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Seth Kimbrough! I Misery Chastain emanano
empatico consenso già per il sol fatto di averci riproposto il
leggendario singer dei Mortal Treason, moniker cult in ambito
metalcore, non solo necessariamente white, scioltosi purtroppo dopo il
secondo full. Si sarebbe potuto supporre che Kimbrough non sarebbe mai
risalito sul proscenio con un progetto di bassa caratura, e quindi
questi Misery Chastain dovrebbero, di conseguenza, sapere il
fatto loro: "Awaiting The End", vero debut dell'act dopo il demo
bitraccia "Rurnt", non delegittima alcuna aspettativa, anzi, pur
essendo lavoro autoprodotto di soli 25 minuti, poga via senza troppo
sudore almeno tre quarti della scena deathcore attuale.
Le atmosfere plumbee sono il trademark dei primi
brani, impresse nell'opera già dall'Intro strumentale, cui
segue la nerboruta sismica title-track Awaiting the end,
tra growl cavernosi, assoli strozzati e trivellamenti di doppia cassa.
E' un mid tempo roboante a stendere il tappeto rosso per la iridescente
composizione di Recipe for destruction, con staffilate
death/thrash ma anche breakdown tenebrosi. Dosi imponenti di oscurità
per il deathcore della strutturata The unseen,
scritturalmente l'episodio più rimarchevole del Mini, chiuso da un
pestaggio thrash-blackcore di quelli che vanno medicati. Di qui il Cd
svolta improvviso verso lo swedecore, cambia così il riffing come pure
la tonalità dell'orizzonte; mood melodici e screamati prevalenti in
Mourning a dying world, varie ritmiche e umori si alternano
invece nella riuscita Behold the Beast. Punto d'incontro
tra la prima e la seconda parte del platter è la conclusiva
Innocence to ashes, dato che le fonde entrambe, addizionando
solennità sia in up che in down tempo.
"In a cold and lonely world. We face death everyday.
/ From the womb to the grave we are destined to face hard times. /
There's only two roads. One we can choose. Which shall it be? / [...] We
all know that from death we were born. / And to death we shall return. /
Can we not show compassion? Can we just open our eyes? / There is still
time to change. Before we die. / Let's make things right. There is a God.
There's more to this". Liriche esistenzialistico-escatologiche di
livello per un Cd di impatto, nell'esordio di una band che potrebbe in
avvenire recitare un ruolo guida della scena core cristiana.
Vaake
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