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MAYLENE AND THE SONS OF DISASTER
I
 
MAYLENE AND THE SONS OF DISASTER
III
 
 

 

MAYLENE AND THE SONS OF DISASTER
II
hard rock
2007 - Ferret Records
(USA)
www.myspace.com/mayleneandthesonsofdisaster

 

Dopo il debutto di un paio di anni fa, Dallas ritorna con la seconda parte del suo progetto dedicato a Maylene Barker e i suoi figli. E che nome migliore per un sequel? "II"! Come per dire, "il ritorno". Album che ho aspettato pazientemente, essendo un fan del loro debutto, e che ho preso al volo... ma che ha completamente spiazzato le mie aspettative!

Questa volta l'opener è Memories of the grove, pezzo molto hard, con bellissimi riff di chitarra e fill di batteria. Le voci di Dallas appaiono un tantino diverse. Per prima cosa le urla si alternano tra scream puri, tipo gli old school Underoath, e tra urla graffianti e rauche. Non c'è che dire, brano ottimo per far partire questo progetto. Subito dopo sentiamo un ritmo di tom rullati, che faranno da introduzione per Dry the river, probabilmente il pezzo più bello dell'album, caratterizzato da versi e ritornelli cantati, con la differenza che sono cantati con voce graffiata. Bellissimo, ma si differenzia enormemente da tutto ciò che il gruppo ha fatto nel primo album. In seguito abbiamo la filler di poco meno di 3 minuti Plenty strong and plenty wrong seguita da Darkest of kin. Con quest'ultima si ritorna alle origini. Chitarre distorte con ritmi esplosivi, soliste da far bruciare qualsiasi amp ed urla graffiate. Peccato però che si tratta di un brano che sembra di aver già sentito da qualche altra parte... Si passa a Raised by the tide, più che altro southern, e Wyle, pezzo spericolato e spaccatutto e che vi farà venire l'istinto metallaro primordiale di alzare mignolo, indice e pollice e iniziare un headbang selvaggio. Con Death is an alcoholic il gruppo tenta di creare una canzone simile a quelle del debutto, aggiungendo una melodia da semi-ballad. Il suo ritornello calma un po' l'andatura dell'album che però torna alla carica con Everyone needs a hasting e Don't ever cross a trowell, entrambi molto hard. Arriviamo così a Tales of the runaways, che fa continuare la storia di Maylene Barker raccontando di come lei e i suoi figli scappavano di città in città per non essere presi dalla polizia. Musicalmente si tratta di una ballad southern rock interamente cantata. Un bel pezzo, non c'e' che dire.

Ed ora, come nel debutto, i Maylene And The Sons Of Disaster chiudono l'album con un pezzo strumentale, The day hell broke loose at sicard hollow. Brano ottimo per chiudere, lasciando all'immaginazione dell'ascoltatore visualizzare ambienti deserti, polverosi, piedi sporchi e callosi di persone che sono scappate tutta la loro vita, e cavalli al galoppo verso l'orizzonte... Ancora una volta i Maylene And The Sons Of Disaster hanno donato al pubblico un ottimo progetto. Non di certo come il debutto, ma pur sempre un album valido.

Christopher Warman

VOTO

84

 

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