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Due album di goth industrial per l'one man band
statunitense Mick, e poi cambio di monicker con annesso cambio di
coordinate stilistiche: i subentrati Goliath si occuperanno di
stoner doom blacksabbathiano quando invece i nostri Midnight
Orcherstra erano decisamente in stile Nine Inch Nails e
The 69 Eyes; l'anima darkwave della band è più presente in "Land
Of Nod", mentre in "Digital Saviour" prevalgono le
sperimentazioni sintetiche e industriali. Tra i gruppi white
assimilabili a venire in mente subito sono i sudafricani The
Awakening, che però possono contare su un estro creativo e su
talenti di altra caratura.
C'è anche spazio per i guest in questo album, e ce
ne accorgiamo fin dall'opener darkwave War dance, in cui
nel perpetuo lento incedere, accanto al vellutato baritono di Mick
compaiono vocalizzi femminili. The cage attacca eterea
minimale e nel suo sviluppo si gioverà di una ritmica più intensa con
loop chitarristici ed una buona melodia. Cupezza, inquietudini tastiere
e vocals straziate per Cain, afflati da Sol Levante e
dolce chorus per Render. Dopo un attacco dark ambient
Beyond the grave si stabilizza sulla solita ritmica, e
francamente tale ridondanza inizia a stufare. Covered in blood
fa un lieve eccezione grazie alle evoluzioni di una lead guitar
finalmente protagonista, ma poi si torna pressoché al solito con la
solare Fear (ossimoro) e la anonima Creatures of the
night, intervallate dalla tastiero-sinfonica The oath.
A chiudere troviamo il pezzo da novanta del Cd, The cross:
piano drammatico ed effetti onirici, vanno a creare seducenti lande
orfiche. Il lavoro propone anche due bonus track con registrazione da
demo, su quali non c'è nulla di dire.
Qualche spunto emozionale dunque per questo
"Land Of Nod", ma complessivamente siamo al cospetto di gothic
manieristico, non lezioso ma comunque dallo scarso appeal, figlio di un
songwriting piuttosto piatto e mai troppo coinvolgente. Vedremo quindi
se con "Digital Saviour" i Midnight Orcherstra avranno
saputo fare di meglio.
Vaake
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