia come Dio stesso, colui che viene prima di ogni tempo e spazio, sia come giorno della Creazione, intesa tanto come atto di generazione del reale quanto come manifestazione del divino nell'anima e nel cuore di ognuno di noi.

Ottima la produzione così come l’artwork, che è riuscito attraverso le immagini oniriche presenti nel booklet a rendere pienamente l'idea di un mondo altro, al di fuori del nostro spazio e del nostro tempo. Se volete entrare in questo suggestivo teatro di simboli non potete perdere il loro disco, da avere assolutamente e di cui non sarete mai sazi: ogni ascolto vi trasmetterà di volta in volta nuove ed intense sensazioni. Per sognare, sognare, sognare.

Ilaria Ricci

VOTO

90

 

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