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MENAHEM
Angels And Shadows
prog
2008 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/menahemband

 

Se state pensando al prog di Neal Morse e a quello altrettanto famoso dei Dream Theater la risposta è: sì, è un prog di buonissima qualità; e per chi obiettasse i punti deboli del prog, ovverosia il "tiriamocela style" e la lunghezza dei pezzi rispondiamo un ni, questo gruppo non è la solita "menata" annoiante in salsa prog, benché si chiamino Menahem e il nome possa far ricordare piacevoli dormite ascoltando il teatro dei sogni. Quello dei Menahem è un full-length nato nel 2008 autoprodotto e senza il supporto di label famose: l’etica cristiana ci impone di chiudere un occhio per questi ragazzi tanto volenterosi e ferventi, ma il nostro sito ci impone altresì di essere figli di... fino al midollo nel recensire i lavori di dette christian metal bands; a chi dare retta? Un attimo di preghiera allo Spirito Santo per illuminare il giudizio… ok pronti per la rece!

Ci introduce in questo esordio del progetto Menahem l'Intro - Valley of migido, che ecciterà al primo acchito per il vento soffiante e violini atmosferici, ricordando Church bells talls… di Horde, ma qui non ci attendono campane a morto, bensì un brevissimo giro di note con chitarra elettrica, tanto breve da dare l’impressione di un check sound, la track dura in totale solo 33 seconsi. La track due Angel and shadows, che dà l'accattivante titolo all’album, si presenta come un buon pezzo, ben power, ma il prog si fa sentire rallentando i ritmi appena in tempo per far notare il basso professionalmente suonato e una batteria capace di rullate precise al secondo, tanto che farebbero pensare a una drum machine o a un batterista fottutamente bravo. Il cantante si prende volentieri il posto che si merita tra tanto virtuosismo, di cui è stracolmo il pezzo, mostrando la grinta dei Narnia unita ad alcuni passaggi stilistici che ci ricordano come vocalizzi un miscuglio di Andrè Matos e bassi passaggi del primo R.J. Dio. Lo stacco finale è puro virtuosismo chitarristico; godetevelo. Il seguente brano, Escape, acquista velocità pur rimanendo ancorato a ritmiche classicamente prog e meno power; complici anche quei piccoli inserti di elettronica che mettono la firma su questa canzone ben orchestrata, orecchiabile e godibile. Ballata per arpeggio di chitarra elettrica, la dolce e decisa New chance non calma la voglia di uno stile proprio e il desiderio di metal ben fatto della band, seppur più quieta nei virtuosismi e nel cantato; adatta a fare un bel break che, si nota perfettamente, non è affatto un riempitivo del full-length ma un brano vero e proprio.

Al minuto 4:55 della quinta Promise - testo ricercato e profondo nel significato della Promessa, quella vera e che non tradisce - il cantante si lancia in un acuto che ci fa gioire, e la solita bella chitarrina lo accompagna degnamente in questa bella cavalcata dal sapore Angra-dolce. Prison without walls è di una vicinanza stilistica palpabile con i Dream Theater, nulla di importante da dire, se non che anche qui, come sempre il prog la fa da padrone e la competenza strumentale anche. Freedom si discosta appena dalla precedente, divenendo power in alcuni accenni ma senza esporsi più di tanto. Commovente e quasi da colonna sonora la bella Ocean of tears, pezzo lento e cadenzato (non per la batteria ovviamente) che crea una pausa per entrare nella prossima traccia con i nervi saldi: Trip beyond the mind è infatti a mio avviso la migliore dell’album, il sapore spiccatamente power della prima parte della song si evince dalla nota stoppata d’introduzione e dall’acuto davvero ipercazzuto del cantante, poi il tutto piano piano si ridimensiona con la firma prog metal che contraddistingue il gruppo, spiccata in questa canzone la tendenza del cantante ad un vocalizzo curioso alla R.J. Dio. Creed si commenta da sola essendo una lieve ballad creata per cantare il Credo dei cristiani, più white metal di così! La penultima e l’ultima track, con cui i nostri bravi Menahem ci salutano, rispettivamente Pain e Suicidal trend, sono rispecchiabili in pezzi prog power di raffinata eleganza e potenza canora e sonora. Si dia un 90 a questo gruppo che ha fatto un lavoro, sia stilistico che metallico, davvero - è il caso di dirlo - "come Dio comanda!".

Giovanni Paolo Spanu

VOTO

90

 

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