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Iperuranei,
ossia essenza - qui sonora - trascendente. L'act olandese è forse la più entusiasmante espressione di
melancholic-sorrow metal che vi possa capitare di ascoltare.
L’album in questione è il secondo capitolo della
discografia dei Morphia, il cui doom, dalle liriche poetiche
e metaforiche nonché strepitosamente prodotto, è sempre
caratterizzato da atmosfere goticheggianti e da un uso dei vocals da
effluvi di brividi: il growl di Jasper Pieterson è di stordente appeal per profondità e
intensità, uno dei migliori che abbia mai avuto il piacere di
ascoltare, confonde per quanto sublima estetica. Di livello empireo sono
anche le parti in screaming, spesso presenti, mentre i clean vocals,
seppur buoni, non raggiungono le imperscrutabili vette degli altri due registri canori,
ed è questa, volendo, l'unica smagliatura di tale inestimabile arazzo.
L’intro
Flashback è tutta strumentale: l’iniziale synth con inquiete
atmosfere e scandito da inesorabili percussioni è reso poi solare
dall’ingresso del reparto chitarre stabilizzandosi poi
in un lento doom. In
The Sun (dicevamo delle metafore, qui lo è di Dio, vera Luce) già
troviamo le stupende melodie doom/gothic con tastiere a ridondante
effetto sinfonico, gli emozionanti vocals,
i sapienti e mirati solos e le notevole tecnica percussionistica dietro le
pelli, insomma, tutti i trade-mark inequivocabili della band. Meravigliosa è la successiva
The forest dove l’intreccio growl, scream e cori puliti
lascia attoniti, e dove ancora il doom è sempre elaborato e dalle avvolgenti e
trascinanti atmosfere.
Wicklow mountains è segnata da uno stampo ancora più lento e grave,
ma non riesce a replicare appieno l'avvinghiante presa delle
precedenti composizioni. Arriviamo alla title-track Frozen
dust che alterna arpeggi soffusi e parti recitate in pulito
a disarmanti esplosioni gothic e doom, innescate ed esaltate
dall'ispirato keys work e da un regale lavoro percussionistico.
When silence fell è uno spettacolare doom melodico,
variegato tanto strumentalmente quanto a vocals, mentre
Again assembla e fa convivere nostalgia e maestosità, vantando
peraltro un qui ottimo clean oltreché un fluttuante guitar solo
finale a cui si affianca lo screaming. Eccita nel suo grigiore l'ottava Long lost,
l'episodio più elegiaco e straziato dell'album. In
Forced to obey quasi ci sorprende trovare un poderoso death melodico e
sinfonico che condivide il proscenio con fasi doom asfittico e distese
gotiche tanto intense che si fanno quasi palpabili.
Chiude questo masterpiece della storia del doom
Emptiness, episodio cospicuamente
tastieristico, anche piuttosto violento, in cui non può non essere sottolineato il momento dal
mood esagerato, ossia quello in cui sul clean
si abbatte un impressionante, turbante growling, per
quelli che sono gli istanti più vibranti e palpitanti dei 53 minuti
di mero sconcerto che costituiscono "Frozen Dust".
Melanconici, romantici, passionali, ma al
contempo elucubrati, abbaglianti, e grandemente savi nel loro esser
fondati sulla Speranza: queste alcune sfaccettature di quel
complesso poliedro che sono i semisconosciuti Morphia,
una delle migliori espressioni di sempre del doom gotico più
elegiaco; provate a cercare qualcosa di meglio composto da My
Dying Bride piuttosto che Anathema, non lo troverete.
Siete obbligati a non potervi perdere questa favolosa band, nel loro più riuscito
(Capo)lavoro.
Vaake
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