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MENTAL DESTRUCTION
When Madness Strikes
 
MENTAL DESTRUCTION
Straw
 
 

 

MENTAL DESTRUCTION
The Intensity Of Darkness
industrial
1991 - Cold Meat Industry
(Svezia)
www.mentaldestruction.com

 

Siamo alla seconda epifania sonora degli alterati stati mentali dei fratelli Durling. Rispetto al debut "When Madness Strikes" il livello compositivo del loro incompromesso industrial metal ascende grazie ad una trama più ricca e complessa ed una più meticolosa cura dei dettagli: i pezzi inoltre assumono maggiore personalità, ed in prospettiva dell'impatto d'insieme.

Apertura strumentale per Without form, firmata da un synth scandito che si porta in backing una scia di effetti horrorifici: è tutta "l'intensità dell'oscurità" - la quale immediatamente si dissolve al cospetto dell'unica vera luce che è Cristo, è questo il senso lirico dell'album - che vuole essere manifestata, ed i nostri non sbagliano il colpo. Metamorphoses si abbandona a derive nebbiose e buie prima di giungere, attraverso una rifrazione lacerante, percussioni violente ed un growl ultra distorto, ad un caos pandemico chiuso da suoni di corrente alternata, i quali nell'entrante Deathdrum diverranno vere e proprie scosse, ma protagonista della track sarà la tribalità, con cantato rituale. Squilli intermittenti e voci che si infrangono come onde sugli scogli per Flesh/Blood, inattese atmosfere epiche egizie (in stle Nile) segnano invece Be crushed. Silence è violenta nelle sue randellate industriali, la voce robotica, il finale celere quasi da doppia cassa. Passando per la grezza Children of wrath arriviamo alla title track epico-sinfonica resa tesa da lunghi vocalizzi, urlati con veemenza angosciante.

Curiosissimo è il nono episodio ...and the fire: meri rumori di macchinario industriale che ad un certo punto par proprio si guasti e causa ciò viene malmenato da battute ritmiche che lambiscono il techno; ma ecco fuori scaletta materializzarsi un momento cult, cala infatti un'atmosfera dark ambient infernale e dall'oscurità emerge nientemeno che un organo solenne. L'interminabile Autumn chill (Chapter I-III) è pomposa, ansiogena, atmosferica, narrata, futuristica, fino al sopraggiungere di distorsioni sature e macinanti: un attimo solo di rilassamento ed a seguito di percussioni convulse ripiomba il caos. Il crepuscolo del lavoro è caratterizzato dal drone-oriented carico dei riverbero del growl di Infected dreams, dalla bizzarra ritmica alternata e dalla complessità sonora di Emptiness amassed, ed infine dal proclama effettato con picchi di aggressività imprevista, su base che dire plumbea non rende l'idea, di Black Orange/A World In Decay. Disco a mio avviso superiore al tanto osannato "Straw". Se impazzite per l'industrial, adorerete alla follia "The Intensity Of Darkness".

Vaake

VOTO

77

 

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