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Vi mancavano le inebrianti malinconie di "Frozen Dust" e
le tristi note della più
nostalgica tra le christian band? Ovvio, ma l'attesa è finita,
finalmente potrete riaddentrarvi disperdendovi negli inestricabili
sentieri del turbamento e della commozione: i Morphia,
ampiamente definibili la versione cristiana dei My Dying Bride, tornano a
scuoterci nelle più recondite sedi delle passioni. "Fading Beauty" è il successore di quell'indimenticato
capolavoro che citavamo, l'attesa per questa release era palpabile.
I nostri cari olandesi fortunatamente non tradiscono, così quello
che possiamo udire è un altro fantastico capitolo di doom gotico e
sinfonico esaltato da una brillantezza vocale per quanto riguarda growl e scream assolutamente superiore, e che ora può contare anche
su un clean vocal più all'altezza di quello un pò titubante del predecessore.
Dolore, decadenza, amore e speranza dalle fondamenta fideistiche,
questo musica col consueto ardore e saggezza compositiva il combo, la cui line-up è momentaneamente passata da sette a
cinque membri per l'abbandono causa personali impegni lavorativi del
chitarrista Roger Koedoot e del bassista Erik Van Tulder.
L'ingresso dell'opera è più malinconico che mai: tastiera e clean
preludono ad un sound robusto; gothic col fantastico growling di
Jasper Pieterson e poi doom con growl e pulito, accenni di scream e
piedistalli di lead guitar; un sound esplosivo, un lento assolo ed
una afferrante linea melodica, tutto questo è l'opener Meaning of
forever I, il cui seguito, Meaning of forever II, soffuso ed
emozionante che vanta un violino che mai abbandona il songwriting anche quando l'intensità sonora si fa più pressante, è preceduto dall'inizialmente aggressiva
ma poi melodicissima, elegiaca, appassionata e sinfonica
Of stars and flowers, chiusa da un
parallelo di growl e scream, da sempre soluzione compositiva
caratteristica dei Morphia. Si nota subito come sia in questo
nuovo album migliorata la qualità del cantato pulito, assai più
espressiva che in passato. Super è la title-track Fading
beauty dove riff cupi ed il sempre cavernoso growling si
dissolvono a favore di un doom atmosferico dal lento guitar solo,
per poi evolversi in una più aggressiva cadenza dalle battute lente
e angoscianti rese ancor più pompose da un duetto di growl e scream: un
clean recitante e da lì in poi continui cambi di intensità. Oltre
dieci minuti da brividi. Ma ancora più eccitante è la seguente
Nothing more to see, ruggente e passionale, dolce e
malinconica: le tastiere onnipresenti, il recitato sussurrato, il
lungo assolo melodico, ma anche le sentenze doom in growling e
screaming ed il gothic sinfonico rendono questa composizione un
obnubilato ma anche luminoso crogiuolo di stati d'animo al limite.
Evocativa e opprimente è l'apertura della paradisiaca Memories never die
esaltata delle calde note di un violino, il ritmo si intensifica
fino ad arrivare al vortice emozionale della song che è il conturbante intreccio vocale tra clean, scream e growl.
Dopo tanta meraviglia una
flessione piuttosto decisa la si ha con la settima What once
was dove l'inizio malinconico è più che promettente ma che
poi però effettivamente mai riesce a librarsi. Le tastiere
introducono in Sound of violence un passaggio death
melodico che presto torna alle più usuali ritmiche doom, a tratti
più cupo ad altri più intenso. Tutta strumentale è Meaning of
forever III, in cui vi fanno capolino effetti elettronici di
tastiera e chiusa poi da un doom chitarristico avvolgente e
nostalgico. Completa l'ora abbondante di durata complessiva
Serenity che, sinistra nei riff tastieristici e nel
recitato, è poi sovrastata dal solito possente sound dai consueti
estremi stili vocali, sia in doom che in rapidi passaggi death
melodici.
Lyrics sempre poetiche e allegoriche, musica suonata e cantata col
cuore e con l'anima. Peccato un piccolo calo finale lo renda
inferiore a "Frozen Dust", ma i Morphia hanno sempre
quell'incredibile talento nel toccare armoniosamente le giuste corde emozionali.
Imprescindibili.
Vaake |