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All'interno di quello sterminato tomo che è la
discografia dei Mortification, uno dei capitoli più avvincenti -
qual è stato senza dubbio "Primitive Rhythm Machine" - viene
seguito da un episodio piuttosto strano, che va a mutare con forza le
coordinate stilistiche dell'ensemble australiano, sempre capitanato
dall'eroico Steve Rowe, qui affiancato dalla chitarra di Lincoln Bowen e
dalle percosse alle pelli e ai piatti di Keith Bannister. La
differenziazione di sound rispetto alla release che l'ha preceduto di
solo un anno è netta in "EnVision EvAngeline": dal death si
approda a litorali in cui è il thrash a spadroneggiare, ma non quello
brutale, bensì quello sovraccarico di groove. Un album questo che i fans
dei primi Mortification detesteranno in quanto emblema della
decadenza dalla trivialità.
I pezzi qui presentati hanno generalmente struttura
compositiva piuttosto semplice, anche se di sicuro piacevole a un
ascolto non troppo pretenzioso. Northern storm mantiene un
certo appeal di grezzume nonostante il chorus groove, presente pure
nella sperimentale (minimalismi fusion oriented) e cavalcante su buoni
assoli Peace in the galaxy. Il lavoro solistico ricco di
filtraggi e vibrati spicca nella easy-listening Jehovah nissi.
La fosca Buried into obscurity cerca di essere aggressiva
pur non riuscendo a risultare troppo violenta, mentre Chapel of
hope si agita, pur non venendone troppo a capo a mio avviso, tra
cadenze sentenziose e thrash grooveggiante. Serrata e con apprezzabili
cambi ritmici ci viene propugnata Noah was a knower, a
chiudere è la cadenzata Crusade for the King che evolve le
proprie tempistiche dai pestaggi alle derive doom. Sarebbe un disco poco
più che sufficiente se fosse tutto qui, ma in realtà nella descrizione
della track-list ho appositamente omesso di dire della suite piazzata
come opener, che conferisce il titolo al lavoro, nonché fascino e
generale apprezzamento a tutto l'album: EnVision EvAngeline
si srotola per ben 19 minuti (divisi in otto parti) ed è composizione
polimorfa, in itinere alla quale si trova davvero molta ricchezza
compositiva, a partire dallo stagnante e tuttavia epico-sinfonico intro
gotico, passando per le eclettiche parti solistiche, i down tempo, le
evoluzioni chitarristiche, gli stacchi saturi di pathos con growlato narrante, per giungere persino a break black, tuttavia cantati
in roco/growl, registro vocale che Steve manterrà per tutto l'album. Solenne il finale doom, minimale, e poi epico declamato che
conclude questo racconto della storia dell'Incarnazione del Logos divino
con queste parole: "The demons work all night / They know the time is
short, warfare in sight / But many more will come / We know the time is
near, when Jesus you return / God we question You no more / But please
tarry, more are coming / and your saints are faithful. / The day is nigh!!!".
"EnVision EvAngeline" non è solo un album di
transizione ma è un lavoro-simbolo che apporterà un sostanziale
mutamento nelle scritture dei brani di Rowe e soci: di qui in poi il
death sarà tristemente accantonato pro il thrash, anche se tuttavia
nell'ultimissima release del 2006, "Erasing The Goglin", è
rispuntato fuori in modo inatteso e non poco gradito a tutti i fans old-schooler della predicatoria e biblica christian band sudequatoriana.
Vaake
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