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MORTIFICATION
Erasing The Goblin
death
2006 - Rowe Productions / MCM Music
(Australia)
www.myspace.com/mortification1 - www.mortification.de

 

Davvero tanti anni sono passati dal debut "Break The Curse" del 1990, ma nonostante questo e le peripezie mediche del venerabile leader Steve Rowe eccoci all'ennesimo parto per quella che è la prima christian death band di sempre: e siamo a ben tredici album studio. Significativo cambio nella line-up, Mike Forsberg è rimpiazzato ai drums da Damien Percy e forse anche per ciò il combo australiano muta, seppur solo parzialmente, le coordinate stilistiche rispetto alle ultime releases: ecco che così "Erasing The Goblin" si dimena su latitudini più death dopo la lunga recente parentesi di mero thrash, apertasi a seguito della cessata brutalità dei primi lavori. Thrash style che peraltro non è abbandonato tout court essendo inevitabilmente scolpito nel Dna del bravo axeman Mick Jelinic, ma che si fa minoritario nell'economia complessiva di questi 42 minuti, densamente permeati anche di intenso doom. Altra novità assai gradita è il ritorno del deep growl, completamente assente in "Brian Cleaner", ma non solo, e qui, ma anche nelle sempre protagoniste parti di basso, Steve si mostra in splendida forma.

Ad aprire le macabre danze del nuovo disco è Razorback, una grandissima traccia di violenza death, articolata e ben strutturata, che si giova anche di una buonissima produzione: rallentamenti esplosivi, accenni di lead melodica in un bridge che conduce ad un ottimo assolo. Il finale è una furia conturbante. Va detto però che il Cd non sarà, ahimé, tutto così, anzi questa era già l'apice della brutalità. Segue infatti Erasing the Goblin ed il growl profondo è già accantonato, la traccia è molto più thrash-oriented ma impazza anche il doom: meraviglia quasi la presenza di un solare guitar solo. Il doom che chiude Erasing the Goblin apre anche The dead shall be judged, ottima song senza dubbio, poderosa e buia, tecnica e vorticosa, l'assolo è tagliente come una katana ed insanguina tutta la track, esaltata in ciò dalla presenza dello screaming al fianco dell'abissale timbro gutturale. Piuttosto alterna risulta Escape the blasphemous tabernacle, dove un riff iniziale da resa dei conti, un imperioso doom e fasi di gran pathos non suppliscono totalmente ad una mal riuscita linea melodica vocale e ad una partitura thrash con sparatissimo assolo probabilmente un po' fuori luogo. Molto meglio Your time, massiccia, tirata ma anche detonante.

Oltre la metà dell'oscuro cammino troviamo ad accoglierci Forged in stone, introdotta da un sinistro ringhio, preludio di un'aggressione death; il sound è vario tra accelerate, pause esplosive e crolli doom, l'assolo addirittura evocativo. Gran pezzo, a cui fa seguito l'ancor migliore Way truth life (Cristo è "Via, Verità e Vita"), thrash/death dagli infuocati blastbeats, con gutturali e "strillati", è un intrecciarsi di cambi di tempo. Humanitarian è l'episodio più doom della track-list - nonostante cerchino invano di imporvisi alcune sfuriate - con la lead guitar protagonista. Un pizzico di death'n'roll a sorpresa è presente a più riprese in Short circuit: la voce è roca, l'assolo lodevole, sostanzialmente la traccia è thrash. A chiudere i battenti la bonus Dead man walking, che non eccelle particolarmente. Nient'altro da aggiungere su "Erasing The Goblin", se non chiarire per bene che i Mortification hanno piazzato uno dei migliori album della carriera da molti, molti anni a questa parte. Hail.

Vaake

VOTO

83

 

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