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Se c’è qualcosa che non smette di sorprendermi in
Marek Juza (nome di battesimo dell’altrimenti noto Metus) è
l’impressionante capacità di migliorarsi che rivela in ciascuna sua
opera. Sono passati una manciata di anni dal suo debutto sulla scena
musicale, e a partire da allora non c’è stato album che non abbia
superato in bellezza le uscite precedenti. Rispetto a quanto abbiamo
visto finora, ad ogni modo, "Out Of Time" si distingue per aver
portato un’interessante folata di novità. Innanzitutto esce in due Cd,
cantati rispettivamente in lingua inglese e in polacco, e in secondo
luogo colpisce per le differenze segnate nei confronti della discografia
precedente, della quale abbandona parzialmente lo stile compositivo. Il
sound al quale Marek ci aveva abituati è una particolarissima fusione di
darkwave, gothic e neoclassical. Nei brani di Metus le note sono
sempre poche, ridotte all’essenziale. Di solito c’è bisogno di un
ascolto paziente prima che gli arpeggi di chitarra, le percussioni, il
suono dei fiati e degli archi che accompagnano il canto si lascino
assimilare, sprigionando un profondo effetto suggestivo. "Out Of Time",
invece, si presenta come un album decisamente più melodico. Le tracce si
lasciano apprezzare già dal primo ascolto, valorizzando ancor di più la
timbrica – bellissima e profonda – dell’autore. Il tutto senza smettere
di evocare quell’umore tipicamente dark che lo caratterizza.
I novanta minuti di ascolto complessivo scorrono senza punti morti,
trovando in alcuni momenti picchi di particolare splendore. When
the wind blows - successiva all’opener At night -
inizia come un sospiro sommesso per culminare, a poco a poco, in un riff
di chitarra cadenzato e drammatico che accompagna l’eco del cantante
sullo sfondo, piombandoci in una fumosa atmosfera doom. I dream of
my authentic home comincia similmente con toni sommessi per poi
dirompere al sopraggiungere del piano e della chitarra elettrica.
Passaggi armoniosi di voce e violoncello si avvicendano costantemente a
un refrain dal carattere energico, marziale, e tremendamente solenne. La
sentimentale Where... only thou è una piccola gemma. Circa
sei minuti di splendida orchestrazione fanno da base alle liriche del
cantante, fino al sopraggiungere del finale, coinvolgente ed intenso,
dove la voce di Marek risalta prendendo il controllo assoluto della
scena. Citiamo poi Let the heart guide us, il pezzo dalle
sonorità più romantiche di tutto il full-length. Note e parole cullano
letteralmente l’ascoltatore, senza cadere nel melenso. La title-track,
Out of time, arriva quasi al termine del primo Cd e si
lascia notare per il refrain orecchiabile ed immediato che intercala i
passaggi più eterei della canzone.
La variante in lingua polacca dei brani lascia un’impressione
complessivamente diversa. Molte tracce sono state riformulate eliminando
il contributo di gran parte degli strumenti, o rendendone più sobrio
l’impatto emotivo. Tutto il secondo blocco scorre evocando atmosfere
plumbee, sensibilmente più fosche del primo. La sensazione è di avere a
che fare con il Metus “vecchio stile”. In Gdy wieje wiatr
(When the wind blows), ad esempio, scompare del tutto il
guitar work lasciando essenzialmente alla tastiera il compito di
accompagnare le parole. Sembra quasi di ascoltare un salmo. Similmente,
Marze o prawdziwym domu (I dream of my authentic
home), rinuncia all’imperioso riff della versione inglese per
sostituirlo con un più docile, ma anche più introspettivo, arpeggio di
chitarra acustica. Resta saggiamente immutata, invece, Gdzie...tylko
ty (Where...only thou), che anche in lingua madre
resta a mio avviso il pezzo più riuscito dell’intera collezione. Molto
bello anche l’artwork sulla copertina, pure questo opera di Marek.
In definiva: un album che lascia pienamente soddisfatti. Non soltanto
per la qualità del lavoro, ma anche e soprattutto per l’originalità che
il progetto Metus costituisce nell’attuale panorama musicale;
prerogativa rara, in un frangente dove molto di quello che ci viene
proposto comincia ad avere il sapore stantio del “già sentito”. Non
resta che consigliarvi l’ascolto di questo (ingiustamente)
semisconosciuto artista di Cracovia per allargare ulteriormente i vostri
orizzonti musicali.
Converso
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