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MIDNIGHT ORCHESTRA
Land Of Nod
 
 

 

MIDNIGHT ORCHESTRA
Digital Saviour
industrial
2000 - Syntax Records
(USA)
www.lastfm.it/music/midnight+orchestra

 

Siamo nel periodo in cui spiga la bizzarra commistione rap-metal, dando vita alla meteora commerciale del nu metal, sostanzialmente estintasi dopo aver contaminato anche il gothic sulla scia del fenomeno Evanescence. Nell'anno 2000 tutto ciò era ancora un qualcosa di innovativo, ed i Midnight Orchestra, dopo il discreto debut "Land Of Nod", decidono di lanciarsi nella sperimentazione, miscelando il loro gothic qui fortemente industriale proprio col rap. Ne viene fuori un bel pasticcio senza troppo capo né coda, anche perché passi pure - forse - la quantomeno dubbia sperimentazione, ma "Digital Saviour" per il resto si rivela un disco compositivamente limitato, strumentalmente banale, dove i buoni spunti vengono strizzati allo sfinimento, riproposti indefessamente per tutte o quasi le 13 tracce, rendendo quindi lo sviluppo della tracklist a dir poco pleonastico.

Lo schema ridonda evidente: mid-tempo industrial-goth con cantato semibaritono o filtrato e (anche buoni) refrain, a cui si accostano diverse volte questi inserti rappati che spesso si sostituiscono completamente al sound, magari accompagnati da riffoni in backing. E' il caso della titletrack Digital Saviour, dove ospite è il rapper Prophetics, di I'm a lie (con Mr. Tru of Sackcloth Fashion), più rap che metal, e della riuscita Chaos (feat. Prophetics, Man of War, E-Roc, Coleon), carica di pathos chitarristico. Tuttavia in questo "Digital Saviour", tra le tante falle ci si imbatte anche in episodi interessanti. Citerei la sesta Everyday people, intrisa di una piacevole melodia vocale e impreziosita da un guitar solo che spunta dal robusto muro ritmico, poi The cage, con la sua armonia quasi catchy, ma soprattutto la decima Cain, cupa con baritono passionale in stile The 69 Eyes, dopo un attacco dark ambient. Per il resto a farla da padrona è la scialba monotonia.

Con questo malriuscito album, dalle intriganti e cristianamente esplicite liriche, si chiude, in modo dunque claudicante, l'avventura di un act che forse aveva nelle proprie corde qualcosa di più rispetto a quello che ha poi effettivamente prodotto. Mick di lì fonderà il progetto Goliath, le cui coordinate stilistiche vireranno verso lo stoner doom blacksabbathiano.

Vaake

VOTO

53

 

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