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Sostanzialmente è extreme metal il particolare
sound di questo act alla sua debut release, un Ep molto ben prodotto di
sole cinque tracce, tuttavia ricche di idee, forse anche troppe:
di carne al fuoco difatti ce n'è molta, ma, restando nella metafora,
ristretto è lo spazio per contenerla, e ciò constringe inevitabilmente
sovrapposizioni che ne disarmonizzano la cottura, cosicché quello che
viene servito soddisfa per la qualità della materia prima, ma fa
storcere il naso per come risulta lavorata. Tornando ad una dialettica
più diretta i Megiddon assomigliano ai primi (non primissimi)
Kekal, ovvero appaiono come una talentuosa, ma meno compiuta,
miscela di black, death melodico e progressività, farcita di ampie e
toccanti distese gothiche, e basata una non comune visionarietà
compositiva; il cantato è per lo più in screaming, e notevole risulta la
struttura ritmica. Simile è dunque lo stile al celebre monicker
indonesiano ma differente il sound, in questo i due gruppi sono
effettivamente imparagonabili. Assai interessante è la line-up del
progetto Megiddon, che vede protagonisti membri attivi anche in
altre importanti christian band finniche: a fianco del singer e
chitarrista Markus Korri compaiono infatti l'axeman Thomas Eriksson
degli Oratorio, il bassista Taneli Törölä dei Sotahuuto,
Juhani Palttala dei Venia alle keys ed infine nientemeno che Eero
Tertsunen, leader dei grandi Renascent, qui ai drums.
Emozionale è il mood della song introduttiva Time of
departure, i cui riff fluttuano nell'etere oscura, prima di
venir dispersi da chitarroni feroci. Il doom apre la title-track Incidents
before the time, complesse sono le progressioni death che
seguono, così come particolari appaiono varie soluzioni chitarristiche e
complessi gli intrecci ritmici, il tutto impacchettato dall'onnipresente
keys work, che si lancia nel generare un finale epic-oriented. Accenni
di non completa lucidità di songwriting tuttavia già emergono, e si
accentuano nella successiva This chaotic world, dalle
tinte cupe, e
in cui la progressività stavolta è decisamente black. Grandi le
detonazioni ridondanti che deflagrano in backing e super la complessità della
trama ideata della coppia di sette corde. Clamorosa è l'idea di A
prayer of help in despondency: tra riff sognanti trova
espressione una orazione-supplica a Dio, in clean ansimante e sofferto,
che dopo l'irrompere dei chitarroni si fa più composta e, stavolta, tesa
alla lode. The greatest cry of exultation è la song
calderone se vogliamo, con accenni avantgarde: è il pezzo più kekaliano
ma forse il meno d'impatto dato che nell'ascolto ci si perde facilmente
nel marasma di una proposta ritmica decisamente contrappuntistica, ma
non sempre fluida.
"Incidents Before The Time" nasce nel 2002,
e dopo un lustro di silenzio l'ensemble è annunciato di nuovo al lavoro,
e si tratta di un full-length. Se in questi anni di assenza, ma comuqnue
di maturazione artistica dei singoli componenti con le rispettive band,
per il progetto Megiddon sono state riservate buone idee, allora
sono certo che stavolta il lavoro studio si svilupperà più indirizzato e
ragionato. Nel caso tutto ciò avvenisse allora la portata si
presenterebbe davvero appetitosa.
Vaake
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