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MENCHEN
Red Rock
heavy
2008 - Retroactive Records
(USA)
www.myspace.com/menchenmusik

 

Menchen, una novità per la scena white metal americana, composta però da volti già noti. Capitanata ovviamente dallo shredder Bill Menchen (Titanic, Final Axe, Rev Seven, His Witness, The Seventh Power, Redeemer), presenta inoltre fra le sue fila Robert Sweet, il grande batterista degli Stryper, Tony Franklin come bassista fretless (particolare tipo di basso senza tasti) noto per aver suonato per conto di tantissimi artisti rock, metal e pop di tutto il mondo, tra cui ricordiamo Jimmy Page, Derek Sherinian, Marty Friedman, solo per citarne alcuni, e infine Ken Ridding degli His Witness ai microfoni. Il genere proposto è un classico hard’n’heavy, e, inutile dirlo, leggendo questi nomi ci si aspetta da "Red Rock" un lavoro sopraffino; le aspettative erano alte, sono state rispettate?

Si parte con Train crossing, un mid-tempo cadenzato velato da una lieve malinconia blues, che non sarà un caso isolato, basta infatti ascoltare anche A salt mine e Ashes and dust, rispettivamente terza e quarta traccia. Noon sun, è invece impostata su ritmi più veloci ad aggressivi, quasi thrash oriented, nonostante alcuni rallentamenti più melodici nei bridge. Sicuramente il momento più alto di tutto il full-length. Ottima la prova ai microfoni di Ken Ridding, che sembra un altro cantante rispetto a quello ascoltato negli His Witness. Superlative le chitarre di Bill Menchen. Spazio anche a influenze stoner con Forty e con Shifting sand, quest’ultima resa psichedelica dagli ottimi solos del solito Bill. Da evidenziare anche lyrics: "One God who made us all / One Lord saves us from the fall / One rock on which to stand / In this world of shifting sand". Ancora un mid-tempo cadenzato con Snowy plain, per poi ripartire veloci con l’hard’n’heavy di Wild wind blows. Il brano di chiusura, Desert rain, alterna invece momenti di luce a momenti più cupi, in stile Black Sabbath.

Siamo giunti così alla fine, e nonostante sia innegabile che "Red Rock" sia un buon album, sicuramente molto professionale, ci si aspettava qualcosa in più da una band con questa line-up. Se le canzoni sono indiscutibilmente ben eseguite, le idee sono poche, e tolto Noon soon non ci sono brani che spiccano veramente sugli altri, o che rimangano realmente impressi.

Daniele Fuligno

VOTO

72

 

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