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2003: il celebre gruppo
metalcore Underoath fa qualcosa di inimmaginabile, chiede al loro
cantante, Dallas Taylor, di lasciare il gruppo per cause ignote. Molti
sostengono che si tratti di una depressione a causa della morte della
fidanzata, altri invece dicono che ci siano stati litigi a causa dei membri
degli Underoath che volevano fare un album più accessibile
(vedete "They‘re Only Chasing Safety"). Ma non pensate che Dallas
sia rimasto con le mani in mano dopo aver lasciato gli 'oath.
Ebbene no, perché, un anno dopo, Dallas è tornato più forte che mai!
L’album parte con Caution: dangerous curves ahead, che
inizia con un lungo e urlato "Ooooooooh Yeaaaah!" come solo Dallas
Taylor può fare! Dopo un breve riff iniziale, gli strumenti tacciono e
lasciano spazio alla batteria e alla voce di Dallas, che appare più
arrabbiata e graffiata di prima. Un pezzo ottimo per iniziare un album (headbang
garantito!). In seguito, senza lasciare minimo spazio per respirare, ci
sono The road home to panther creek e Bang! The
witch is dead, due buoni brani, molto metal anni ‘70. Abbiamo
poi Tough as John Jacobs, il singolo, ovvero la canzone
più commerciale dell’album. Non è che sia un brutta, ma non è forte
quanto il resto dell’album. Ed ora, conclusa la prima metà del disco,
arriviamo alla metà più bella, che apre con Gusty like the wind,
un pezzo metalcore puro che non lascia un minimo di pausa per respirare:
l’unica fase più rilassata e’ il ritornello, ovvero una delle poche
parti cantate in tutto l’album. I prossimi tre brani, Minds of a
grime, Lady at the gate e Never stop
haunting sono altre tracce molto buone, ottime per un viaggio in
macchina di notte, se si vuole rimanere svegli. Veniamo infine ai due
pezzi conclusivi. Il primo è Hell on the rise,
probabilmente il migliore dell’album, che unisce urla metalcore con
melodie quasi-emo e un ritmo che sa molto di blues. L’ultimo episodio,
invece, è completamente diverso dal resto dell’album: si chiama
Just wanted to make mother proud ed è country rock con Dallas
Taylor che racconta la storia del nome del gruppo, ovvero la storia di
Maylene Barker e dei suoi figli, che erano rapinatori di banche e che,
appena catturati, stanno per essere messi a morte. Il brano e' cantato
in prima persona da parte di uno dei figli che riferisce tutto ciò che
hanno causato in passato rendendosi conto di essere stati solamente
figli di un disastro (il nome del gruppo infatti è "Maylene e i figli
del disastro").
La prima volta che ho ascoltato questo Cd sono rimasto stupito dalla
copertina: con colori sbiaditi, invecchiati, e con lettere che ricordano
un gruppo rock degli anni ‘60; la foto è pessima e c’è una piccola
targhettina del prezzo in basso a destra. Tutto fatto apposta per
apparire come un gruppo indie e sconosciuto, ma che presto entrerà a far
parte della storia del metalcore cristiano!
Christopher Warman
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