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Menchen,
una novità per la scena white metal americana, composta però da volti
già noti. Capitanata ovviamente dallo shredder Bill Menchen (Titanic,
Final Axe, Rev Seven, His Witness, The Seventh
Power, Redeemer), presenta inoltre fra le sue fila Robert
Sweet, il grande batterista degli Stryper, Tony Franklin come
bassista fretless (particolare tipo di basso senza tasti) noto per aver
suonato per conto di tantissimi artisti rock, metal e pop di tutto il
mondo, tra cui ricordiamo Jimmy Page, Derek Sherinian,
Marty Friedman, solo per citarne alcuni, e infine Ken Ridding degli
His Witness ai microfoni. Il genere proposto è un classico
hard’n’heavy, e, inutile dirlo, leggendo questi nomi ci si aspetta da
"Red Rock" un lavoro sopraffino; le aspettative erano alte, sono
state rispettate?
Si parte con
Train crossing, un mid-tempo cadenzato velato da una lieve
malinconia blues, che non sarà un caso isolato, basta infatti ascoltare
anche A salt mine e Ashes and dust,
rispettivamente terza e quarta traccia. Noon sun, è invece
impostata su ritmi più veloci ad aggressivi, quasi thrash oriented,
nonostante alcuni rallentamenti più melodici nei bridge. Sicuramente il
momento più alto di tutto il full-length. Ottima la prova ai microfoni
di Ken Ridding, che sembra un altro cantante rispetto a quello ascoltato
negli His Witness. Superlative le chitarre di Bill Menchen.
Spazio anche a influenze stoner con Forty e con
Shifting sand, quest’ultima resa psichedelica dagli ottimi solos
del solito Bill.
Da
evidenziare anche lyrics: "One God who made us all / One Lord saves us
from the fall / One rock on which to stand / In this world of shifting
sand".
Ancora un mid-tempo cadenzato con Snowy plain, per poi
ripartire veloci con l’hard’n’heavy di Wild wind blows. Il
brano di chiusura, Desert rain, alterna invece momenti di
luce a momenti più cupi, in stile Black Sabbath.
Siamo giunti così
alla fine, e nonostante sia innegabile che "Red Rock" sia un buon
album, sicuramente molto professionale, ci si aspettava qualcosa in più
da una band con questa line-up. Se le canzoni sono indiscutibilmente ben
eseguite, le idee sono poche, e tolto Noon soon non ci
sono brani che spiccano veramente sugli altri, o che rimangano realmente
impressi.
Daniele Fuligno |