|
Ci siamo lasciati con un laconico commento: riusciranno i
ragazzoni americani amanti dell’hard rock, quello classico, invecchiato
a puntino, a regalarci qualcosa di nuovo nel prossimo lavoro? Be’, il
disco ci è arrivato, l’ho ascoltato più volte ma… riuscire a trovare un
briciolo di novità è stato davvero impossibile. Occasione persa dunque,
per un gruppo la cui line-up non trova pace: è notizia di pochi giorni
che il gruppo sia alla ricerca di un nuovo front man, un bassista e un
batterista; già per questo lavoro era subentrato un certo Shawn
Browning, la cui carica vocale non è stata proprio il massimo in questo
album, anzi i continui rimandi alla voce di Bon Scott sono quasi
nauseanti. Come ho accennato, tutto il full è un ammiccamento totalmente
compiaciuto agli AC/DC, potrei dire che alcune song sono quasi un
rifacimento di alcune melodie del periodo fine ’70 e inizio ’80 del
celeberrimo gruppo australiano. Per questo, spesso appaiono senza idee,
piuttosto spenti in gran parte delle song che, rispetto al primo album,
qui hanno tutte una durata maggiore.
Qui vi troviamo due tracce che abbiamo già ascoltato nel
precedente lavoro: Throwin' bones to the wolves,
nuovamente arrangiata e direi quasi migliorata e We are the ready
ones, una delle poche song ricche di grinta, quella grinta che
il più sporco rock and
roll
ci ha regalato. Il full-length scorre senza infamia e senza lode, ma
solo verso la fine si rianima un po’ con Power surge e
Chrome & steel, con i loro giochi di cori e assoli magistrali
di chitarra ravvivano sul finale un album a basso tono.
Musicalmente non c’è nulla da eccepire, sanno il fatto
loro, anche se dietro le pelli manca molta fantasia e creatività; le
parti di chitarra di Cliffy (che appare anche sulla cover di questo
album) sono superbe e piene di anima, non per niente è lui il fondatore
di questa band. Alla fine dei numerosi ascolti, estraggo il disco dal
mio pc, lo ripongo nella bella confezione, e lo sistemo tra i Cd che
ascolterò molto raramente. Peccato.
Roberta Cannone |