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MY DARKEST TIME
End Of My Darkest Time
doom
2008 - Self
(Macedonia)
www.myspace.com/mydarkesttime

 

Sfortunata la debut release del doom project macedone My Darkest Time, quelle ad essere rilasciate sono state infatti le demo tracks, dato che i brani masterizzati sono andati persi in un crash del computer, come spiega lo stesso Zarko all'interno del booklet. Zarko Atanasov è già autore dei buoni True Wisdom del funeral doom Ep "Ecclesiastes 7:2", ma anche dei rivedibili gothic sperimentali Wipe Away, con all'attivo un paio di uscite. Il sound di questo progetto è una miscela dei due stili, ne risulta un doom tastieroso ricco di sperimentazioni arrangiamentali spesso dubbie, ma arricchito da due buonissime female vocals, simili, che si dividono le tracce: Sonia Sauruk (Noverim) e Marina Atanasova (Wipe Away). Le singer non sono le uniche guest di questo album, a partecipare alla composizione troviamo infatti anche Adunamy (Herlighet, Hortor) nell'unica voce maschile dei 70 minuti, e soprattutto Carlos Osnaya (Exousia) che piazza un lungo lavoro solistico in In memoriam.

Qualità sonora discreta, il sound strumentistico è inconfondibile (rapportato agli altri due progetti), la lunghissima opera prima è introdotta da Inner voice, opener sperimentale con filtrato vocale e disordinati arrangiamenti. Molto più efficace risulta Vanity, 8:20 di buon doom e distese emozionali di piano con bel cantato liricheggiante. Altra apprezzabile composizione è Maranata avvolta da un mood fosco e orientale, sul cui solco si inserisce anche la successiva Then we shall see..., il cui sussurrato maschile è, come accennavo, opera del messicano Adunamy, che già conosciamo per la sua militanza in christian band quali Herlighet e Hortor. Questo triduo di tracce rappresentava il momento migliore di "End Of My Darkest Time", di qui poi Zarko riprenderà con le sperimentazioni scritturali, e i risultati stenteranno. In control è confusa, la strumentale Broken life azzarda senza riuscire nei suoi intenti, Waiting è contorta, così come Looking within for strenght, a risollevare la quale incorre un ampio tappeto atmosferico generato dalle onnipresenti keys. Life expectancy si allinea al trend, pur proponendo sul finale un doom pomposo, quasi epico, con il quale giungiamo finalmente alla strumentale In memoriam, dove la chitarra di Carlos Osnaya degli Exousia si prodiga in lungo solo work vibrato dalle linee melodiche decadenti e nostalgiche. Discreta l'armonia portante di When we leave this earth, ma i difetti sono i soliti, presenti anche in God's power, sicuramente però più ricca di buoni spunti come il piano drammatico, la partitura dark ambient, il momento funeral doom, il finale elegiaco. A chiudere una bonus track, composto doom dagli scenari orientaleggianti.

Circa il concept, come scrive lui stesso: "The music is reflection from the dark periods as black as night, of excruciating pain and horror; of hope nearly lost… and of God’ Mercy". La storia della malattia e della guarigione di Zarko è possibile leggerla qui in tre diverse lingue, italiano incluso, per cui non anticipo nulla, se non che è molto forte ed edificante. Circa questo album che dire, non è certo una release memorabile, ma ricordiamo che sono tracce in demo version, sarebbe stato più giusto giudicarlo con i brani masterizzati andati persi. Quindi, proprio per questo motivo, per ora il giudizio su My Darkest Time resta sostanzialmente sospeso, in attesa di qualcosa di nuovo.

Vaake

VOTO

65

 

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