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MORPHIA
Poison Minded
 
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Unfulfilled Dreams
 
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Fading Beauty
 
 

 

MORPHIA
Frozen Dust
doom
2002 - N.C.
(Olanda)
www.myspace.com/morphiamusic

 

Iperuranei, ossia essenza - qui sonora - trascendente. L'act olandese è forse la più entusiasmante espressione di melancholic-sorrow metal che vi possa capitare di ascoltare. L’album in questione è il secondo capitolo della discografia dei Morphia, il cui doom, dalle liriche poetiche e metaforiche nonché strepitosamente prodotto, è sempre caratterizzato da atmosfere goticheggianti e da un uso dei vocals da effluvi di brividi: il growl di Jasper Pieterson è di stordente appeal per profondità e intensità, uno dei migliori che abbia mai avuto il piacere di ascoltare, confonde per quanto sublima estetica. Di livello empireo sono anche le parti in screaming, spesso presenti, mentre i clean vocals, seppur buoni, non raggiungono le imperscrutabili vette degli altri due registri canori, ed è questa, volendo, l'unica smagliatura di tale inestimabile arazzo.

L’intro Flashback è tutta strumentale: l’iniziale synth con inquiete atmosfere e scandito da inesorabili percussioni è reso poi solare dall’ingresso del reparto chitarre stabilizzandosi poi in un lento doom. In The Sun (dicevamo delle metafore, qui lo è di Dio, vera Luce) già troviamo le stupende melodie doom/gothic con tastiere a ridondante effetto sinfonico, gli emozionanti vocals, i sapienti e mirati solos e le notevole tecnica percussionistica dietro le pelli, insomma, tutti i trade-mark inequivocabili della band. Meravigliosa è la successiva The forest dove l’intreccio growl, scream e cori puliti lascia attoniti, e dove ancora il doom è sempre elaborato e dalle avvolgenti e trascinanti atmosfere. Wicklow mountains è segnata da uno stampo ancora più lento e grave, ma non riesce a replicare appieno l'avvinghiante presa delle precedenti composizioni. Arriviamo alla title-track Frozen dust che alterna arpeggi soffusi e parti recitate in pulito a disarmanti esplosioni gothic e doom, innescate ed esaltate dall'ispirato keys work e da un regale lavoro percussionistico. When silence fell è uno spettacolare doom melodico, variegato tanto strumentalmente quanto a vocals, mentre Again assembla e fa convivere nostalgia e maestosità, vantando peraltro un qui ottimo clean oltreché un fluttuante guitar solo finale a cui si affianca lo screaming. Eccita nel suo grigiore l'ottava Long lost, l'episodio più elegiaco e straziato dell'album. In Forced to obey quasi ci sorprende trovare un poderoso death melodico e sinfonico che condivide il proscenio con fasi doom asfittico e distese gotiche tanto intense che si fanno quasi palpabili. Chiude questo masterpiece della storia del doom Emptiness, episodio cospicuamente tastieristico, anche piuttosto violento, in cui non può non essere sottolineato il momento dal mood esagerato, ossia quello in cui sul clean si abbatte un impressionante, turbante growling, per quelli che sono gli istanti più vibranti e palpitanti dei 53 minuti di mero sconcerto che costituiscono "Frozen Dust".

Melanconici, romantici, passionali, ma al contempo elucubrati, abbaglianti, e grandemente savi nel loro esser fondati sulla Speranza: queste alcune sfaccettature di quel complesso poliedro che sono i semisconosciuti Morphia, una delle migliori espressioni di sempre del doom gotico più elegiaco; provate a cercare qualcosa di meglio composto da My Dying Bride piuttosto che Anathema, non lo troverete. Siete obbligati a non potervi perdere questa favolosa band, nel loro più riuscito (Capo)lavoro.

Vaake

VOTO

95

 

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