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A tre anni di distanza dall’ultimo "Erasing The Goblin"
i prolifici Mortification tornano all’attivo con il loro
quattordicesimo full-length. L’album in questione, "The Evil
Addiction Destroying Machine" è caratterizzato da un thrash molto
duro, spesso tendente al death come spesso, soprattutto in passato, ci
hanno abituato.
Si parte subito con la title track, un brano dai ritmi
convulsi e dalle linee melodiche (se così possiamo definirle) decadenti.
Buona impressione fin da subito, Rowe sembra in gran forma e non ci
resta che andare avanti con l’ascolto. Si prosegue con The master
of reinvention, struttura compositiva più complessa, tanti cambi
di velocità e un articolato solo di chitarra di Michael Jelinic portano
un po’ di melodia alla brutalità generale del sound. Sulla falsa riga
della precedente si sviluppa anche A sense of eternity,
dove però sono più nitide le influenze death. Troviamo poi un po’ di
sano speed metal dai ritmi forsennati con Elastitized outrage,
a scapito della più lenta e cadenzata (ma anche più deludente) One
man with courage makes a majority. Si ritorna di nuovo a
spingere il piede sull’acceleratore con la successive Pilots
hanging from shoulder dust e la groove oriented Pushing
the envelope of the red sonrise. Di nuovo nette influenze death
nei rallentamenti di ritmo in I’m not confused, un brano
per lo più martellante dal refrain semplice e diretto. La penultima
Alexader the metalworker ha un riffing più rilassato rispetto
alle precedenti, e per questo motivo risulta piuttosto scialba nel
complesso.
Se amate il thrash di scuola Kreator,
Annihilator e Testament, allora in "The Evil Addiction
Destroying Machine" potreste trovare trovare qualcosa di
interessante, ma rimane comunque un disco tutto sommato abbastanza
mediocre. A mio parere i veri Mortification sono quelli di
"Scrolls Of The Megilloth".
Daniele Fuligno |