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MEWITHOUTYOU
Catch For Us, The Foxes
alternative
2004 - Tooth & Nail Records
(USA)
www.myspace.com/mewithoutyou

 

Continua l’avventura degli sperimentalissimi mewithoutYou con un secondo album intitolato "Catch For Us, The Foxes" (titolo preso dal libro del Cantico dei Cantici, verso 2:15: "Pigliateci le volpi, le volpicine che guastano le vigne, poiché le nostre vigne sono in fiore!"). Se già nel debutto i nostri ci avevano stupefatto con la loro fusione di hardcore, ambient, fusion e chi più ne ha più ne metta, questo secondo lavoro mostra un’enorme maturazione nel sound dei nostri, come anche nella qualità di produzione (infatti alla stessa troviamo Brad Wood, che si è occupato di vari gruppi famosi tra i quali gli Smashing Pumpkins).

L’album apre in modo poco convincente con Torches together, che parte leggera, con le tipiche vocals parlate di Aaron Weiss. Però il pezzo si aggiusta quasi subito, e l’ascoltatore non può fare a meno di ammirarne la musica colma di groove e di ritmi ossessivi. Anche i testi sono maturati: se nel debutto erano poetici e dal significato nascosto, qui invece sono diretti nel senso, senza però perdere di poeticità. Senza pause si prosegue alla prossima song, che è anche una delle mie preferite del disco: January 1979. Un pezzo bellissimo, ricco di emozioni, con arrangiamenti di chitarre molto interessanti, specialmente nel finale, in cui sfumano lasciando la mente vagare nell’infinito. Molta groove la troviamo fin dall’apertura della seguente Tie me up! untie me!, che racconta la storia di un uomo sull’orlo del suicidio che cerca Dio nei posti sbagliati, per poi alla fine trovarlo in luoghi inimmaginabili; bellissimo il finale, in cui il gruppo crea molta ambience, per poi introdurre Leaf, che parte seguendo il finale della traccia precedente. Leggermente più arrabbiate sono le vocals, mentre la musica rimane leggera, a tratti psichedelica ed ambient, ed a momenti quasi shoegazer. Parecchio shoegazer lo troviamo invece in Disaster tourism, che parte con vocals monotone e musica ripetitiva e psichedelica, per poi evolversi a metà pezzo in una song tipica del gruppo; brano abbastanza particolare, che segna la maturazione del gruppo. Bellissima è anche Seven sisters, con un ottimo lavoro da parte del bassista. La successiva traccia è The soviet, maggiormente sperimentale, con arpeggi psichedelici ed intrecciati da parte delle chitarre, e un bellissimo breakdown groovy a metà pezzo. Finale coi fiocchi, in cui la musica arriva ad un pathos eccezionale, e le vocals diventano quasi degli scream. Dopo questo episodio aggressivo, ci si rilassa con Paper hanger, indie che a tratti diventa quasi punk, senza però perdere lo stile del gruppo. In My exit, unfair, troviamo anche elementi fusion e funky. Aggressiva invece è Four word letter (Pt.2), che è il reprise di Four word letter, brano apparso nel loro primo Ep "I Never Said That I Was Brave". Quest’ultimo apre in modo tipico per il gruppo, per poi evolversi inserendo stupende sonorità asiatiche, anche grazie ad una voce femminile che aumenta la credibilità dello stile. Nella successiva Carousels, la musica appare più rilassata, mentre le vocals sono completamente parlate e tristi. Chiude la malinconica Son of a widow che paragona la morte dell’uomo e la nuova vita in Cristo ad un grappolo d’uva, che se spremuto (ucciso) dà origine a vino. In questo pezzo il vocalist Aaron Weiss sostituisce il suo modo di cantare parlando con melodie. Gran bel finale!

Se ancora non lo avete capito, quest’album è un capolavoro! Se vi va di ascoltare qualcosa di rilassante e colmo di emozioni che sia allo stesso tempo bello forte e che non sia emo, allora prendete un buon libro, una tazza di caffè, mettete quest’album nello stereo, e preparatevi ad una bellissima esperienza audio-visiva. Altamente raccomandato!

Christopher Warman

VOTO

90

 

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