|
Siamo ben al dodicesimo album studio per l'inarrestabile brutale
creatura dell'ormai mitizzato Steve Rowe, mastermind fondatore ed unico
membro (voce e basso) rimasto della line-up iniziale, proprietario
della Rowe Productions - una delle maggiori label di metal cristiano
al mondo - e, certo non ultimo, eroico testimone di fede durante la
gravissima malattia che l'ha colpito e portato più volte a
calpestare la linea
del non ritorno. Molto è cambiato dai primordi della band che datano,
per il debut "Break The Curse", 1990. Il death violento che
sfociò nel mero brutal di "Scrolls Of The Megilloth" è stato
in questa fase della carriera dei Mortification accantonato in favore di un sound ora decisamente thrash che non
disdegna però rimembranze della prima ora. Circa la line-up ben sei
sono stati i chitarristi che si sono avvicendati nel combo, cinque
i drummer: attualmente alla sei corde c'è, da diversi anni peraltro,
Michael Jelinic, mentre al set di pelli e piatti Damien Percy.
Il "lavaggio del cervello" di "Brain Cleaner" inizia con
Boaconstrictor in una distortissima voce narrante in
growl che prelude ad un death/thrash tirato con linee vocali rauche,
arricchito da una buona esecuzione e da una certa elaboratezza
compositiva: non a caso troneggiano nella song lentissime e soffuse
pause ritmiche. Too much pain è ancora death oriented,
irruenta e martellante con tanto di funambolico solo. Thrash
old-school è
invece la terza Purest intent, in stile cadenzato e
robusto, con il basso di Rowe sempre protagonista, come sarà del
resto per tutto l'album; l'assolo di Jelinic è rimarchevole;
tutto ciò lo ritroviamo, enfatizzato, nella strumentale ed
elaborata entrante Free as a bird. Una netta caduta di
tono la si ha proprio nella title-track Brain cleaner,
a cui succede però l'ottima I'm not your commodity, il
cui esordio è perorato da futuristici suoni di synth: la song si
gioca sul ritorno del death più violento in combutta qui con stacchi
lenti e momenti oscuri. L'assolo è thrash e l'ambientazione buia.
Curioso in The flu virus è l'insistito ronzio, ma
anche il fatto che è molto simile nel songwriting alla precedente
track, eccezion fatta per una vaga apertura melodica di stampo swedish sul
finale.
Un rintocco di campana scandisce il ritmo a Livin' like a
zombie? No no!, qui siamo nuovamente al thrash sparato che si
abbandona poi ad angosce doom ma anche a riff luminosi. Basso,
assolone e tanto thrash sono 12 men, mentre si
aggrovigliano diversi intrecci di fosco death, thrash e doom nella decima Louder
than the Devil. A chiudere il disco E.D.,
pochi secondi di follia, esplosioni e inquieti silenzi.
"I am honoured to share in the suffering of Christ / For His Kingdom
my voice shall arise / At His throne your judgement He will tell /
Through disbelief your soul will burn in hell". Liriche sempre
inneggianti a Cristo ed alla Verità dunque, ottimi guitar solos
dell'axeman, pregevolezza compositiva a più riprese: ciò premesso è poi un
peccato perdersi in concetti musicali di modesta originalità, e,
soprattutto, in passaggi anche vocali quasi banali. Comunque nel
complesso un'altra apprezzabile release per Steve e soci, anche se i fan del gruppo rimarranno sempre legati alla (irrimediabilmente?)
perduta furia dei primi lavori.
Vaake
|