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Terzo album di una trilogia che con questo lavoro raggiunge
il suo più alto splendore. Dalla mente di Marek Juza ci inebriamo di un
gothic classico, senza eccessivi modernismi, ricolmo di fascino oscuro,
che ben contrasta con la fede devota del credente. A mio avviso, dopo
molto ascolti, posso ben dire che questo full-length sia il migliore dei
precedenti: più cupo e aggressivo, in cui la voce non è solo di
sottofondo all’insieme degli strumenti utilizzati, ma è parte viva e più
presente rispetto ai passati dischi; inoltre, come afferma lo stesso
autore, la voce è del tutto naturale, poco effettata. Il tema delle song
rispecchia la dualità di cui abbiamo già accennato: l’essere umano che
riflette sulla sua umiltà, sulla sua debolezza nella lotta contro il
male, la quale può essere vinta solo con l’aiuto di Dio. Ancor più, la
sofferenza della voce di Marek e il tempo marziale portato dalla
batteria e dal basso, creano un intenso contrasto con i sublimi archi e
i delicati flauti di ogni singolo pezzo.
Carichi di emozioni e ricchi di classicità,
Deliverance e Endless life sono due pezzi che
hanno come sottofondo un incedere lento, guerresco, reso ancor più
maestoso dai fiati (oboe, flauti e tanto altro), dal piano e da intensi
violini su cui si poggia una voce apparentemente eterea, senza confine,
ma che ritrova, nei momenti di massima intensità del testo, una carica
del tutto umana.
Un altro elemento distintivo di questo lavoro è lo spazio dato alla
chitarra acustica di Marcin Kruczed chiamato apposta a regalarci intense
emozioni mediterranee con il suo arpeggio sia in
Our sinful realm,
sia in
Brothers.
Uno dei testi più belli del
full-length è senz’altro quello di
Pride
che ci ricorda due importanti momenti della Bibbia sotto forma di
cibo/bevanda: l’aceto del "tutto è compiuto" e la mela come frutto
proibito. Un’ultima song su cui vorrei porre l’attenzione è
Among the dead
poiché è molto particolare: è solo voce e giochi di cori; l’esecuzione a
cappella, sostenuta da effetti come il rombo di un tuono e i rintocchi
di campane, fanno di questo pezzo una preghiera presa da un rituale,
qualcosa che ricorda antiche preghiere cristiane. Davvero da brividi!
Non ho molto altro da aggiungere, ma solo da consigliare! Difetti veri e
propri non sono riuscita a trovarli visto che il genere, pur essendo
puro gothic, è arricchito da una neoclassicità sublime… Che mi lascia
senza parole.
Roberta Cannone |