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Preparatevi.
Una volta inserito questo cd nel lettore sarete catapultati in una
dimensione onirica, respirerete l'odore di tempi lontani, sarete
inevitabilmente trascinati in un vortice di emozioni e sensazioni
uniche de "Il Più Antico Dei Giorni", debut album
dei Magnifiqat. E non ancora appagati
da questo fantastico viaggio rimetterete il cd dall'inizio più e più
volte ancora increduli delle atmosfere appena sognate. Questo è
l'effetto provocato dalle 9 bellissime tracce condensate in 37
minuti di emozioni pure risvegliate da un metal sinfonico condito da
influenze gotiche, musiche etniche, medievali, ma anche con intense
sonorità elettroniche. Questi diversi stili, presenti anche
all'interno di uno stesso brano, non stonano minimamente, anzi
riescono a creare un'armoniosità senza limiti né confini, preludio
di un'atmosfera che non potrà non catturarvi. La surreale
armonia che emerge da questo connubio è
accompagnato dalla lenta, calda e a volte sussurrante voce di
Emanuele Rastelli (fondatore dei Crown of Autumn), dal ritmo
scandito dalla batteria e dalle percussioni di Mattia Stanciou (Labyrinth)
e dal basso di Massimiliano Biganzoli (Lagard). E ancora non
è finita. Considerate
poi se su questa trama aggiungiamo innanzitutto il cantato nella
lingua madre che, accantonato ogni iniziale scetticismo, si rivela
essere una scelta più che mai adatta per creare un'atmosfera più intima,
cori in latino poi violoncelli, viole, flauti traversi e ancora la voce soprano di Francesa Cavalleri, presente in ben
4 brani (All'imbrunire, Diadema,
Anastasis e Dune), e il bellissimo duetto
tra Emanuele e Barbara Schera Vanoli in Dune. Cosa ne
emerge? Un piccolo trascinante capolavoro di indiscutibile bellezza.
Questo viaggio ci conduce attraverso immagini suggestive
di città in rovina, di statue di santi, di una natura florida,
incontaminata ed incantevole in racconti (vere e proprie poesie)
straordinari per la loro essenzialità da un lato e per la loro
incredibile forza evocativa dall’altro. Lavoro curato in ogni minimo
particolare, in cui ogni nota, ogni sussurro, ogni arpeggio ci apre
le porte a "Il Più Antico Dei Giorni", che può essere
interpretato sia come Dio stesso, colui che viene prima di ogni
tempo e spazio, sia come giorno della Creazione, intesa tanto come
atto di generazione del reale quanto come manifestazione del
divino nell'anima e nel cuore di ognuno di
noi.
Ottima la
produzione così come l’artwork, che è riuscito attraverso le
immagini oniriche presenti nel booklet a rendere pienamente l'idea
di un mondo altro, al di fuori del nostro spazio e del nostro tempo. Se volete
entrare in questo suggestivo teatro di simboli non potete perdere
il loro disco, da avere assolutamente e di cui non
sarete mai sazi: ogni ascolto vi trasmetterà di volta in volta nuove
ed intense sensazioni. Per sognare, sognare, sognare.
Ilaria Ricci |