|
La lunga attesa di questo disco era stata smorzata
da un annuncio a dir poco suggestivo: i Metatrone avrebbero
pubblicato il loro secondo full-length esattamente il 25 dicembre 2010;
avete capito bene, un regalo natalizio in piena regola che noi di
whitemetal non potevamo assolutamente risparmiarci, ed è così che tra
una fetta di panettone e qualche bicchierino di spumante ci siamo
accinti a scartare "Paradigma". Ce li ricordavamo per il loro
esordio nel 2006 con una pubblicazione in due versioni (italiana e
inglese) della stessa release: "The Powerful Hand" e "La Mano
Potente"; e ricordavamo pure l'Elements Of Rock 2008, dove furono
partecipi di un'esibizione degna di lode! Vediamo quindi a questo punto
cosa è cambiato o maturato in questi tre anni di
prove-scrittura-registrazioni. Inanzitutto il livello di professionalità
dell'artwork, la stampa è molto più limpida ed elaborata rispetto al
precedente lavoro dove logo e concept erano più semplici, l'idea della
cover non è male e già subito un occhio esperto rimarrà affascinato da
come osservando meglio lo sfondo della copertina non si scorga
l'immagine della sacra sindone (vi ho rovinato la sorpresa eh?, dai non
prendetevela per così poco).
Ma vediamo a questo punto se la professionalità annunciata dalla
copertina rispecchia il livello qualitativo dell'album, e concentriamoci
intanto sulla qualità audio a mio avviso ottima, i suoni tirati fuori
sono degni delle produzioni di stampo Nuclear Blast o chissà chi, suoni
potenti e chiari ben bilanciati tra loro (la batteria suona talmente
precisa e pulita da lasciare presupporre a triggeramenti, manodopere
equalizzatrici o chissà quali spippolamenti da studio) e indubbiamente
elaborati, la collaborazione con la TRP ha fatto ampi progressi su quel
piano e l'aspettativa di una migliore qualità audio è stata sicuramente
premiata, ma passiamo alla musica. La tracklist prevede tredici pezzi
con lyrics in prevalenza italiane e di impostazione prettamente
cattolica, il power metal inaugurato dai lavori passati si presenta in
questa sede arricchito da una ben più marcata componente prog che in
ogni caso non prende stilisticamente il sopravvento, i brani sono di
costruzione semplice e diretta, non si hanno grosse complicazioni;
nominando la parte chitarristica vediamo appunto uno Stefano Calvagno
spietato e imponente sulle ritmiche, ma allo stesso tempo timido e
conciso sulle parti soliste, dove non si sbilancia mai in virtuosismi
restando sempre nella politica del semplice ma efficace. A differenza
sua troviamo un Davide Bruno (diventato don Davide dopo aver acquisito
come sapevamo da tempo la carica sacerdotale) impetuoso sui tasti delle
keyboards, il suo lavoro è impeccabile innanzitutto da un punto di vista
tecnico, ma non vanno tralasciate neppure la scelta dei suoni e il senso
melodico che sanno il fatto loro. E' la tastiera quindi la vera egemone
della scena solista, mentre la chitarra ricopre più un ruolo ritmico,
questa caratteristica evidenzierà i canoni compositivi del disco
determinando anche quello che sembra essere un marchio di fabbrica di
casa Metatrone: poche complicazioni e molta sintesi per quello
che riguarda il songwriting, i pezzi non si perdono in ripetizioni o
lunghe parti strumentali, ma vanno dritti al sodo (basta vedere il
minutaggio dei pezzi che non supera quasi mai i quattro minuti)
valorizzando anche quello che è a mio avviso un punto chiave del disco;
stiamo parlando dell'infallibile ugola d'oro Joe Lombardo, non avevo
dubbi riguardo a quello che poteva fare in questo disco, ma è riuscito a
sbalordirmi lo stesso, non si parla difatti solo di un'estensione da
paura, ma anche di una potenza devastante che sa mischiarsi talvolta
alla dolcezza epica e talvolta alla rudezza heavy di un cantante power
metal completo sotto tutti i punti di vista; la sezione ritmica composta
da Tony Zappa (batteria) e Virgilio Ragazzi (basso) sa allo stesso modo
il fatto suo e non pecca né di presunzione, né tantomeno di carenze
tecniche.
Credo apre in maniera fiera e spavalda, seguita da quella
Uomo che potrebbe essere una hit da classifica per il suo
refrain combattivo e orecchiabile; come nel vecchio disco avevamo
I colori del sole, adesso abbiamo Eterno amore,
ovvero quel pezzo pop (suonato con strumenti metal) che fa da altro
marchio di fabbrica dei Metatrone. Proseguiamo con la più epica e
passionale Padre che risalta per l'intenso refrain e le
ottime linee del ritornello, a seguire la veloce In spe
resurrectionis (dove un basso prepotente e alcuni growl del
tastierista Davide arricchiscono il pezzo di un'anima più thrash) e la
bellissima Rinascere, punto forza fondamentale per il
disco. Santi e beati è una di quelle ballad immense che ti
scuotono con la loro dolcezza e magia (il testo si sposa poi a
meraviglia con quello che trasmette la canzone) ed è sbalorditivo ciò
che il singer arriva a fare sul finale, passando da acuti devastanti a
soavi vocalizzi come niente; eccezionale. A proseguire troviamo
Cuore di donna, bellissimo pezzo malinconico forte di sonorità
nord-europee, la trionfante Sanctus 3 cantata in latino, e
Passione, uno strumentale power-dreamtheateriano suonato
appunto con tecnica passionale. Chiudono il disco la mediocre Stay,
Hombre e Reborn in Christ (rispettivamente
le versioni in spagnolo di Uomo e in inglese di
Rinascere).
"Paradigma" è un lavoro abbastanza completo,
che comunque non sbilancia gli equilibri che finora conoscevamo di
questa band; si ha da una parte la solidificazione dei metodi
strutturali-compositivi, ma allo stesso tempo un'evoluzione verso
sonorità più dure e aperture melodiche più incisive e scioccanti.
Sicuramente è una fase di ampia ispirazione per questa band che merita
sicuramente successo e opportunità di mostrare in giro le proprie valide
qualità.
Francesco Romeggini
|