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MORTIFICATION
EnVision EvAngeline
thrash
1996 - Nuclear Blast
(Australia)
www.myspace.com/mortification1 - www.mortification.de

 

All'interno di quello sterminato tomo che è la discografia dei Mortification, uno dei capitoli più avvincenti - qual è stato senza dubbio "Primitive Rhythm Machine" - viene seguito da un episodio piuttosto strano, che va a mutare con forza le coordinate stilistiche dell'ensemble australiano, sempre capitanato dall'eroico Steve Rowe, qui affiancato dalla chitarra di Lincoln Bowen e dalle percosse alle pelli e ai piatti di Keith Bannister. La differenziazione di sound rispetto alla release che l'ha preceduto di solo un anno è netta in "EnVision EvAngeline": dal death si approda a litorali in cui è il thrash a spadroneggiare, ma non quello brutale, bensì quello sovraccarico di groove. Un album questo che i fans dei primi Mortification detesteranno in quanto emblema della decadenza dalla trivialità.

I pezzi qui presentati hanno generalmente struttura compositiva piuttosto semplice, anche se di sicuro piacevole a un ascolto non troppo pretenzioso. Northern storm mantiene un certo appeal di grezzume nonostante il chorus groove, presente pure nella sperimentale (minimalismi fusion oriented) e cavalcante su buoni assoli Peace in the galaxy. Il lavoro solistico ricco di filtraggi e vibrati spicca nella easy-listening Jehovah nissi. La fosca Buried into obscurity cerca di essere aggressiva pur non riuscendo a risultare troppo violenta, mentre Chapel of hope si agita, pur non venendone troppo a capo a mio avviso, tra cadenze sentenziose e thrash grooveggiante. Serrata e con apprezzabili cambi ritmici ci viene propugnata Noah was a knower, a chiudere è la cadenzata Crusade for the King che evolve le proprie tempistiche dai pestaggi alle derive doom. Sarebbe un disco poco più che sufficiente se fosse tutto qui, ma in realtà nella descrizione della track-list ho appositamente omesso di dire della suite piazzata come opener, che conferisce il titolo al lavoro, nonché fascino e generale apprezzamento a tutto l'album: EnVision EvAngeline si srotola per ben 19 minuti (divisi in otto parti) ed è composizione polimorfa, in itinere alla quale si trova davvero molta ricchezza compositiva, a partire dallo stagnante e tuttavia epico-sinfonico intro gotico, passando per le eclettiche parti solistiche, i down tempo, le evoluzioni chitarristiche, gli stacchi saturi di pathos con growlato narrante, per giungere persino a break black, tuttavia cantati in roco/growl, registro vocale che Steve manterrà per tutto l'album. Solenne il finale doom, minimale, e poi epico declamato che conclude questo racconto della storia dell'Incarnazione del Logos divino con queste parole: "The demons work all night / They know the time is short, warfare in sight / But many more will come / We know the time is near, when Jesus you return / God we question You no more / But please tarry, more are coming / and your saints are faithful. / The day is nigh!!!".

"EnVision EvAngeline" non è solo un album di transizione ma è un lavoro-simbolo che apporterà un sostanziale mutamento nelle scritture dei brani di Rowe e soci: di qui in poi il death sarà tristemente accantonato pro il thrash, anche se tuttavia nell'ultimissima release del 2006, "Erasing The Goglin", è rispuntato fuori in modo inatteso e non poco gradito a tutti i fans old-schooler della predicatoria e biblica christian band sudequatoriana.

Vaake

VOTO

75

 

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