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MORTIFICATION
Brain Cleaner
thrash
2004 - Rowe Productions
(Australia)
www.myspace.com/mortification1 - www.mortification.de

 

Siamo ben al dodicesimo album studio per l'inarrestabile brutale creatura dell'ormai mitizzato Steve Rowe, mastermind fondatore ed unico membro (voce e basso) rimasto della line-up iniziale, proprietario della Rowe Productions - una delle maggiori label di metal cristiano al mondo - e, certo non ultimo, eroico testimone di fede durante la gravissima malattia che l'ha colpito e portato più volte a calpestare la linea del non ritorno. Molto è cambiato dai primordi della band che datano, per il debut "Break The Curse", 1990. Il death violento che sfociò nel mero brutal di "Scrolls Of The Megilloth" è stato in questa fase della carriera dei Mortification accantonato in favore di un sound ora decisamente thrash che non disdegna però rimembranze della prima ora. Circa la line-up ben sei sono stati i chitarristi che si sono avvicendati nel combo, cinque i drummer: attualmente alla sei corde c'è, da diversi anni peraltro, Michael Jelinic, mentre al set di pelli e piatti Damien Percy.

Il "lavaggio del cervello" di "Brain Cleaner" inizia con Boaconstrictor in una distortissima voce narrante in growl che prelude ad un death/thrash tirato con linee vocali rauche, arricchito da una buona esecuzione e da una certa elaboratezza compositiva: non a caso troneggiano nella song lentissime e soffuse pause ritmiche. Too much pain è ancora death oriented, irruenta e martellante con tanto di funambolico solo. Thrash old-school è invece la terza Purest intent, in stile cadenzato e robusto, con il basso di Rowe sempre protagonista, come sarà del resto per tutto l'album; l'assolo di Jelinic è rimarchevole; tutto ciò lo ritroviamo, enfatizzato, nella strumentale ed elaborata entrante Free as a bird. Una netta caduta di tono la si ha proprio nella title-track Brain cleaner, a cui succede però l'ottima I'm not your commodity, il cui esordio è perorato da futuristici suoni di synth: la song si gioca sul ritorno del death più violento in combutta qui con stacchi lenti e momenti oscuri. L'assolo è thrash e l'ambientazione buia. Curioso in The flu virus è l'insistito ronzio, ma anche il fatto che è molto simile nel songwriting alla precedente track, eccezion fatta per una vaga apertura melodica di stampo swedish sul finale. Un rintocco di campana scandisce il ritmo a Livin' like a zombie? No no!, qui siamo nuovamente al thrash sparato che si abbandona poi ad angosce doom ma anche a riff luminosi. Basso, assolone e tanto thrash sono 12 men, mentre si aggrovigliano diversi intrecci di fosco death, thrash e doom nella decima Louder than the Devil. A chiudere il disco E.D., pochi secondi di follia, esplosioni e inquieti silenzi.

"I am honoured to share in the suffering of Christ / For His Kingdom my voice shall arise / At His throne your judgement He will tell / Through disbelief your soul will burn in hell". Liriche sempre inneggianti a Cristo ed alla Verità dunque, ottimi guitar solos dell'axeman, pregevolezza compositiva a più riprese: ciò premesso è poi un peccato perdersi in concetti musicali di modesta originalità, e, soprattutto, in passaggi anche vocali quasi banali. Comunque nel complesso un'altra apprezzabile release per Steve e soci, anche se i fan del gruppo rimarranno sempre legati alla (irrimediabilmente?) perduta furia dei primi lavori.  

Vaake

VOTO

77

 

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