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MAGNITUDE 9
Reality In Focus
 
 

 

MAGNITUDE 9
Decoding The Soul
prog
2004 - InsideOut Records
(USA)
www.mistchild.com/magnitude9

 

Siamo al terzo capitolo della vita artistica della prog band statunitense, in realtà piuttosto conosciuta nel mercato metal mondiale in virtù della firma con la potente InsideOut, label dedita alla diffusione del progressive metal. Il quintetto è capitanato dalla calda voce di Corey Brown, ma soprattutto dalla virtuosa sei corde di Rob Johnson, il mastermind dei Magnitude 9. "Decoding The Soul" potrebbe apparire un concept ad una rapida scorsa, ma non lo è propriamente: i nostri basano i testi su una futuristica fantascienza dove il progresso scientifico, partendo dalla conquista dello studio del Dna, si è talmente evoluto che il passo successivo è ora quello di potersi decodificare l'anima, per meglio capire gli uomini, per meglio capire se stessi. Nel far ciò, in queste song comunque liricamente senza un filo conduttore ben definito, molteplici sono i riferimenti a Dio ed alla fede, riferimenti che diventano esplicitissimi nei thanks finali da parte di quasi tutti i membri del gruppo.

Musicalmente la band è senz'altro molto preparata e di alto livello, ma "Decoding The Soul" pur essendo un buon disco non è il loro parto migliore; il grande difetto emerge evidente, ossia la fumosa varietà del songwriting, incredibilmente ripetitivo per artisti di questo calibro. Beninteso, quello che si ripete è ottimo sound, le dieci tracce di questi 46 minuti risultano così tutte di alto livello, ma francamente possono stancare neanche troppo alla lunga, proprio perchè la varietà compositiva è limitata. Generalmente dunque il riffing è corposo, spesso fosco, la tecnica di Rob Johnson ineccepibile anche se non troppo elucubrata in direzione della fantasia, Brown anch'egli poco vario nelle linee vocali comunque riesce a più riprese ad emozionare: a pervadere lo sviluppo dell'album è però la melodia, a più riprese in forma polifonica, incessantemente protagonista. Date queste premesse un'analisi traccia per traccia risulterebbe monotona e poco utile, vediamo così di focalizzare l'attenzione sugli aspetti più particolari che si trovano sparsi nella track-list. Un bel synth, riff martellanti ed un tecnicissimo guitar solo caratterizzano l'opener New dimension. Il singer enfatizza la sua prestazione in Facing the unknown, chiusa da riff poderosi subito seguiti da un break prog. To find a reason si propone cupa con sintetizzatore e grida, ma anche aggressiva a fasi; bello è un fraseggio centrale tra polifonia e lead vocal. La sesta Dead in their tracks a sorpresa presenta una cavalcata power!, dalla melodia cadenzata centrale parte poi un acuto seguito da un grand'assolo. In Changes l'inizio è da ballad ma poi irrompe prog con un bel chorus catchy, per quella che è la canzone più intensa del Cd. Torn è simile e ricca di pathos con l'uso del synth, mentre Thirty days of night è segnata da un dualismo di riff aggressivi e melodie vocali. Avvolgenti e riecheggianti note e voci fuoriescono dalla finale Sands of time, che conclude appassionatamente prog. 

Chi ama il prog non può perdersi questa band, magari iniziando però dai primi due album: arrivando di lì a questo si può o apprezzare una certa evoluzione in senso melodico, oppure preferire di gran lunga i forse più ispirati predecessori.

Vaake

VOTO

82

 

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