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Nel 1990, nello stesso anno
in cui i Mortification di Steve Rowe vengono alla luce, a
Townsville nel Queensland (Australia), si formano i Metanoia,
band christian death metal con forte influenza thrash; i nostri nel 1999
realizzeranno il loro ultimo full-length "Time To Die".
L'album è davvero lungo, offrendo ben 55 minuti circa di death
"camaleontico", infatti chiunque si accingerà ad ascoltare le numerose
song, resterà ampiamente sorpreso dal notevole numero di sonorità e
stili che la band dà alle proprie canzoni, dimostrando a volte
un'eccessiva ed imbarazzante ambiguità compositiva.
Iniziamo con un devastante
scossone, Smashed è appena iniziata ma le chitarre stanno
già martellando l'aria con thrasheggianti riff, batteria schiacciasassi
e un growl apocalittico accompagnato da uno scream tagliente.
L'atmosfera si quieta solo per un attimo con Paradise, la
tensione è pronta a riesplodere con una strana song dal sapore ambiguo,
raggruppante sound diversi quali black-death-thrash, creando
un'atmosfera surreale che andrà a spegnersi con un disintegrante scream
finale. Ma che strano l'esordio di Now listen up, sono
impazzito io o stiamo ascoltando uno scorcio delle canzoni degli
Horde? Provando a risollevarmi dallo stupore continuo l'ascolto
della song, la quale non fa altro che aumentare il mio turbamento
attraverso un radicale cambiamento di ritmo e sound ed offrendo
incredibili strimpellamenti molto tendenti alle sonorità dell'hard rock.
L'aggressività sembra essersi placata con Judge me not,
song un po' troppo banale ed orecchiabile, sembra quasi che un'altra
band abbia preso il posto dei nostri Metanoia. Grazie al cielo
con Offensive ritorniamo sui "nostri passi": sound
death-thrash non eccessivamente aggressivo, sostanzialmente facile da
ascoltare dal ritmo a volte incandescente ma non eccessivamente
esaltante. Tocca a Time to die infiammare gli animi,
carica di forza e prepotenza, va a spazzare via un po’ il torpore in cui
era caduta la band, grazie al martellamento offerto dalle chitarre
gemelle. Mi arrischio ad ascoltare Corpses, e purtroppo mi
giunge subito un sound di una semplicità e banalità allarmante, il tutto
condito con uno scream sguaiato, a dire il vero un po’ ridicolo.
Andiamo avanti con
Raped reality, song davvero bizzarra e ripetitiva visto
l’eccessivo abuso di pause e riprese, verso la fine diventa pesante e
monotona. Fade è altra canzone poco meditata, dal sound
lento e semplicistico, unico aspetto degno di apprezzamento è buon
growl. Uno scream sgraziato e poco convincente inonda l’allarmante
Is to be free, a mio parere la peggiore track dell’album, non
fa altro che ripetere all’infinito un superficiale motivetto. A tratti
Cannibal Corpse, a tratti Mortification, A lack of
life riprende le redini del metal duro e prova ad arrangiare in
poco più di 4 minuti una canzone che tenta di infiammare gli animi,
riuscendo solo a risollevare un poco l’atmosfera semi-annoiata. Altro
cambiamento di sound con Feel the fire poco death e molto
heavy, il quale va a preparare il terreno ad una sorta di duetto tra
scream e un’esordiente voce pulita. La successiva Blyth
riprende per l’ennesima volta sound duri thrash/death, growl potente ma
un ritmo a tratti un po’ troppo timido e ripetitivo. Lucifer's
seduction, prevalentemente strumentale e costellata
sporadicamente da qualche "voce-whisper", ci proietta alla fine
dell’album, album a mio giudizio poco curato e pieno zeppo di banalità
musicali, difficilmente apprezzabili; uno stile eccessivamente
stralunato che cerca vanamente di dare creatività, riuscendo solamente
ad annoiare ed ad irritare l’ascoltatore più esigente.
Fabio Manna
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