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METUS
Out Of Time
gothic
2010 - Antidotum
(Polonia)
www.myspace.com/metuspl

 

Se c’è qualcosa che non smette di sorprendermi in Marek Juza (nome di battesimo dell’altrimenti noto Metus) è l’impressionante capacità di migliorarsi che rivela in ciascuna sua opera. Sono passati una manciata di anni dal suo debutto sulla scena musicale, e a partire da allora non c’è stato album che non abbia superato in bellezza le uscite precedenti. Rispetto a quanto abbiamo visto finora, ad ogni modo, "Out Of Time" si distingue per aver portato un’interessante folata di novità. Innanzitutto esce in due Cd, cantati rispettivamente in lingua inglese e in polacco, e in secondo luogo colpisce per le differenze segnate nei confronti della discografia precedente, della quale abbandona parzialmente lo stile compositivo. Il sound al quale Marek ci aveva abituati è una particolarissima fusione di darkwave, gothic e neoclassical. Nei brani di Metus le note sono sempre poche, ridotte all’essenziale. Di solito c’è bisogno di un ascolto paziente prima che gli arpeggi di chitarra, le percussioni, il suono dei fiati e degli archi che accompagnano il canto si lascino assimilare, sprigionando un profondo effetto suggestivo. "Out Of Time", invece, si presenta come un album decisamente più melodico. Le tracce si lasciano apprezzare già dal primo ascolto, valorizzando ancor di più la timbrica – bellissima e profonda – dell’autore. Il tutto senza smettere di evocare quell’umore tipicamente dark che lo caratterizza.

I novanta minuti di ascolto complessivo scorrono senza punti morti, trovando in alcuni momenti picchi di particolare splendore. When the wind blows - successiva all’opener At night - inizia come un sospiro sommesso per culminare, a poco a poco, in un riff di chitarra cadenzato e drammatico che accompagna l’eco del cantante sullo sfondo, piombandoci in una fumosa atmosfera doom. I dream of my authentic home comincia similmente con toni sommessi per poi dirompere al sopraggiungere del piano e della chitarra elettrica. Passaggi armoniosi di voce e violoncello si avvicendano costantemente a un refrain dal carattere energico, marziale, e tremendamente solenne. La sentimentale Where... only thou è una piccola gemma. Circa sei minuti di splendida orchestrazione fanno da base alle liriche del cantante, fino al sopraggiungere del finale, coinvolgente ed intenso, dove la voce di Marek risalta prendendo il controllo assoluto della scena. Citiamo poi Let the heart guide us, il pezzo dalle sonorità più romantiche di tutto il full-length. Note e parole cullano letteralmente l’ascoltatore, senza cadere nel melenso. La title-track, Out of time, arriva quasi al termine del primo Cd e si lascia notare per il refrain orecchiabile ed immediato che intercala i passaggi più eterei della canzone.

La variante in lingua polacca dei brani lascia un’impressione complessivamente diversa. Molte tracce sono state riformulate eliminando il contributo di gran parte degli strumenti, o rendendone più sobrio l’impatto emotivo. Tutto il secondo blocco scorre evocando atmosfere plumbee, sensibilmente più fosche del primo. La sensazione è di avere a che fare con il Metus “vecchio stile”. In Gdy wieje wiatr (When the wind blows), ad esempio, scompare del tutto il guitar work lasciando essenzialmente alla tastiera il compito di accompagnare le parole. Sembra quasi di ascoltare un salmo. Similmente, Marze o prawdziwym domu (I dream of my authentic home), rinuncia all’imperioso riff della versione inglese per sostituirlo con un più docile, ma anche più introspettivo, arpeggio di chitarra acustica. Resta saggiamente immutata, invece, Gdzie...tylko ty (Where...only thou), che anche in lingua madre resta a mio avviso il pezzo più riuscito dell’intera collezione. Molto bello anche l’artwork sulla copertina, pure questo opera di Marek.

In definiva: un album che lascia pienamente soddisfatti. Non soltanto per la qualità del lavoro, ma anche e soprattutto per l’originalità che il progetto Metus costituisce nell’attuale panorama musicale; prerogativa rara, in un frangente dove molto di quello che ci viene proposto comincia ad avere il sapore stantio del “già sentito”. Non resta che consigliarvi l’ascolto di questo (ingiustamente) semisconosciuto artista di Cracovia per allargare ulteriormente i vostri orizzonti musicali.

Converso

VOTO

92

 

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