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E' il 2005 quando due membri
della australiana death metal band Mortification, Michael
Carlisle (chitarra e basso) e Mike Forsberg (vocals e batteria), si
scindono per formare il progetto Martyrs Shrine, debuttando due
anni dopo con il loro primo e omonimo full-length Cd, "Martyrs Shrine".
La produzione è davvero di ottima qualità, i due musicisti riescono,
nonostante il ridotto numero, a realizzare un buonissimo lavoro
caratterizzato da un sound death/thrash molto simile alla band di
provenienza.
L’album inizia con la track The final devastation of the
terrorthrone, growl potente e chitarre aggressive dal sound che
combina alla perfezione thrash e death metal; il ritmo è abbastanza
sostenuto, alternando momenti di languore ad altri veloci e martellanti.
Definirei semplicemente geniale la successiva For a burning
eternity: la song apre con toni apparentemente depressivi per
poi esplodere in una deflagrazione di puro thrash infiammato da chitarre
martellanti e da una batteria che certamente non risparmia il doppio
pedale. Come se fosse la continuazione della precedente canzone
arriviamo all’ascolto di Butchered planet, e anche questa,
costellata di energia pura e da un growl che ricorda molto i Cannibal
Corpse, spedisce l'adrenalina a livelli altissimi mischiando
sapientemente ritmi veloci e potenti a ritmi cadenzati, regalando a
tutti gli amanti del thrash un headbanging senza precedenti. Altra
"signora song" è Amongst the putrid, puro impatto death
devastante all'inizio, che andrà a disseminare per tutta la durata
dell'ascolto numerose esplosioni thrash. Abbiamo ormai capito che è
nello stile della band il cambiamento repentino del ritmo. Valley
of darkness, altra song lenta all'inizio, va a riattizzare gli
animi con sorprendente velocità di sound e interpretazione vocale, ed è
impressionante come ci siano numerosissimi cambi di ritmo dal death al
thrash, il tutto gestito con maestria impeccabile dalla band. Rimaniamo
stupefatti dalle notevoli capacità vocali del cantante che con
Martyr shrine si destreggia in varie tonalità di growl
accompagnato da un ritmo cadenzato e regolare: growl acuti, growl
baritonali e strida taglienti inondano l'atmosfera. Raggiungiamo
Superstition, altro brano ottimo per tutti coloro che amano
l'headbanging violento, pura devastazione offerta da riff impazziti e
rullate di batteria pesanti quanto uno schiacciasassi. Abbandoniamoci
nella tranquilla atmosfera di raccoglimento offerta dalla song finale
Apparition, che va a chiudere l'album con ritmi agili e
cadenzati.
Ottimo debutto per i Martyrs Shrine che dimostrano di aver fatto
tesoro dell'esperienza passata nei Mortification e propongono
rispetto a quest'ultimi un death più orientato allo stile thrash
"orecchiabile". Una nota di merito per le notevoli capacità tecniche dei
due musicisti che riescono a creare un ottimo sound, vivacizzandolo al
punto giusto tanto da rompere quella monotonia che spesso va a
penalizzare gli album death metal.
Fabio Manna
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