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Piomba tanto improvvisa quanto inattesa questa sorpresona dalla
Svezia: i Mirador, ossia un terzetto di talento superiore
dedito ad un doom di derivazione blacksabbathiana ma mutuato
stilisticamente per lo più da band successive che lo hanno o
epicizzato, come i Candlemass, o reso progressivo, come i
Veni Domine, quest'ultima peraltro la (christian) band che i
Mirador considerano la propria principale fonte d'ispirazione,
tanto da definirli senza troppe perifrasi "the kings of true doom metal". Il sound del
debut "The Azrael Tales" è in realtà difficilmente
classificabile in modo netto in quanto aperto a svariate influenze e
ben disposto ad inglobare armonicamente diversi spunti e stili,
anche vocali, comunque sempre caratterizzati da interpretazioni
tecniche ed appassionate.
Si alza il sipario ed eccoci immediatamente deliziati dalla
creatività compositiva, dalla irruenza del riffing e dalla fantasia
(ci sono anche i claps!) di Redeemer, in pieno stile
Mechanical Poet: l'heavy che ne segue è caldo così come le
linee vocali impreziosite da brevissime parentesi di cori
neoclassici; follia e poderosità la faranno da padrona per tutto lo
sviluppo dell'opener chiusa prima da un passaggio doom neoclassico,
e poi da un intenso heavy. Articolato progressive metal è il lavoro
chitarristico all'attacco della subentrante Phoenix syndrome
dove poi il cantato di Jakob Forsberg sarà affiancato da carezzevoli
cori: stacchi prog e fasi soffuse si alterneranno, l'assolo di Erik
Mjörnell è eccellente, ma non manca il momento prettamente doom; a
chiudere sfumando è la tastiera. Dopo alcune bordate coordinate il
sound della terza No loss cut è orientaleggiante nel
guitar solo, per farsi poi più grezzo ma sempre aperto
all'inserimento di melodie; anche qui non saremo privati del doom,
del momento soffuso e dell'assolo, peraltro superlativo, inserito sul finale. Postbelievers è un omaggio
dichiarato agli amati Veni Domine di "Fall Babylon Fall",
cori e doom progressivo infatti impazzano, poi però nella seconda
parte la traccia cambia: un mieloso riff all'arrivo di un caldo
acuto si dissolve all'apparire di un teatro sonoro neoclassico e
solenne dove solos e cori producono un'apoteosi di emozioni chiuse
da un mesto riff. Perfect plan è più heavy/prog,
focoso, aperto alla melodia ed alla presenza non invadente di un
catchy refrain reso più intenso da vagheggiamenti neoclassici e da
effetti tastieristici sinfonici: nel mezzo di tutto ciò si può
gustare anche un passaggio sperimentale fusion-oriented.
Con Soul distortion abbiamo un'altra piacevole novità
nell'utilizzo di un elegante synth che accompagna un sound pacato
volto alla polifonia catchy, ad un doom candlemassiano, a cori
neoclassici, nonostante qualche intensificazione prog. Heavy ritmato
e momenti lenti di sognante atmosfera, cambi di ritmo ed un doom
tastieristico enfatizzato dal bel cantato sono The trial,
la quale si dissolve sfumando. Meravigliosa è la seguente Thief,
nel refrain, nel ritmante riffing stoppato ed in quello possente,
nel songwriting, nella solo accennata parentesi di cantato
gregoriano con tanto di effetto organo, nel poderoso assolo, nei
rimandi psichedelici anni '70, nella neoclassicità e nel finale riff
agrodolce. New day: la penultima canzone, il sound è
qui doom neoclassico di altissima fattura sul quale si innestano riff
esplosivi ma principalmente un ipnotizzante coro anni '80, che
chiude anche, dopo però uno stacco più tirato e "rozzo". Last song è
Metropolis metamorphosis col suo doom epico e solenne
che si divide curiosamente il proscenio della track, ma senza
stonare, con mera fusion che accompagna poi sofficemente il disco al
commiato.
Lyrics oscure incentrate su un semi-concept tendenzialmente
escatologico vertente attorno alla figura di Azrael, l'arcangelo che
secondo una tradizione non troppo ortodossa avrebbe la funzione di
accompagnare le anime dei morti nell'aldilà.
Un disco avvolgente, caldo, curatissimo, ispirato nella gran parte
dei suoi 56 minuti ineccepibilmente prodotti, e di grande classe per
una band che, ma qui si è facili profeti, se potrà e saprà
continuare su questo cammino farà molto parlare di sé.
Vaake
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