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Demo autoprodotto a cui la nominale TTH Label
fornisce null'altro che la vendita online e la stampa dell'artwork, "Unforsaken"
rappresenta l'esordio sui prosceni per i clamorosi floridiani
Monotheist, capitanati dal geniale colored The Prophet, ventenne
collegiale che esegue chirurgicamente tutta l'immane complessità
strumentale, programmando in modo superbo il drumming, ma che
soprattutto sale letteralmente in cattedra quanto a capacità
compositive, rilasciando sette strepitosi e originali brani che si
avvalgono dell'ausilio di Elyssa Noel, eterea female vocal, in
affiancamento all'ottimo guttural growler Jake Rice, la cui prova va ad
aggiungere caratura in surplus ad una gemma già di inquantificabile
valore. "Unforsaken" per quanto eccezionale è e rimane pur sempre
un Demo, e la produzione ne risente: pur se molto ben bilanciato,
purtroppo però il sonoro rimane ovattato, anche se tuttavia i danni
arrecati al lavoro da questa falla nel complesso rimangono contenuti.
Cresciuto a suon di Opeth, Extol,
Meshuggah e Death, The Prophet impasta tutte queste
impegnative influenze creando una propria identità e facendo della
strepitosa tecnica strumentale, progressiva ma applicata ad un contesto
sonoro estremo, la sua arte: in tale sound guida, che si muove tra il
death ed il black, arricchisce il songwriting incastonando cupe e
decadenti atmosfere opethiane, librazioni incorporee, rarefazioni doom,
minimalità sognanti, delicatezze fusion, ma persino passaggi folk,
esaltando il tutto con uno strepitoso lavoro solistico di sette corde
dagli aplomb che flirtano al neoclassico, rimandano spesso e volentieri
al maestro Malmsteen. Composizioni lunghissime, in queste sette tracce
si travalicano spesso i dieci minuti, senza per questo peccare in
prolissità o pleonasmi. "Unforsaken" prende, prende e proietta
verso verso l'empireo, in un viaggio onirico dove l'adrenalina sgorga a
fiotti ma dove il profluvio è (e questo è un grande merito dei
Monotheist) anche emozionale. Un'ora abbondante divisa in tre grandi
"movimenti": I. Day Of Reprisal, contenete le prime tre
song; II. Interlude, con la strumentale Morningstar,
infine III. Night Of Redemption che confina gli ultimi tre
episodi. Descrivere nel dettaglio queste sette track diverrebbe
interminabile lavoro certosino data la straordinaria ricchezza del
sound, ma quantomeno una rapida veduta d'insieme è doverosa. Apre
Beheading Azazel, death progressivo alternato a black melodico
tastieroso e molto Opeth conducono agli 11:28 della fantastica
Through vagrant eyes, e qui il peso degli Extol si fa
sostanziale, in aggiunta però con stacchi brutal, neoclassicità, distese
ambient gioiose e tantissimo avantgarde, il tutto portato verso la
conclusione da un furibondo assalto black. Non meno estesa è
Shroud of the malefactor, anch'essa di un polimorfismo che
lascia attoniti, e qui oltre a tutto il resto accanto alle neoclassicità
insistite ed al pathos oscuro emergono anche influenze extreme stile
primi Kekal. Cinque minuti di solarità e rilassatezza
folkeggiante con la strumentale Morningstar, Blood
for blood poi attacca death per concedere spazio ad up-tempo
vertiginosi con solos affilati come katane, ma anche a derive doom
ieratiche. All'insegna dell'omogenea ecletticità è Enraptured
ove appare un drammatico riffing carillon in stile Dark Lunacy ma
anche leggiadre atmosfere con eteree danze di vocalizzi femminili che
evolvono in un opethiano intreccia di chitarre acustiche e coralità, per
poi proseguire con tante altre soluzioni; è così che approdare alla
closing song, i quasi sedici minuti della title-track Unfosaken,
ossessive plettrate introducono un coacervo estremo di death, black e
progressività, con un growl più cavernoso che mai, ma anche di partiture
extreme, fusion, thrash, minimalismi e doom, coronando il pezzo con un
lunghissimo assolo neoclassico dalla melanconicità da brividi lungo la
schiena.
Christian band ammantata d'armatura crociata, le
lyrics prendono spunto da episodi biblici per puntare il dito contro
l'azione pervertitrice di Satana (Oh Satan / Lord of Darkness / Father
of all filth / Prince of the Earth / Your hand that casteth the shadow /
upon the souls of men / Building up the pride / with teeming eyes),
contro cui siamo chiamati incessantemente a combattere; ma se col Suo
aiuto sopravviveremo alla battaglia spirituale (This place / Abode of
devils / Gouge out my eyes / See no evil / God of Light / Let me feel
Your / Presence before me. / Forces of darkness / Powerless to hinder /
The final sacrifice / Our souls lingered) passando per le asfissianti
tribolazioni di questo mondo, il futuro è l'eternità della gloria, dove
contempleremo il Suo volto (I've trudged through life / growing through
time / and now i come face to face / with my greatest tribulation. / I
appeal to thee / For in You I put my trust. / [...] Unforsaken / even
the weakest of your children / Oh how words cannot express / the joy
that comes in the morning / The waters of peace that wash over me /
after Your hands lifted me up / Through out the darkest night / praise
be to God Almighty / let us be joined to You to You forever). Cd
sensazionale, il mio accorato appello è a non prescinderne, supportando
una band che, se siete fans di quelle di riferimento, vi risulterà
impossibile non amare; "Unforsaken" è album che se avesse avuto
la fortuna di avvalersi di una produzione alla Opeth, alla
Novembre o alla In Vain, avrebbe avuto quantomeno lo stesso
valore intrinseco delle loro release, nonché un'altra manciata di punti
in più qui sotto.
Vaake
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