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"Truth" è un capolavoro. La terza fatica di
Michael Sweet da solista si discosta non poco dalla discografia
degli Stryper e dai precedenti album "Micheal Sweet"
(1994) e "Real" (1995). Abbandonati i classici stilemi dell’hard
rock anni ’80, Michael ci regala una splendida gemma di pop/rock maturo,
al passo coi tempi.
Distracted, la traccia che apre il Cd, ci fa
subito capire che la voce di Sweet non ha perso nulla. É anzi
migliorata: priva dei caratteristici strilli stryperiani ma più duttile
ed espressiva, capace di commuovere o di dare scariche di adrenalina. La
voce è insomma la vera protagonista dell’album, utilizzata come un vero
e proprio strumento dalle possibilità illimitate. Blue bleeds
through è uno dei brani più riusciti, con un ritornello
costruito su un vocalizzo che per l’ascoltatore vale quanto una lezione
di canto. The ever after è il pezzo più heavy e vede come
ospite l’ex compagno Oz Fox alla chitarra. A Lift my head,
scanzonata, orecchiabile, che svela il lato più solare di Sweet, segue
la più sperimentale title track. La conclusiva Stone è una
delle canzoni più commoventi che abbia mai ascoltato.
É una ballata malinconica in cui la voce di Michael,
accompagnata dal solo pianoforte, sembra che arrivi a toccare il cielo e
insieme le corde dell’anima.
Nessun'altro saprebbe interpretare con tale trasporto emotivo un testo
così profondo "I am beat, and I'm so tired of trying / for a chance to
earn grace all alone. / I am stone, I'm smiling, living, loving, dying /
there ain't much more than what you can see / deep inside I'm crying,
for what I keep denying / for that's the very thing that sets me
free...".
É un vero peccato che un’opera come "Truth" non abbia
raggiunto una grande popolarità al di fuori del ristretto circuito del
christian rock e dei nostalgici fans degli Stryper. Questo album
avrebbe tutte le carte in regola per scalare le classifiche di mezzo
mondo con almeno tre potenziali singoli. Rivolgo quindi un appello a
tutti i lettori di whitemetal.it: acquistate l’album e fatelo ascoltare
a quante più persone possibili. I veri appassionati di musica non
potranno non apprezzarne il valore e consigliarne l’ascolto ad
altrettante persone. Potrebbe essere il primo passo per fare uscire dal
semi-anonimato un artista che non si rivolge a un pubblico di nicchia ma
che è in grado di comunicare a chiunque ami la musica d’autore. Concludo con una nota polemica. Ascoltando "Reborn",
l’ultimo lavoro dei redivivi Stryper, l’album più scialbo degli
ultimi dieci anni, sembra proprio che Michael non dedichi alla sua band
nemmeno un decimo della passione che mette nella sua carriera solista.
Allora perché non dedicarsi esclusivamente ad essa? La risposta mi
sembra piuttosto ovvia: la reunion delle "api" ha rappresentato solo una
squallida operazione commerciale, indegna del nome che portano i quattro
californiani. Tutta la mia stima va quindi al coerente Timothy Gains.
Marco Ciapparelli |