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"A Call To The Martyrs" è il primo lavoro
della band proveniente dall'Alabama, i Mortal Treason, gruppo
scioltosi nel 2006 dopo due sole produzioni, anche se entrambe di ottima
qualità. Il disco in questione appartiene a quel filone del metalcore
che aggiunge al tradizionale sound quello tipico del death allo stato
puro. Insomma, abbiamo tra le mani un platter deathcore senza
compromessi, come lo sono anche le lyrics; già, perché, a differenza
della stragrande maggioranza dei testi di band metalcore, sfumati, vaghi
e trattanti soprattutto tematiche riguardanti problemi sociali (visti
sempre in chiave cristiana), i nostri hanno deciso di utilizzare
tematiche esplicite di lode verso il Signore e della piena sottomissione
alla Sua volontà.
Ma non perdiamo altro tempo in chiacchiere e lanciamoci subito
all'ascolto di Khampa nomads che esordisce con un possente
growl accompagnato da ottimi arrangiamenti strumentali; il vocalist
Kimbrough passa ad alternare growl e scream per rendere il tutto più
coinvolgente e vario. Addirittura all'interno di questa pura violenza
trova posto anche uno splendido intermezzo melodico composto da riff
d'acustica e voce in clean. Non i soliti coretti che spesso vengono
usati e abusati da band metalcore, ma il passaggio quasi netto tra la
violenza e la calma, passaggio che si può vedere anche nelle lyrics, che
sottolineano la volontà di lasciarsi prendere da Dio e essere liberati
dal dolore che ci affligge vivendo in questo mondo (Daddy where are you?
/ Purify me Lord. Take my pain away / Cover me in your precious blood).
È presente anche un richiamo alla morte di Gesù Cristo, che con il suo
sacrificio ci permette di ricevere l'amore di Dio: "One must die to see
life / One must sacrifice his life to save his tribe / With my blood and
my pain, / you will be saved from death". Passiamo a Walk thru the
woods, che a differenza della seconda esordisce con un riff
lento e malinconico e passa poi alla violenza pura; splendido il refrain
cantato in clean che anche stavolta contiene la richiesta a Dio di
salvare la propria anima (Forever is so long to have to wait. / Now I'm
taking back my life / I'm a warrior of life / Who will save your soul?);
anche in questo caso il protagonista indiscusso è Gesù: "Christ, he will
save your soul". È il turno di War within, ottimo pezzo
per quanto riguarda sia i possenti riff di chitarra sia per i fill di
batteria martellanti, grazie anche a un utilizzo magistrale del doppio
pedale. Come ormai solito, il vocalist alterna parti in growl nei
momenti in cui il sound è più vicino al death, e parti in uno screaming
veloce e disperato quando le caratteristiche degli arrangiamenti
strumentali sono tipiche del metalcore/hardcore. E ora la title-track,
un pezzo che da solo potrebbe valere quanto un intero disco, in una
parola: mitica. Già, è un pezzo veramente mitico, partendo dall'intro
deathcore veloce e potente, per continuare dopo circa un minuto con
partiture più orientate sul death, con Kimbrough che urla in
continuazione "HAIL JESUS HAIL CHRIST", una frase breve ma che racchiude
in sé tutta quella che è la piena adorazione di Gesù, protagonista delle
lyrics di questo platter; segue un breve breakdown in stile Becoming
The Archetype e poi si ricomincia a urlare: "Blood covered sight /
Open my eyes". Davvero splendide anche le altre parti della song, come
anche i testi, che riguardano sempre l'amore dei credenti verso Gesù (My
heart is open. I can hear you calling my name / Live for the Lord and
you will see the truth eternally), e che non hanno bisogno di alcuna
spiegazione. È davvero molto bello vedere l'accostamento tra la violenza
della musica e le urla disperate dei fedeli che sanno di essere deboli e
hanno bisogno di sentire la presenza di Dio per poter andare oltre i
problemi della vita e "vedere la Verità".
Ora fermiamoci ad ascoltare Feed on the weak: una
bellissima traccia orientata più sul metalcore (quello old-school,
intendiamoci), caratterizzata da veloci riff core accompagnati da
pesanti stacchi di batteria. Come in quasi tutte le band che seguono la
prima ondata di metalcore, anche nei Mortal Treason è facile
notare come siano praticamente assenti gli assoli, in quanto sono i riff
a farla da padroni, riff che tra l'altro sono perfettamente armonizzati
tra loro, e a un primo ascolto è praticamente impossibile distinguerli.
Anche in questo caso troviamo un ottimo intermezzo melodico con riff
d'acustica e cantato in clean. Come nelle precedenti tracce la tematica
principale è la piena adorazione di Dio, in questo caso portata in un
modo ancora più esaltante, a sottolineare che Lui è l'Unica Cosa
veramente importante nella nostra vita: "Fight for Christ. He is all I
have / I will stand for my King / I'll praise Him every day".
Proseguiamo il nostro ascolto e arriviamo a Bridest last kiss,
death/black oriented, caratterizzata soprattutto da riff pesanti ma
lenti e cadenzati, accompagnati dai fill che rendono l'atmosfera cupa e
malinconica, preparandoci allo stacco melodico, lento e riflessivo;
simile a questa è la successiva Beneath the shadows, che
però anche nelle parti ritmiche è maggiormente orientata verso la
melodia, pur non contenendo alcun intermezzo puramente melodico; sul
finale prende una piega più aggressiva e core-oriented, in quanto lo
stile dei riff cambia radicalmente e aumenta in modo vistoso l'utilizzo
della pedaliera nei fill. Analizzando le lyrics anche qui il tema
centrale è sempre l'amore pieno verso Dio: "I love You, You are my all.
/ Now You are all I need in this life. / I feel Your love). Chiudono
questo splendido disco Todd e l'hidden-track: la prima una
sferzata di violenza deathcore allo stato puro, la seconda tutto
l'opposto: riff d'acustica, organo in sottofondo e voce in clean,
aggiungendo i testi quasi vengono le lacrime ad ascoltare ciò che è
veramente importante per un cristiano, non perdere mai la Fede: "No
matter what your situation is, / Just reach your arms up and just call
out on him: / He'll always be there".
In conclusione, ci troviamo davanti a un autentico capolavoro, capace di
trasmettere tantissime emozioni ogni volta che viene ascoltato; poi
all'aspetto puramente tecnico-stilistico si aggiungono dei testi
fantastici, in grado di dare delle sensazioni uniche durante l'ascolto,
sia che si tratti di una parte violenta ed esaltante, sia che si tratti
di una lenta e malinconica. Insomma, un disco da non perdere
assolutamente, è talmente così pieno di sfaccettature da rendere
impossibile una valutazione attenta solo dopo qualche ascolto: anche se
può sembrare che dopo un po' perda fascino non lasciamoci ingannare
dalle apparenze, perchè potremmo correre il rischio di sottovalutare
quello che è un autentico spettacolo. Perciò anche voi come i Mortal
Treason cercate l'amore di Dio mentre ascoltate questo platter e
lasciatevi trasportare dimenticando, almeno per un poco, i problemi del
mondo. Dio ha sempre una soluzione.
Francesco Pellegrino
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