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Mental Destruction, non inganna affatto il
monicker di questo progetto svedese dei fratelli Durling, David e
Samuel, quest'ultimo ora proprietario della christian label EndTime
Productions; e di "Straw", il loro terzo lavoro, non inganna
neanche la scombussolante cover...avviate il Cd nel lettore e capirete
immediatamente il perchè. Totale devastazione mentale è infatti il
visionario e chiassoso sound di questo combo, un neurologicamente
massacrante crogiolo di industrial, distorsioni drone, accenni techno,
il tutto senza alcuna chitarra, e votato per giunta alla
sperimentazione. Solo di rado qualche apertura goticheggiante e dark
ambient o un breve stacco di organo avanzano armonie melodiose, per il
resto sono suoni al limite, e tuttavia proprio per questo il disco in
questione è da sempre stato considerato una delle espressioni massime
dell'industrial estremo.
Confezione in digipack, booklet curatissimo almeno
quanto le riflessive e testimonianti liriche ("But created once immortal, our spirits will
live on / We die to live forever, if we have known the Son"; o ancora:
"The tears our road was made of
/ was never cried alone / Remembered by the Master / who wept for every
thorn"), "Straw" apre i battenti con il synth oscuro, le cadenze
industriali e i filtraggi drone di The streams of time, che
diverrà mero ambient funebre con l'innesto di uno strepitoso organo in
solo, il quale forse avrebbe dovuto essere più presente nello sviluppo
del disco. Si giunge poi, con l'andare, alle detonazioni ridondanti di
UnBleeding caratterizzata anche da un appena percettibile
giro melodico e da passaggi minimali, all'atmosferica ma al contempo techno oriented This
darker entity, alla ritmata Into
nothingness. In Thorn torna graditissimo l'organo,
all'interno di un gorgo di distorsioni e rifrazioni sonore, mentre in
Winged I fall il synth pulsante fa da cupa cornice ad
un'oscurità da cui emergono screaming, urla, clean filtrati e sospiri.
Qualche ritmica tribale fa capolino in These brutal times adored,
ove soprattutto si impongono le profonde percussioni alle casse:
Rise è prevalentemente dark ambient atmosferica, Your
dying soul molto varia e "riassuntiva" di quanto fino
ad allora udito, seguita in ciò dalla
terminale September warning.
Per molti un capolavoro assoluto, per moltissimi
altri suppongo disarmonico rumoreggiare. Che sia un disco complesso ed
elaborato non c'è dubbio, ma l'ascolto mi sento di consigliarlo solo a
coloro che provano un qual certo piacere nell'autoinfliggersi dolore
psico-fisico!
Vaake
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