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MORTAL TREASON
A Call To The Martyrs
 
 

 

MORTAL TREASON
Sunrise Over A Sea Of Blood
deathcore
2005 - Flicker Records
(USA)
www.myspace.com/mortaltreason

 

In una scena metalcore mondiale in cui eccellono christian act a profusione, perché il nome del migliore di tutti non riecheggia sulla bocca degli appassionati almeno quanto quelli di As I Lay Dying, Underoath, Demon Hunter, Becoming The Archetype, Zao, August Burns Red e indefinito bailamme a seguire? Forse perché tale monicker non è mai entrato nella corte imperiale della sovrana Solid State?, o forse perché ha illuminato troppo brevemente il firmamento coi suoi due, soli e peraltro ravvicinati, album-meteora? Due verità, ma la principale va forse ricercata nei loro superlativi testi, che siano troppo cristianamente espliciti per una christian metalcore band? Possibile, e questo rende ancor più onore degli altari a quel "tesoro sepolto" che i Mortal Treason incontrovertibilmente sono. Rispetto allo sconcertante debut, antecedente di un solo anno, escono dalla formazione batterista, bassista e un chitarrista, tutti ottimamente rimpiazzati e con il valore aggiunto della moglie del leader e frontman Seth Kimbrough, Elizabeth, alle tastiere, strumento nel precedente episodio ignorato, che qui diviene invece la spina dorsale del songwriting. Il sound dunque muta camaleonticamente, dal deathcore contaminato da svariate influenze di "A Call To The Martyrs" qui si erge un monolitico e magnitudico core tastieroso intriso alla saturazione da tastieroni black melodici: "Sunrise Over A Sea Of Blood" è sostanzialmente un disco di "blackcore", se mi si consente il neologismo, come e più di "Cries Of The Past" degli Underoath.

Anche in questo come back ovviamente è tutto empireo, dalla produzione all'esecuzione, dai caratteristici iperuranei vocals scream e guttural di Seth, alle intricatissime ritmiche. I Mortal Treason stavolta si votano anche all'elegiaco, e compongono partiture di pura emozionalità, a partire dal piano-violinistico intro Best case scenario dalla trascendente atmosfera, per chiudere con la finale tellurica Death is the beginning, che dopo una manciata di minuti di clavate ancestrali sfuma in un violino strappalacrime su cui si sovrappone il piano, drammatico mix implementato dal ritorno del death-blackcore più emozionaale che mai. Tra l'alfa e l'omega di questo nuovo capolavoro marchiato Mortal Treason nessun anello debole ma forse - ecco il neo - eccessiva ripetitività: la novità della tastiera non è pienamente gestita, la sua presenza si fa invasiva, anche per il fatto che i riff che propone sono sempre quelli, e ciò tende ad un appiattimento delle composizioni, leggendarie nelle prima metà dell'Lp, con un certo infastidente retrogusto di déjà écouté nella seconda. Favolosa è Worst case scenario, piena di seminalità deathcore, fluttuazioni sinfoniche e progressività chirurgica Dig your own grave; brutale prima, blackmelodica intensa poi Abbadon ed infine intrisa di pomposità epiche ma anche stacchi di mero black e poi breakdown squassanti The falling. Fin qui - traccia quinta - siamo al masterpiece epocale, poi però ciò che segue non aggiunge nulla di nuovo, e diverse canzoni rimescolano - e senza girare troppo - gli elementi fin qui proposti. Tuttavia è pur sempre un bel sentire quando veniamo rapiti dalle emozionalità nostalgiche della title-track e dalle complessità estreme del tessuto ritmico di These evil days. Ci si riprende inoltre appieno col preludio della sontuosa fine, la penultima, entusiasmante, One hour from forever, un profusivo tornado di furie, ragionate da momenti post-metal che degenerano in un dark ambient infernale, prima di esplodere di nuovo più cataclismatiche che mai.

Liriche tra le più belle in cui potete imbattervi nell'intero orizzonte del metallo cristiano, evito citazioni per non dover incollare pressoché tutto, ma rimando vivamente all'attenta lettura. Che dire di questo disco? Diverso dall'altro, ma, aggiungendo qui e sottraendo là, sullo stesso livello di caratura. Che dire di questa band? Inutile sciorinare elogi con una pletora infinita di aggettivi magniloquenti, quindi termino con l'augurio del cuore che la loro sia solo una morte apparente, che non sia stato questo il canto del cigno di un progetto che aveva ancora davvero troppo da dire e da dare. Speriamo quindi, continuiamo a sperare, forse - ormai "probabilmente"?, ahimé... - contro ogni ragionevole speranza affinché i re del christian metalcore tornino, un giorno, in pompa magna, tra il tripudio di tutti i loro fedeli, a sedersi nuovamente sul loro trono.

Vaake

VOTO

93

 

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