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Anche i grandi Morphia
devono pur aver cominciato da qualche parte no? Beh, se si esclude l’Ep
"Poison Minded" del 1997, tale loro inizio è inquadrabile
nella produzione di questo primo seminale full length, "Unfullfilled
Dreams". Un disco decisamente maturo per essere un debut, una
produzione che propone un doom metal old school, ampiamente nei canoni
stilistici dei My Dying Bride, caratterizzato da stupendi
fraseggi di voce pulita e growl. Il sound generale del disco è
costellato da una linea vocale pulita intrisa di tristezza, malinconia e
sofferenza, che ben si sposta con le ritmiche lente e cadenzate.
Peculiari, soprattutto per un prodotto inquadrabile negli anno d’oro del
doom "english school", sono invece le progressioni chitarristiche e le
intersezioni gothic metal, che rendono i brani più eclettici ed
interessanti. La parte strumentale è affidata ad un sapiente mix di
chitarra distorta, linee di basso lente e cadenzate, fraseggi di
tastiere e melanconici accompagnamenti di pianoforte. Rispetto al sound
dei primi My Dying Bride, Anathema o Paradise Lost,
che hanno posto le basi del doom e del death doom moderno, questo disco
registra la totale assenza di violini o, più in generale, di archi
(sonorità, invece, ampiamente sfruttate dai colleghi Paramaecium),
nonché un sound generale decisamente più melodico, forse in virtù delle
forti contaminazioni gothic metal che pervadono tutto il disco.
L’album si apre con l’omonima
Unfullfilled dream, forse uno dei migliori brani di tutto il
disco, caratterizzato dalle tipiche sonorità che avrebbero, poi,
caratterizzato tutta la discografia del gruppo olandese, nonché da una
forte dose di introspezione ed interpretazione del testo. Il successivo
A.I.D.S. è un pezzo duro e sentito, che incarna
perfettamente il sentimento doom death metal dei Morphia; un
viaggio nel sentiero oscuro che porta oltre quell’oblio dettato dalla
vita moderna, caratterizzato da rapidi cambi di tempo e lunghe pause di
riflessione. How I feel e My ebdless death,
risentono, in modo massivo, delle grandi influenze gothic metal di
questa band che, accanto a partiture ritmiche estremamente cadenzate,
affianca sonorità particolari caratterizzate da una estrema metodicità e
decadenza, sonorità tipiche di un gothic metal di ottima forgia e di una
scuola progressive death metal che, quasi a stento, sembra riconoscersi
nelle variazioni di questi pezzi. La successiva Thor’s symphony
è l’intermezzo melodico del disco, caratterizzato da atmosfere sognanti
e sinfoniche; intermezzo che ci introduce all’aggressiva e violenta
Desire, pezzo caratterizzato da un doom violento ed
estremamente anglosassone, che riesce perfettamente ad esprimere il lato
più oscuro di questa produzione discografica. The day I died
e la conclusiva Ithinielle, invece, esprimono a pieno il
lato gothic metal del gruppo olandese, che intervalla a sonorità
sinfoniche un growl degno dei migliori gruppi death metal, evocando
atmosfere ed ambientazioni percorse, prima di loro, da gruppi come
Tristania, Sirenia e Lacrimas Profundere.
Nel complesso un
buon album, caratterizzato da un interessante doom old school e
proiettato verso il gothic death metal più moderno. Adatto sia ai
puristi del doom metal sia a chi gradisce sonorità più orientate verso
il melodico. Un disco ottimamente sviluppato soprattutto se lo si guarda
nell’ottica di un debut.
Luca Sileni |