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Molti gruppi in questi
ultimi tempi cercano di farsi un nome copiando il sound di altri che il
nome lo hanno già; è una storia che si ripete spesso. I My Disgrace,
invece, sono riusciti a sorprendermi: con il loro debutto "Rise"
hanno formato l'anello mancante tra alternative e prog metal, creando
uno stile personale che farà gola agli amanti di questi due generi.
"Rise" mischia belle melodie heavy che saltellano sul catchy e
sul ritmico, tipico del nu metal, con musica a tratti semplice e a
tratti complessa. Già dall’opener, My disgrace,
l’ascoltatore non potrà fare a meno di trovarsi immerso nel sound dei
nostri. Solitamente non sono fan di gruppi che scrivono pezzi intitolati
come il loro monicker (esempio: Divinefire dei
Divinefire) ma questo si salva facendo eccezione. Segue la perla del
platter, Break, con una bellissima melodia che vi
ritroverete incastrata nella testa per gran parte del giorno. Ottime
anche le vocals, ma se dovessi trovare il pelo nell’uovo, allora
sarebbero quegli acuti striduli, che giungono in realtà sull’orlo del
ridicolo. Per il resto il pezzo è notevole. La seguente
Forgive and forget passa invece ad un sound maggiormente prog
oriented, con l’utilizzo di una buona doppia cassa da parte del
batterista Paul Simmons (che è stato batterista anche degli ultimi
Petra) ed un bellissimo solo di chitarra. Altri brani degni di nota
sono Still I cry, più lento degli altri, ma allo stesso
tempo maggiormente aggressivo, e la title-track Rise, che
in circa 8 minuti assomma in un unico pezzo tutta l’essenza del platter.
Il resto dell’album, pur essendo adombrato dai pezzi sunnominati, è
ugualmente molto buono.
I My Disgrace sono uno di quei gruppi nuovi da cui mi aspetto
molto per il futuro. Spero fortemente che riescano a trovare una label
maggiore che li aiuti a perfezionarsi ed a migliorare la produzione.
Christopher Warman
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