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METUS
Deliverance
gothic
2008 - Lynx Music / Rage in Eden Records
(Polonia)
www.myspace.com/metuspl

 

Terzo album di una trilogia che con questo lavoro raggiunge il suo più alto splendore. Dalla mente di Marek Juza ci inebriamo di un gothic classico, senza eccessivi modernismi, ricolmo di fascino oscuro, che ben contrasta con la fede devota del credente. A mio avviso, dopo molto ascolti, posso ben dire che questo full-length sia il migliore dei precedenti: più cupo e aggressivo, in cui la voce non è solo di sottofondo all’insieme degli strumenti utilizzati, ma è parte viva e più presente rispetto ai passati dischi; inoltre, come afferma lo stesso autore, la voce è del tutto naturale, poco effettata. Il tema delle song rispecchia la dualità di cui abbiamo già accennato: l’essere umano che riflette sulla sua umiltà, sulla sua debolezza nella lotta contro il male, la quale può essere vinta solo con l’aiuto di Dio. Ancor più, la sofferenza della voce di Marek e il tempo marziale portato dalla batteria e dal basso, creano un intenso contrasto con i sublimi archi e i delicati flauti di ogni singolo pezzo.

Carichi di emozioni e ricchi di classicità, Deliverance e Endless life sono due pezzi che hanno come sottofondo un incedere lento, guerresco, reso ancor più maestoso dai fiati (oboe, flauti e tanto altro), dal piano e da intensi violini su cui si poggia una voce apparentemente eterea, senza confine, ma che ritrova, nei momenti di massima intensità del testo, una carica del tutto umana. Un altro elemento distintivo di questo lavoro è lo spazio dato alla chitarra acustica di Marcin Kruczed chiamato apposta a regalarci intense emozioni mediterranee con il suo arpeggio sia in Our sinful realm, sia in Brothers. Uno dei testi più belli del full-length è senz’altro quello di Pride che ci ricorda due importanti momenti della Bibbia sotto forma di cibo/bevanda: l’aceto del "tutto è compiuto" e la mela come frutto proibito. Un’ultima song su cui vorrei porre l’attenzione è Among the dead poiché è molto particolare: è solo voce e giochi di cori; l’esecuzione a cappella, sostenuta da effetti come il rombo di un tuono e i rintocchi di campane, fanno di questo pezzo una preghiera presa da un rituale, qualcosa che ricorda antiche preghiere cristiane. Davvero da brividi!

Non ho molto altro da aggiungere, ma solo da consigliare! Difetti veri e propri non sono riuscita a trovarli visto che il genere, pur essendo puro gothic, è arricchito da una neoclassicità sublime… Che mi lascia senza parole.

Roberta Cannone

VOTO

91

 

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