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MENTAL DESTRUCTION
When Madness Strikes
 
MENTAL DESTRUCTION
The Intensity Of Darkness
 
 

 

MENTAL DESTRUCTION
Straw
industrial
1996 - Cold Meat Industry
(Svezia)
www.mentaldestruction.com

 

Mental Destruction, non inganna affatto il monicker di questo progetto svedese dei fratelli Durling, David e Samuel, quest'ultimo ora proprietario della christian label EndTime Productions; e di "Straw", il loro terzo lavoro, non inganna neanche la scombussolante cover...avviate il Cd nel lettore e capirete immediatamente il perchè. Totale devastazione mentale è infatti il visionario e chiassoso sound di questo combo, un neurologicamente massacrante crogiolo di industrial, distorsioni drone, accenni techno, il tutto senza alcuna chitarra, e votato per giunta alla sperimentazione. Solo di rado qualche apertura goticheggiante e dark ambient o un breve stacco di organo avanzano armonie melodiose, per il resto sono suoni al limite, e tuttavia proprio per questo il disco in questione è da sempre stato considerato una delle espressioni massime dell'industrial estremo.

Confezione in digipack, booklet curatissimo almeno quanto le riflessive e testimonianti liriche ("But created once immortal, our spirits will live on / We die to live forever, if we have known the Son"; o ancora: "The tears our road was made of / was never cried alone / Remembered by the Master / who wept for every thorn"), "Straw" apre i battenti con il synth oscuro, le cadenze industriali e i filtraggi drone di The streams of time, che diverrà mero ambient funebre con l'innesto di uno strepitoso organo in solo, il quale forse avrebbe dovuto essere più presente nello sviluppo del disco. Si giunge poi, con l'andare, alle detonazioni ridondanti di UnBleeding caratterizzata anche da un appena percettibile giro melodico e da passaggi minimali, all'atmosferica ma al contempo techno oriented This darker entity, alla ritmata Into nothingness. In Thorn torna graditissimo l'organo, all'interno di un gorgo di distorsioni e rifrazioni sonore, mentre in Winged I fall il synth pulsante fa da cupa cornice ad un'oscurità da cui emergono screaming, urla, clean filtrati e sospiri. Qualche ritmica tribale fa capolino in These brutal times adored, ove soprattutto si impongono le profonde percussioni alle casse: Rise è prevalentemente dark ambient atmosferica, Your dying soul molto varia e "riassuntiva" di quanto fino ad allora udito, seguita in ciò dalla terminale September warning.

Per molti un capolavoro assoluto, per moltissimi altri suppongo disarmonico rumoreggiare. Che sia un disco complesso ed elaborato non c'è dubbio, ma l'ascolto mi sento di consigliarlo solo a coloro che provano un qual certo piacere nell'autoinfliggersi dolore psico-fisico!

Vaake

VOTO

73

 

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