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Sfortunata la debut release del doom project
macedone My Darkest Time, quelle ad essere rilasciate sono state
infatti le demo tracks, dato che i brani masterizzati sono andati persi
in un crash del computer, come spiega lo stesso Zarko all'interno del
booklet. Zarko Atanasov è già autore dei buoni True Wisdom del
funeral doom Ep
"Ecclesiastes 7:2", ma anche dei rivedibili gothic
sperimentali Wipe Away, con all'attivo un paio di uscite. Il
sound di questo progetto è una miscela dei due stili, ne risulta un doom
tastieroso ricco di sperimentazioni arrangiamentali spesso dubbie, ma
arricchito da due buonissime female vocals, simili, che si dividono le
tracce: Sonia Sauruk (Noverim) e Marina Atanasova (Wipe Away).
Le singer non sono le uniche guest di questo album, a partecipare alla
composizione troviamo infatti anche Adunamy (Herlighet, Hortor)
nell'unica voce maschile dei 70 minuti, e soprattutto Carlos Osnaya (Exousia)
che piazza un lungo lavoro solistico in In memoriam.
Qualità sonora discreta, il sound strumentistico è
inconfondibile (rapportato agli altri due progetti), la lunghissima
opera prima è introdotta da Inner voice, opener
sperimentale con filtrato vocale e disordinati arrangiamenti. Molto più
efficace risulta Vanity, 8:20 di buon doom e distese
emozionali di piano con bel cantato liricheggiante. Altra apprezzabile
composizione è Maranata avvolta da un mood fosco e
orientale, sul cui solco si inserisce anche la successiva Then we
shall see..., il cui sussurrato maschile è, come accennavo,
opera del messicano Adunamy, che già conosciamo per la sua militanza in
christian band quali Herlighet e Hortor. Questo triduo di
tracce rappresentava il momento migliore di "End Of My Darkest Time",
di qui poi Zarko riprenderà con le sperimentazioni scritturali, e i
risultati stenteranno. In control è confusa, la
strumentale Broken life azzarda senza riuscire nei suoi
intenti, Waiting è contorta, così come Looking
within for strenght, a risollevare la quale incorre un ampio
tappeto atmosferico generato dalle onnipresenti keys. Life
expectancy si allinea al trend, pur proponendo sul finale un
doom pomposo, quasi epico, con il quale giungiamo finalmente alla
strumentale In memoriam, dove la chitarra di Carlos Osnaya
degli Exousia si prodiga in lungo solo work vibrato dalle linee
melodiche decadenti e nostalgiche. Discreta l'armonia portante di
When we leave this earth, ma i difetti sono i soliti, presenti
anche in God's power, sicuramente però più ricca di buoni
spunti come il piano drammatico, la partitura dark ambient, il momento
funeral doom, il finale elegiaco. A chiudere una bonus track, composto
doom dagli scenari orientaleggianti.
Circa il concept, come scrive lui stesso: "The
music is reflection from the dark periods as black as night, of
excruciating pain and horror; of hope nearly lost… and of God’ Mercy".
La storia della malattia e della guarigione di Zarko è possibile
leggerla qui
in tre diverse lingue, italiano incluso, per cui non anticipo nulla, se
non che è molto forte ed edificante. Circa questo album che dire, non è
certo una release memorabile, ma ricordiamo che sono tracce in demo
version, sarebbe stato più giusto giudicarlo con i brani masterizzati
andati persi. Quindi, proprio per questo motivo, per ora il giudizio su
My Darkest Time resta sostanzialmente sospeso, in attesa di
qualcosa di nuovo.
Vaake
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