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Sappiamo ormai più
o meno tutto dello Jani Stefanovic musicista e della sua travolgente
prolificità compositiva avendone diffusamente trattato recensendo alcuni
suoi celebri progetti quali Divinefire ed Essence Of Sorrow;
ulteriore prologo è quindi qui omesso, andiamo così immediatamente a
trattare di questa sua ultima creatura, i Miseration. Dopo una
lunga parentesi melodic oriented Jani torna al suo grande amore che è
l'estremo, ed i Miseration estremi sono nel loro death roboante e
saturo arricchito di reiterate partiture melodiche che nulla tolgono
alla brutalità delle scritture dei pezzi. Jani si occupa di tutta la
strumentazione, in cui spicca un violento e chirurgico drumming
triggerato: le parti vocali sono affidate a Christian Alvesta (Scar
Symmetry, Incapacity, ecc) autore di una prova superata non
tanto per presenza scenica quanto invece per varietà tonale.
Hypocrisy, Children Of Bodom, At The Gates, Fear
Factory e chi più ne ha più ne metta, com'è ovvio che sia non
essendo death metal composto su Marte, sono influenze che si possono
vedere in vari gradi mutuate, citate e presenti, ma il vero rapporto di
paragone del sound va fatto con un'altra celebre white band, i grandiosi
finnici Renascent, non a caso combo di cui Stefanovic percuoteva
le pelli prima di abbandonarlo per dedicarsi a progetti propri; e ancora
non di certo a caso guest di "Your Demons - Their Angels" è,
oltre all'axeman Patrik Gardberg all'opera in diversi assoli (anche nei
Divinefire), il singer Barry Haldan, sì, proprio il frontman del
debut full-length dei Renascent, l'eruttivo "Through Darkness".
Scorrendo la tracklist
l'uno-due Thrones e Perfection destroyed,
elaborata ed eclettica ritmicamente la prima, feroce ed armonizzata la
seconda, è già quanto di meglio possiamo trovare nel platter. Da
rimarcare nel secondo brano l'insistita presenza di parapolifonie clean
di trade-mark emo, di lì in poi riproposte in molte altre composizioni.
La turbinosa Seven are the sins diviene pienamente
Renascent style alla presenza di tastiere sinfoniche: nel
rallentamento che ne segue l'atmosfera nervosa è espressa in un
sussurrato ringhiante. In World lethality si notano oltre
al synth dark ambient alcuni passaggi bruschi; i down tempo enfatici di
The end designed non vanno a segno. Molto clean emo ed un
poco di confusione nei break propulsivi per Chain-work soul,
ricchissima di cambi di tempo è Noctivagant. Mera
Renascent song emerge essere Foul invective, chiusa
aulica per l'oscura e patetica ottima Scattering the few. Produzione eccellente per quel che concerne il suono
anche se in diversi frangenti convulsi rimane un pizzico impastata, la
cover ricorda moltissimo più che il death metal gli Iced Earth
(power) e poco riflette dunque la profonda oscurità delle appassionanti
e savie liriche, incentrate su una sconsolata evidenza della condanna
del mondo gettatosi in toto nelle mani corruttrici
(Corruption
taking the place of justice / mockers of believers faith / This mental
scar forever engraved / human values are degrading / a premonition, for
the failure. / Under subjection of fallen one / blasphemy, depravity /
complete, denial of Christ / Your twisted personality / senseless is
your reality / Evidence of abominations) dell'antico nemico che seduce per mezzo delle sue schiere
infernali, contro le quali supportano i troni angelici (cfr.
Thrones). Nel mondo il peccato impera sotto ramificate forme (Seven
are the sins), la società è sull'orlo dell'autodistruzione con la
perversione umana che arriva fino ad usare Dio per giustificare il
proprio odio (You
mortal fools, blinded by faith, turning the message of love into hate /
Paradise will not be reached, by taking a life / Hear these words: /
There is no release by suicide. / I can not relate, by their faith /
Acts of hate, in the name of God). La sentenza finale dell'ultima track
è senza appello: "Obsolate behaviour, in the name of science / emptiness
feeding their souls. / The fall of man is now at hand".
"Your Demons - Their Angels"
è sicuramente un buon disco, e come tale, se non di più, è stato accolto
dalla critica mondiale evidentemente poco a conoscenza del background
del mastermind: in realtà questo album risulta l'opera meno ispirata che
Stefanovic abbia finora plasmato; identico ai Renascent, ne
risulta tuttavia copia sbiadita in quanto meno articolata, sontuosa e
coinvolgente del citato act al quale, pur - ribadisco - ricalcandolo per
la gran parte, resta piuttosto dietro nel complesso compositivo e di
mood. Stefanovic sta compiendo gesta leggendarie nella diffusione del
christian metal, ma a tal punto, anche per non compromettere quanto di
buono ha finora seminato, io consiglierei una (meritatissima) pausa di
riflessione volta ad ideare qualcosa di nuovo e diverso, e questo perché
dai Miseration ho avuto la netta impressione che lo
Stefanovic-sound abbia oramai già dato il meglio di sé. In attesa di
futuri sviluppi rispetto assoluto per questo strepitoso artista
cristiano.
Vaake
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