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Siamo alla seconda epifania sonora degli alterati
stati mentali dei fratelli Durling. Rispetto al debut "When Madness
Strikes" il livello compositivo del loro incompromesso industrial
metal ascende grazie ad una trama più ricca e complessa ed una più
meticolosa cura dei dettagli: i pezzi inoltre assumono maggiore
personalità, ed in prospettiva dell'impatto d'insieme.
Apertura strumentale per Without form,
firmata da un synth scandito che si porta in backing una scia di effetti
horrorifici: è tutta "l'intensità dell'oscurità" - la quale
immediatamente si dissolve al cospetto dell'unica vera luce che è
Cristo, è questo il senso lirico dell'album - che vuole essere
manifestata, ed i nostri non sbagliano il colpo. Metamorphoses
si abbandona a derive nebbiose e buie prima di giungere, attraverso una
rifrazione lacerante, percussioni violente ed un growl
ultra distorto, ad un caos pandemico chiuso da suoni di corrente
alternata, i quali nell'entrante Deathdrum diverranno vere
e proprie scosse, ma protagonista della track sarà la tribalità, con
cantato rituale. Squilli intermittenti e voci che si infrangono come
onde sugli scogli per Flesh/Blood, inattese atmosfere
epiche egizie (in stle Nile) segnano invece Be crushed.
Silence è violenta nelle sue randellate industriali, la
voce robotica, il finale celere quasi da doppia cassa. Passando per la
grezza Children of wrath arriviamo alla title track
epico-sinfonica resa tesa da lunghi vocalizzi, urlati con veemenza
angosciante.
Curiosissimo è il nono episodio ...and the
fire: meri rumori di macchinario industriale che ad un certo
punto par proprio si guasti e causa ciò viene malmenato da battute ritmiche che
lambiscono il techno; ma ecco fuori scaletta materializzarsi un momento
cult, cala infatti un'atmosfera dark ambient infernale e dall'oscurità
emerge nientemeno che un organo solenne. L'interminabile Autumn chill (Chapter
I-III) è pomposa, ansiogena, atmosferica, narrata, futuristica,
fino al sopraggiungere di distorsioni sature e macinanti: un attimo solo di
rilassamento ed a seguito di percussioni convulse ripiomba il caos.
Il crepuscolo del lavoro è caratterizzato dal drone-oriented carico dei
riverbero del growl di Infected dreams, dalla bizzarra
ritmica alternata e dalla complessità sonora di Emptiness amassed,
ed infine dal proclama effettato con picchi di aggressività imprevista,
su base che dire plumbea non rende l'idea, di Black Orange/A World
In Decay. Disco a mio avviso superiore al tanto osannato "Straw".
Se impazzite per l'industrial, adorerete alla follia "The Intensity
Of Darkness".
Vaake
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