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Siamo nel 2002, anno dell'uscita di "Relentless",
undicesimo lavoro di una band il cui impeto è in parte mutato nel corso
degli anni; i Mortification infatti, presentandosi in principio
come death metal band, hanno cambiato diverse volte stile musicale nella
loro storia, passando dal death più classico al brutal, dal thrash al
thrash-death, al death melodico ancora. In questo album non mancano gli
sperimentalismi heavy-power, ma la base rimane comunque un thrash solido
con voce tendente al death metal; riff energici, assoli di chitarre
potenziati, strumentali eseguiti con efficacia da due chitarre puramente
heavy e tempi non generalmente veloci ma non esenti di blastbeats e
raddoppiamenti ritmici.
Il Cd è eseguito dalla perenne colonna portante
della band ovvero Steve Rowe al basso e alla voce, Jeff Lewis e Mick
Jelinic alle due chitarre e il veterano Adam Zaffarese alla batteria;
quartetto che regge tredici canzoni con evidente professionalità e
bravura tecnica. I brani che più risaltano all'ascolto dell'Lp sono:
l'iniziale cavalcata thrash Web of fire che, preceduta da
una intro sinfonica (di nome e di fatto), apre il Cd con potenza;
God shape void che tra giri power e heavy rimane la più
melodic-oriented; l'apocalittica Altar of God la quale
attraversa cambi lento-veloce arrivando al blastbeat, ed evolvendosi
dinamicamente e orecchiabilmente; e la brutale Apocalyptic terror
che si presenta come l'unico brano puramente brutal-death, costruita su
un tempo veloce e su giri armonici violenti e pesanti. Non mancano nel
disco le idee originali, tipo introduzioni studiate, parti soliste di
basso o di batteria, che danno groove e dinamismo ai pezzi; per il
resto, si sente la mano di Steve Rowe, giri melodici ripetuti un po'
troppo, ma comunque determinazione e idee musicali convincenti.
Particolare attenzione merita la copertina del Cd, nella quale è
raffigurato un carro armato rappresentante Dio (cosa intuibile anche dai
simboli raffigurativi sopra, come la croce stampata sulla testa, oppure
il calice e il pane raffigurati sopra uno scudo) che avanza tra le
nuvole con possenza; tematica ripresa anche nelle lyrics: "Cursed by
evil, cursed by our own / try to stop us, but we won't go / better than
all of, the red necks together / we will fight on, despite their
stupor/...God's way!!!).
Il nome della band non vi illuda di aspettarvi del
death metal puro, ma un pentolone con dentro death-heavy-thrash-power e
addirittura parti doom (Sorrow); in teoria il Cd soddisfa
abbastanza un po' tutti i gusti, ma in pratica è comunque sempre
preferibile farne una meglio che tante peggio, cioè in questo caso
meglio indirizzarsi su un genere specifico eseguendolo bene, che cercare
di mescolarne troppi rischiando di eseguirli male, rischiando di
disperdere così il proprio pubblico.
Francesco Romeggini
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