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MARTYRS SHRINE
Martyrs Shrine
death
2007 - Self / 2008 - Soundmass Records
(Australia)
www.myspace.com/martyrsshrine

 

E' il 2005 quando due membri della australiana death metal band Mortification, Michael Carlisle (chitarra e basso) e Mike Forsberg (vocals e batteria), si scindono per formare il progetto Martyrs Shrine, debuttando due anni dopo con il loro primo e omonimo full-length Cd, "Martyrs Shrine". La produzione è davvero di ottima qualità, i due musicisti riescono, nonostante il ridotto numero, a realizzare un buonissimo lavoro caratterizzato da un sound death/thrash molto simile alla band di provenienza.

L’album inizia con la track The final devastation of the terrorthrone, growl potente e chitarre aggressive dal sound che combina alla perfezione thrash e death metal; il ritmo è abbastanza sostenuto, alternando momenti di languore ad altri veloci e martellanti. Definirei semplicemente geniale la successiva For a burning eternity: la song apre con toni apparentemente depressivi per poi esplodere in una deflagrazione di puro thrash infiammato da chitarre martellanti e da una batteria che certamente non risparmia il doppio pedale. Come se fosse la continuazione della precedente canzone arriviamo all’ascolto di Butchered planet, e anche questa, costellata di energia pura e da un growl che ricorda molto i Cannibal Corpse, spedisce l'adrenalina a livelli altissimi mischiando sapientemente ritmi veloci e potenti a ritmi cadenzati, regalando a tutti gli amanti del thrash un headbanging senza precedenti. Altra "signora song" è Amongst the putrid, puro impatto death devastante all'inizio, che andrà a disseminare per tutta la durata dell'ascolto numerose esplosioni thrash. Abbiamo ormai capito che è nello stile della band il cambiamento repentino del ritmo. Valley of darkness, altra song lenta all'inizio, va a riattizzare gli animi con sorprendente velocità di sound e interpretazione vocale, ed è impressionante come ci siano numerosissimi cambi di ritmo dal death al thrash, il tutto gestito con maestria impeccabile dalla band. Rimaniamo stupefatti dalle notevoli capacità vocali del cantante che con Martyr shrine si destreggia in varie tonalità di growl accompagnato da un ritmo cadenzato e regolare: growl acuti, growl baritonali e strida taglienti inondano l'atmosfera. Raggiungiamo Superstition, altro brano ottimo per tutti coloro che amano l'headbanging violento, pura devastazione offerta da riff impazziti e rullate di batteria pesanti quanto uno schiacciasassi. Abbandoniamoci nella tranquilla atmosfera di raccoglimento offerta dalla song finale Apparition, che va a chiudere l'album con ritmi agili e cadenzati.

Ottimo debutto per i Martyrs Shrine che dimostrano di aver fatto tesoro dell'esperienza passata nei Mortification e propongono rispetto a quest'ultimi un death più orientato allo stile thrash "orecchiabile". Una nota di merito per le notevoli capacità tecniche dei due musicisti che riescono a creare un ottimo sound, vivacizzandolo al punto giusto tanto da rompere quella monotonia che spesso va a penalizzare gli album death metal.

Fabio Manna

VOTO

89

 

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