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E’ strano come a volte si
può amare qualcosa ed odiarla allo stesso tempo. E sono proprio questi i
miei sentimenti verso "It's All Crazy! It's All False! It's All A
Dream! It's Alright", l’ultima fatica dei visionari mewithoutYou.
Iniziato come progetto sperimentale, che incorporava musica
post-hardcore con vocals un po’ parlate un po’ urlate, i nostri, con
questa loro ultima release, decidono di sorprenderci nuovamente
stravolgendo completamente il loro sound. Questo nuovo sound si tratta
di un particolarissimo miscuglio di folk con sonorità alternative; la
nuova strada era già intuibile nella loro opera precedente, "Brother,
Sister", ma mai mi sarei aspettato qualcosa del genere.
Apre il disco la monotonissima Every thought a thought of You,
che oltre ad essere tra le peggiori del disco, è anche portatrice di
cattive nuove: le vocals parlate di Aaron Weiss sono solo accennate,
sostituite da melodie, arrangiamenti semplicisti, con chitarre distorte
sostituite da tastiere, per un effetto davvero choccante per i fan di
vecchia data. Sicuramente brano orribile per far partire il disco. Segue
però The fox, the crow and the cookie, molto più allegra e
melodica della precedente. Gli arrangiamenti sono maggiormente folk
oriented, con chitarre acustiche, tromboni, e chi più ne ha più ne
metta. Particolari sono i testi che narrano la famosissima favola di
Bawa Muhaiyaddeen del corvo e della volpe che si disputano un biscotto.
Segue la ripetitiva The angel of death came to David’s room,
con degli ottimi arrangiamenti, ma risulta noiosa dopo il primo minuto.
Passiamo ora al pezzo migliore del platter, Goodbye, I!,
che con melodie orecchiabili, arrangiamenti favolosi e testi commoventi,
strega l’ascoltatore in modo tale da richiamare vari ascolti. Purtroppo
l’ultima parte del brano risulta ripetitiva, consiglierei a tutti di
saltare oltre appena passati i due minuti e trenta secondi. Proseguiamo
l’ascolto con la simpatica A stick, a carrot & string, che
risulta nuovamente ripetitiva come le precedenti, e poco accattivante
all’orecchio. Ecco ora Bullet to binary (Pt.Two), la
versione riarrangiata e riscritta in chiave folk della opener del
debutto. Direi addirittura che questa versione è quasi migliore
dell’originale, essendo molto più intensa e progressiva. Simpaticissima
è la seguente, Timothy hay, con una melodia davvero
orecchiabile ed un pianoforte stupendo.
Segue ora la song più
particolare del platter: Fig with a bellyache.
Musicalmente la prima parte è davvero particolare, con una chitarra
acustica arpeggiata freneticamente, e vocals a corale che ripetono a più
non posso "ba da da", risultando però davvero noiosi già dopo la terza
volta. La seconda parte del pezzo invece è un valzer davvero bello e
particolare, e ancora più particolari sono i testi con versi che
includono "We pretend to care and like we understand, / our eyes go soft
but know it now / What we're thinking about is your mammary glands / and
how to sail your birth canal" (Facciamo finta di importarcene e di
capire, i nostri occhi calano e la verità è questa: stiamo solo pensando
alle tue ghiandole mammarie e a come navigare nella tua grotta) oppure
"The dog below our waists aroused, / as arms embraced the pretty gals /
It came much more as a surprise, / it happening while I hugged the guys"
(Il cane sotto la nostra cintura trova piacere nell’abbracciare le belle
belle ragazze. Ma sono rimasto sorpreso dato che succedeva anche mentre
abbracciavo i ragazzi), versi che sono costati l’espulsione di questo
album dai cataloghi cristiani americani. Poco particolari sono i brani
che seguono, Cattail down, e The king beetle on a
coconut estate, che, com’è ormai caratteristica dell’album, sono
ripetitive e noiose. Chiude il platter l’allegra Allah, Allah,
Allah. Scrupolosi non vi allarmate!, il vocalist Aaron Weiss è
cresciuto in una famiglia metà ebrea e metà islamica, e si è abituato a
chiamare Dio con il nome islamico. Il brano è un simpatico coretto
acustico che parla di come Dio (Allah) sia presente ovunque e in
chiunque.
Questo album porterà molti fan affezionati ad abbandonare il gruppo. Già
immagino le masse che abbandonano i mewithoutYou nei loro
concerti. La caratteristica di questo lavoro è la ripetitività, parecchi
pezzi infatti hanno parti che si ripetono fino alla nausea. Di bei brani
ce ne sono, ma vengono infangati dalla bruttezza e dalla monotonia di
tanti altri. Del buono c’è, ma qualcosa manca.
Christopher Warman
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