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INTERVISTA
2/12/2007
 
 

 

MONOTHEIST
Unforsaken
avantgarde
2007 - TTH Label
(USA)
www.myspace.com/monotheistmetal

 

Demo autoprodotto a cui la nominale TTH Label fornisce null'altro che la vendita online e la stampa dell'artwork, "Unforsaken" rappresenta l'esordio sui prosceni per i clamorosi floridiani Monotheist, capitanati dal geniale colored The Prophet, ventenne collegiale che esegue chirurgicamente tutta l'immane complessità strumentale, programmando in modo superbo il drumming, ma che soprattutto sale letteralmente in cattedra quanto a capacità compositive, rilasciando sette strepitosi e originali brani che si avvalgono dell'ausilio di Elyssa Noel, eterea female vocal, in affiancamento all'ottimo guttural growler Jake Rice, la cui prova va ad aggiungere caratura in surplus ad una gemma già di inquantificabile valore. "Unforsaken" per quanto eccezionale è e rimane pur sempre un Demo, e la produzione ne risente: pur se molto ben bilanciato, purtroppo però il sonoro rimane ovattato, anche se tuttavia i danni arrecati al lavoro da questa falla nel complesso rimangono contenuti.

Cresciuto a suon di Opeth, Extol, Meshuggah e Death, The Prophet impasta tutte queste impegnative influenze creando una propria identità e facendo della strepitosa tecnica strumentale, progressiva ma applicata ad un contesto sonoro estremo, la sua arte: in tale sound guida, che si muove tra il death ed il black, arricchisce il songwriting incastonando cupe e decadenti atmosfere opethiane, librazioni incorporee, rarefazioni doom, minimalità sognanti, delicatezze fusion, ma persino passaggi folk, esaltando il tutto con uno strepitoso lavoro solistico di sette corde dagli aplomb che flirtano al neoclassico, rimandano spesso e volentieri al maestro Malmsteen. Composizioni lunghissime, in queste sette tracce si travalicano spesso i dieci minuti, senza per questo peccare in prolissità o pleonasmi. "Unforsaken" prende, prende e proietta verso verso l'empireo, in un viaggio onirico dove l'adrenalina sgorga a fiotti ma dove il profluvio è (e questo è un grande merito dei Monotheist) anche emozionale. Un'ora abbondante divisa in tre grandi "movimenti": I. Day Of Reprisal, contenete le prime tre song; II. Interlude, con la strumentale Morningstar, infine III. Night Of Redemption che confina gli ultimi tre episodi. Descrivere nel dettaglio queste sette track diverrebbe interminabile lavoro certosino data la straordinaria ricchezza del sound, ma quantomeno una rapida veduta d'insieme è doverosa. Apre Beheading Azazel, death progressivo alternato a black melodico tastieroso e molto Opeth conducono agli 11:28 della fantastica Through vagrant eyes, e qui il peso degli Extol si fa sostanziale, in aggiunta però con stacchi brutal, neoclassicità, distese ambient gioiose e tantissimo avantgarde, il tutto portato verso la conclusione da un furibondo assalto black. Non meno estesa è Shroud of the malefactor, anch'essa di un polimorfismo che lascia attoniti, e qui oltre a tutto il resto accanto alle neoclassicità insistite ed al pathos oscuro emergono anche influenze extreme stile primi Kekal. Cinque minuti di solarità e rilassatezza folkeggiante con la strumentale Morningstar, Blood for blood poi attacca death per concedere spazio ad up-tempo vertiginosi con solos affilati come katane, ma anche a derive doom ieratiche. All'insegna dell'omogenea ecletticità è Enraptured ove appare un drammatico riffing carillon in stile Dark Lunacy ma anche leggiadre atmosfere con eteree danze di vocalizzi femminili che evolvono in un opethiano intreccia di chitarre acustiche e coralità, per poi proseguire con tante altre soluzioni; è così che approdare alla closing song, i quasi sedici minuti della title-track Unfosaken, ossessive plettrate introducono un coacervo estremo di death, black e progressività, con un growl più cavernoso che mai, ma anche di partiture extreme, fusion, thrash, minimalismi e doom, coronando il pezzo con un lunghissimo assolo neoclassico dalla melanconicità da brividi lungo la schiena.

Christian band ammantata d'armatura crociata, le lyrics prendono spunto da episodi biblici per puntare il dito contro l'azione pervertitrice di Satana (Oh Satan / Lord of Darkness / Father of all filth / Prince of the Earth / Your hand that casteth the shadow / upon the souls of men / Building up the pride / with teeming eyes), contro cui siamo chiamati incessantemente a combattere; ma se col Suo aiuto sopravviveremo alla battaglia spirituale (This place / Abode of devils / Gouge out my eyes / See no evil / God of Light / Let me feel Your / Presence before me. / Forces of darkness / Powerless to hinder / The final sacrifice / Our souls lingered) passando per le asfissianti tribolazioni di questo mondo, il futuro è l'eternità della gloria, dove contempleremo il Suo volto (I've trudged through life / growing through time / and now i come face to face / with my greatest tribulation. / I appeal to thee / For in You I put my trust. / [...] Unforsaken / even the weakest of your children / Oh how words cannot express / the joy that comes in the morning / The waters of peace that wash over me / after Your hands lifted me up / Through out the darkest night / praise be to God Almighty / let us be joined to You to You forever). Cd sensazionale, il mio accorato appello è a non prescinderne, supportando una band che, se siete fans di quelle di riferimento, vi risulterà impossibile non amare; "Unforsaken" è album che se avesse avuto la fortuna di avvalersi di una produzione alla Opeth, alla Novembre o alla In Vain, avrebbe avuto quantomeno lo stesso valore intrinseco delle loro release, nonché un'altra manciata di punti in più qui sotto.

Vaake

VOTO

92

 

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