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Occorrerebbe ricorrere ad una pergamena per elencare la
sterminata discografia dei Mortification, sia perchè è
davvero lunga, sia perchè affonda le proprie origini nella pre-digitalizzazione pandemica... scherzi
a parte di fronte al monicker in questione ci si deve rispettosamente
togliere il cappello, sono un gruppo simbolo del white metal,
intramontabile grazie al carismatico Steve Rowe in odore
di santità (causa evangelizzazione musicale) già pre mortem, quella stessa morte che
più e più volte ha assaltato la sua vita per mezzo di una leucemia, ma
il nostro è un uomo in missione e nel mondo ha ancora molto da dare: è
per ciò che ogni volta sembrava giunto il fatidico momento Dio gli
rinviava il suo amorevole abbraccio sempiterno. Tornando ai Mortification questo disco si piazza tra
"Blood World" ed "EnVision
EvAngeline", ovvero tra una prima parte di carriera di mero death metal
ed un'altra orientata in maniera più sostanziale verso il thrash: ovviamente
"Primitive Rhythm Machine" essendo piazzato come linea di confine
ingloba entrambi, con una leggera predominanza del death sound, un poco
volendo in stile Death dell'indimenticato Schuldiner. Questo nel
complesso è davvero un buonissimo lavoro, che si giova, a mio avviso,
del miglior chitarrista della storia dell'act, ovvero quel George Ochoa
che aveva entusiasmato già in un due celebri band cristiane, i
Deliverance ed i Vengence Rising, e che qui è autore di una
prestazione sublime a livello solistico, ma notevole anche in fase
ritmica contribuendo a rendere il presente il disco dagli arrangiamenti e dallo scheletro
ritmico più complesso scritto dalla band. Unico peccato veniale è il
cantato di Steve che conferma l'abbandono del gutturale per prodigarsi
in un
roco stile thrash/death, riflettendo così appieno il nuovo sound.
Da rimarcare all'interno di queste ten tracks il drums solo all'attacco
del disco, la violenza thrash/death di
Mephibosheth contrapposta ai ritmi blandi ed al pathos ed assoli
al fulmicotone dell'uno-due Seen it all e The true
essence of power. Ochoa è meraviglioso anche nella death e
variegata Toxic shock che ci conduce ad un'autentica
perla, la travolgente, coinvolgente e chirurgica 40 : 31.
Più avanti ci imbattiamo in Providence, death tecnico e
dagli super arrangiamenti, aperta da atmosfere dark mistiche ma
ingrezzita da un modesto chorus. Si chiude con i convulsi secondi di
Killing evil.
Testi ispirati ad episodi biblici
veterotestamentari (Mephibosheth), ma anche attente
analisi e condanne sociali (Seen it all), introspezione
fideistica e preghiera, approfondimenti teologici (Confused belief,
Providence), "Primitive Rhythm Machine" ("Hard
music, soft sounds, street beats, / music crowds will know about. /
Salvation, the time has come, to change your ways. / Look beyond a
culture style, yourself on what's right. / You must turn around, to know
your Creator. / Heavy, music, rhythm, God's way", ciò recita la title-track) è davvero un album notevole, che quantomeno i fans dei
Mortification non possono categoricamente non possedere: siamo
dinanzi, e senza beneficio del dubbio, ad una delle migliori creazioni
del mito australiano.
Vaake
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